“La decisione del Parlamento italiano di istituire il “Giorno della memoria” nella data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e quindi dell’apertura al mondo di ciò realmente fu la cosiddetta “soluzione finale” operata dai nazisti ai danni del popolo ebraico e di ogni categoria sociale non gradita al regime, oppositori politici, zingari, portatori di handicap, omosessuali, rappresenta un monito ad ogni generazione successiva affinché nessuno perda il ricordo di quei fatti, di quella follia, di quell’estremismo che portò ad un genocidio di proporzioni mai viste prima nella storia. Mai, infatti, l’uomo aveva organizzato con leggi e con un vero e proprio sistema industriale, particolarmente efficace ed efficiente, l’espoliazione prima, di ogni diritto di milioni di persone, quindi, la loro deportazione poi, in altri luoghi da quelli di residenza per giungere, dunque, l’annientamento nei compi di sterminio, dando compimento alla “soluzione finale”. Un’organizzazione che purtroppo vide tra i tanti operatori non solo individui fortemente politicizzati o ideologizzati con propensioni magari sadiche, ma anche persone comuni, dimostrando quella triste “banalità del male” di cui scriveva Hannah Arendt. Una CULTURA della MORTE e della PREVARICAZIONE, quella scaturita da un odio razziale portato all’estremo, alla quale le democrazie che nacquero dalle macerie della Seconda guerra mondiale, tra cui la nostra, seppero contrapporre la CULTURA della VITA e della TOLLERANZA. Ma questo tipo di cultura è frutto di un’evoluzione filosofica, valoriale, politica, scientifica e civile che è tanto forte nella portata ideale quanto debole nella possibilità di essere attaccata, oscurata e manipolata, da spinte totalizzartici, ideologizzate politicamente e estremizzate religiosamente che si manifestano sistematicamente nel susseguirsi delle epoche storiche in diverse società o paesi, generando differenti influssi nella loro vita quotidiana e sociale. L’antisemitismo, ad esempio, è riemerso tante volte nella storia dell’umanità a seguito di momenti di condanna e di creazione di sistemi di multiculturalismo nella nostra Europa come in altre parti del mondo. In questi mesi abbiamo assistito purtroppo al riemergere di tali sentimenti a seguito del conflitto a Gaza. Una lettura di parte se non superficiale di quel conflitto ha portato ad episodi di antisemitismo, come quello verificatosi sulla spiaggia australiana ai danni di civili ebraici e in altre parti dell’Occidente. Il Giorno della Memoria, quindi, deve servirci anche a tenere alta l’attenzione affinché i germi che portarono maldestri slogan lanciati in sparute manifestazioni nella Germania degli anni ’20 e 30’ del ‘900 all’orrore dell’efficiente “macchina della morte” dei forni crematori degli anni ’40 in varie parti del nord Europa, non abbiano a ripresentarsi e a corrompere il corpo sano delle nostre società. Tutti, istituzioni, mondo della cultura, della scuola, della scienza, delle arti e delle professioni, oltre che del sindacato, fino ad arrivare ad ogni singolo cittadino, dobbiamo sentirci impegnati in prima linea nel portare aventi e nel difendere la cultura della vita e della tolleranza, in una prospettiva di interpretazione autentica degli elementi realmente fondanti le realtà nazionali del cosiddetto “mondo libero”, tra cui non ultima quella italiana: giustizia, libertà e concordia. Il Consiglio regionale è impegnato fortemente in questa battaglia di civiltà e giustizia operando, per quanto di sua competenza nella stesura di leggi e nella elaborazioni di programmazioni, con decisione e convinzione, per ribadire, in ogni occasione utile, il suo no ad ogni forma di antisemitismo e di prevaricazione di ciascun cittadino, singolo o associato, quale che siano le sue condizioni fisiche, le sue convinzioni ideologiche, la sua fede religiosa, i suoi orientamenti sessuali, la sua cultura oltre che, ovviamente, la sua razza e la sua etnia”.
Messaggio del Presidente Pallante per il Giorno della Memoria
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