Tanti articoli di quotidiani parlano del sovraffollamento delle carceri e delle condizioni disumane in cui vivono i carcerati, avendo fatto oltre cinquant’anni fa una tesi sul reinserimento del carcerato, con desolazione mi accorgo che il mondo in questo tempo è tornato indietro.
Occorre superare la grave situazione di un sistema al collasso; 63.868 detenuti, a fronte di una capienza effettiva di 46.124 posti: nel 2025 il tasso di sovraffollamento ha toccato livelli mai visti, oltre il 138% a livello nazionale. In 72 penitenziari si supera il 150%, con punte oltre il 200.
Le condizioni inumane in cui vivono i carcerati hanno portato a fine anno a; 80 suicidi fra le persone ristrette e 4 fra il personale, innumerevoli atti di autolesionismo e 238 morti per diverse cause.
I numeri delle carceri italiane sono drammatici e aumentano con l’aumentare del sovraffollamento; crescono le presenze e i suicidi e si aggravano molti dei problemi cronici di un sistema penitenziario ormai fuori controllo e dove la privazione di libertà diventa privazione della dignità.
Nel 2024 i tribunali di sorveglianza hanno accolto 5.837 istanze da parte di persone detenute, riconoscendo loro condizioni contrarie all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani sulla proibizione della tortura.
Il servizio sanitario non è in grado di garantire la presa in carico dei bisogni di salute dei carcerati: aumenta l’uso degli psicofarmaci, la presenza di persone con problemi legati alla salute mentale e all’uso di sostanze, così come quello di chi è in attesa di giudizio.
Istituzioni, associazioni, volontariato, operatori e garanti condividono la necessità di iniziative comuni per superare una situazione che pone l’Italia fuori dalle convenzioni internazionali sui diritti delle persone e dal rispetto dei principi costituzionali.
Il Papa con il giubileo dei detenuti ha richiesto provvedimenti di clemenza; dall’ amnistia all’ indulto a fronte del gravissimo sovraffollamento, ma nulla è stato fatto.
Dal bilancio 2025 nel 42,9% delle carceri non sono garantiti i tre metri quadrati di spazio vitale per persona, oltre la metà degli istituti ha celle senza doccia, nel 45,1% mancano acqua calda o condizioni igieniche adeguate, a queste si aggiungono carenze strutturali di spazi per la socialità, la scuola, la formazione e il lavoro.
Le misure proposte di interventi di edilizia penitenziaria non vanno nella direzione giusta e quelli normativi mirano ad accrescere le fattispecie di reato, ad aumentare le pene, che come unico risultato avrà quello di incrementare le presenze in carcere.
Cresce l’uso della detenzione come risposta ai conflitti sociali, alle fragilità e alle marginalità: nonostante che nel primo semestre del 2025 i reati denunciati sono diminuiti del 4,8% rispetto all’anno precedente, sono aumentate le presenze nelle carceri, grave anche la condizione del personale: in molti istituti mancano direttori a tempo pieno e i rapporti tra detenuti, agenti ed educatori sono insostenibili.
Questa situazione riguardava allora come adesso il modello di società, il “Reo” va reinserito nella società con sanzioni alternative formazione e lavoro.
Alfredo Magnifico







