Cinaski irrompe nel Natale dei poveri cristi. Successo della performance con round midnight edizioni

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Racconti che ti portano via come in un sogno intenso che non ti aspettavi. Vincenzo Costantino Cinaski ha stregato così la platea della Sala Axa, ieri sera a Campobasso. L’artista milanese, che in passato ha fatto meraviglie con l’amico Vinicio Capossela, ha interpretato alla sua maniera le atmosfere del suo ultimo lavoro editoriale, un taccuino dal titolo “Non sembra neanche dicembre” pubblicato con il marchio indipendente ‘round midnight edizioni, fondato l’anno scorso a Campobasso dal volitivo Domenico Cosentino. Accompagnato al piano dal versatile tastierista Mell Morcone, anche lui molto noto e apprezzato sulla scena underground lombarda e non solo, Cinaski ha tenuto banco per circa un’ora e mezzo.

In ottima forma e stimolato dalle vibrazioni liquide e incontaminate della scena culturale campobassana, di cui la Palladino Company è fonte inesauribile, ha mostrato dei saggi del suo vasto repertorio: dalle storie tese, ma nel vero senso del termine, vissute romanticamente, senza ipocrisia, nude come un cane randagio che vaga nella nebbiosa notte milanese, a spiccioli di malinconia conditi spesso da un delicato umorismo. L’alternarsi di emozioni è percepito dall’audience come un vento piacevole, ma mutevole nella sua direzione, che può portarti ovunque.
Quello di Cinaski è un Natale che suona di lamenti, che evoca i piccoli fantasmi che ognuno di noi coltiva nel profondo, ma che improvvisamente apre squarci di sereno tra i profumi di una ‘Rosa bianca’ come quella interpretata sulle note e le parole del duo composto da Sergio Endrigo e Jose Martì.
Lui urla, anzi ulula nella notte, canta, segue il suo istinto e si mette a nudo come un randagio, dicevamo, o un lupo timoroso al primo appuntamento con la preda, al punto che una lettura sul sesso orale impallidisce di fronte alla naturale bellezza delle sue stesse parole.
Applausi convinti al termine della performance. Le sensazioni evocate in coppia con Mel Morcone sono un bel modo per introdurre il Natale dei poveri cristi, di quelli che, senza sforzarsi, riescono ad accoglierlo ancora in un misto di ‘sincerità sorridente e lacrime furtive’.
Con Cinaski la piccola casa editrice campobassana ha messo a segno un bel colpo. Il binomio funziona e potrebbe portare in futuro a un’altra pubblicazione come l’artista milanese ha lasciato intendere nei saluti finali. In fondo, parliamo di due fenomeni di nicchia nel sotterraneo delle emozioni quotidiane, scosse per l’occasione dal ripetitivo rituale delle feste. Ma in questa baraonda di autenticità non c’è tempo di filosofeggiare – come Cinaski non dice ma fa capire benissimo – c’è solo da vivere il momento. Quanto basta per augurare a tutti: un Buon Natale… vero.

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