L’ Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti in Italia, predisposta dal Coordinamento generale Statistico attuariale e dalla Direzione centrale Studi e ricerche dell’INPS conferma, con dati oggettivi che l’andamento medio delle retribuzioni italiane nell’ultimo decennio si attesta molto al di sotto dei tassi di inflazione, con conseguente perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni.
L’ Analisi parla riporta che: “dal 2014 al 2024, a fronte di una crescita dell’inflazione di circa il 20%, le retribuzioni medie sono cresciute solo del 14,7%, con significative differenze che riguardano in particolare: il peggiore andamento dei redditi medi e bassi con le retribuzioni degli operai che sono cresciute del 15,3% e quelle degli impiegati del 14,2% mentre quelle dei dirigenti del 19,7, i lavoratori e le lavoratrici delle regioni meridionali e i contratti a termine sono cresciuti appena del 10,6%.
Le differenze settoriali sono notevoli e sono indicative dei diversi andamenti economici dei comparti, su cui si riflette anche una diversa dinamica contrattuale: nei settori industriali le retribuzioni sono cresciute del 21%, nelle costruzioni del 31,4%, nel commercio del 15,3%, nel turismo il 14,6%,mentre più bassa è la dinamica retributiva dei lavoratori pubblici, cresciuta dell’11,7%,purtroppo permangono forti differenziazioni salariali di genere e di età, ad esempio, le donne guadagnano il 30% in meno degli uomini.
Sulla questione salariale incide anche la precarietà, infatti i lavoratori discontinui generalmente lavorano meno ore e di conseguenza guadagnano meno, ma anche a parità di ore lavorate le retribuzioni sono più basse.
In questi dieci anni l’occupazione precaria è aumentata tantissimo in rapporto alle assunzioni stabili, mentre l’occupazione a tempo indeterminato è cresciuta del 17,4 %, quella a termine è cresciuta del 55,3%, quella stagionale del 79,3% e i contratti a tempo parziale hanno visto una crescita notevole, del 37,5%, tutto questo ha ricadute sulle retribuzioni: nel 2024 in media un addetto a tempo indeterminato ha lavorato 282 giornate, uno a tempo determinato 153 e uno stagionale 119.
Un altro aspetto evidenzia come nel 2014 un contratto a tempo determinato aveva una retribuzione media annua pari al 40% della retribuzione di un contratto a tempo indeterminato, nel 2024 questa percentuale è scesa al 36%; lo stesso è accaduto per gli stagionali che sono passati dal 31% del 2014 al 29% del 2024.
La riduzione delle imposte, che con il governo Draghi era stata prevista per incrementare il potere d’acquisto delle retribuzioni, e gli incrementi contrattuali non ha compensato, l’aumento dei prezzi e le retribuzioni che hanno perso peso, in particolare tra redditi medi, la crescita dei prezzi dei beni di largo consumo ha colpito, maggiormente, i redditi più bassi.
L’assetto del sistema previdenziale italiano è strettamente ancorato agli andamenti dell’economia reale, determinanti la crescita del Pil, dell’occupazione e, in particolare, della massa salariale e del conseguente gettito contributivo.
I rendiconti INPS da alcuni anni evidenziano che a maggiore occupazione non corrisponde un proporzionale incremento di entrate contributive, perché cresce il lavoro povero e discontinuo e la maggiore occupazione si genera soprattutto nelle attività a basso valore aggiunto e a basse retribuzioni.
Lo strombazzare l’aumento di occupazione, da parte del governo, come se fosse la panacea di tutti i mali è una bufala, la soluzione non è la quantità, più occupati, ma che tipo di lavoro si genera in termini di competenze, continuità lavorativa e livelli di reddito.
Il ruolo delle politiche retributive e delle dinamiche dei redditi è importantissimo, esso dipende da fattori molteplici che, in parte, attiene al sistema delle relazioni sindacali, che sarebbe ottimale rivedere rendendole più aderenti al nuovo scenario e non arroccandosi su posizioni di primogenitura.
A monte di tutto c’è la questione del modello di sviluppo, del rafforzamento della capacità di produrre e generare ricchezza, di competere sui livelli alti delle tecnologie, della qualità dei prodotti e del sistema dei servizi, di come si rafforza professionalmente il capitale umano.
Penso che questa sia la vera sfida per l’italia, nelle sue diverse componenti sociali e Istituzionali;
· il rafforzamento delle relazioni sindacali ,
· il processo di trasformazione e qualificazione del mondo del lavoro,
· il miglioramento delle tutele per i lavoratori,
· la crescita della competitività e dell’efficienza del nostro sistema economico e produttivo,
· valorizzare la contrattazione e la partecipazione,
· contrastare i fenomeni di illegalità nel lavoro e la concorrenza sleale fra le imprese.
Alfredo Magnifico







