L’indigenza colpisce la classe operaia e le famiglie con figli

Sfiora il 10% della popolazione il numero di italiani che non può acquistare cibo o altri beni per vivere dignitosamente.

I dati recentemente pubblicati dall’Istat (relativi al 2024) tracciano un quadro drammatico: due milioni e 200mila famiglie in stato di povertà assoluta, vale a dire 5,7 milioni di persone. Il 35,2% delle famiglie indigenti è composta totalmente da stranieri, il 6,2% da soli italiani.

L’Istat non rileva variazioni rispetto all’anno precedente, segno dell’inadeguatezza delle politiche contro la povertà messe in campo da chi governa. 

Sono decenni che le diseguaglianze aumentano o non arretrano.

Non basta riflettere sul piano politico e sul piano sociale, “bisogna agire, soprattutto perché il governo, questo ma anche i precedenti, hanno evidentemente deciso che un terzo della popolazione italiana può rimanere fuori dalla condizione di dignità sociale”.

L’Italia spenderà oltre 23 miliardi in più per la spesa militare in 3 anni e quasi 140 nei prossimi 15 anni. Non un’invenzione fantasiosa, ma numeri che si basano sul documento programmatico di finanza pubblica per il triennio 2026-2028, relativi alle spese per il riarmo nella prossima legge di bilancio del governo Meloni.

L’unica cosa che interessa al governo  è un modello industriale energetico di guerra a bassa intensità di lavoro e che non difende la nostra salute, aumenta il problema ambientale e ci porta in guerra.

In questo paese il 16% degli operai è in povertà assoluta. Parliamo di fare figli, ma se sei hai un affitto da pagare e un figlio hai grandi probabilità di rientrare tra le famiglie povere. Peggio è per le famiglie straniere: una su tre è già in povertà assoluta. Abbiamo poi un fisco regressivo, abbiamo cancellato il reddito di cittadinanza e le misure di sostegno all’abitare. Per cui, insisto, noi abbiamo delle priorità che sono l’abitare, il lavoro, i salari bassi, la salute, l’istruzione, l’inquinamento, il cambiamento climatico, gli eventi meteorologici, la nostra condizione materiale”.

Le priorità indicate dal governo sono però chiare” e non vanno nella direzione auspicata da un’ampia platea di attori della società civile, qualcosa è cambiato nello scenario globale e impatta anche nel nostro Paese. Giustizia, ecologia e pace sono legati.

Non si tratta di essere pacifisti, si tratta di capire se noi vogliamo continuare a vivere e prosperare su questo pianeta, a partire da casa nostra, perché i temi sono collegati. Dall’agenda politica del governo sono stati espulsi completamente gli obiettivi del millennio che ci indicavano la via per uno sviluppo sostenibile: l’Italia non sarà in grado nel 2030 di raggiungerli. Si diceva che le politiche riformiste avrebbero garantito dignità, giustizia sociale e ambientale, ma quel quadro è saltato”.

Servirebbe una rivolta morale globale, povertà e disuguaglianze certificate dall’Istituto di statistica italiano non sono qualcosa che riguarda solamente il nostro Paese ma ci obbliga ad allargare lo sguardo oltre i nostri confini sino ad arrivare alle Nazioni unite, dove, c’è un signore  che a nome di un’oligarchia mondiale liquida la democrazia.

Davanti a un genocidio, alla povertà, alle disuguaglianze dovremmo pretendere un altro modello economico.

Un modello non estrattivo, e un altro paradigma di civiltà all’insegna della reciprocità.

Alfredo Magnifico

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