Lo Sciopero di Amazon riguarda tutto il mondo del lavoro

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Amazon, multinazionale della logistica digitale, è un paradigma dell’impresa nell’epoca dell’economia digitale, ricavi alle stelle, continua a creare posti di lavoro, svolge un servizio prezioso in tempi di pandemia, il fondatore è l’uomo più ricco della terra.

Per la prima volta nella storia di Amazon i dipendenti di tutta la filiera, dai magazzinieri ai “driver” (i fattorini) si sono fermati 24 ore di fila, incrociando le braccia davanti ai cancelli dello stabilimento, chiedendo solidarietà ai consumatori.

Nell’era del digitale riappare uno sciopero di stampo novecentesco, a dimostrazione che certe strutture e certe rivendicazioni, a cominciare dai diritti salariali, sindacali e di tutela, non muoiono mai, i dipendenti chiedono contratti stabili, stipendi migliori (compresa un’indennità Covid) e condizioni di lavoro più adeguate.

Ricordo l’eco mediatico, che nei primi anni novanta destò la notizia della proclamazione dello sciopero in Mec Donald che feci a Roma.

Fui oggetto di un’attenzione spropositata, da parte dei media e della politica, tutto si era generato dal “Moments Rush Crowding” l’azienda voleva che in quei momenti non ci si assentasse dal posto di lavoro neanche per andare al bagno, mi invitarono ad una tavola rotonda radiofonica alla quale partecipava anche l’on. Bertinotti e l’amministratore di Mc Donald Italia, ad un certo punto l’on. Bertinotti se ne esce:” ha ragione il compagno Magnifico a portare avanti una battaglia No Global” io lo interruppi e dissi “mi scusi on. Bertinotti non è una questione di guerra internazionale è questione di poter andare al bagno quando scappa, non programmata ad orario.”  

La prima considerazione è che si tratta di uno sciopero che attira l’attenzione su una categoria di lavoratori che operano nell’ambito di un settore a “contratto complesso” come è quello della logistica, trasporto merci e spedizione, commercio e cooperazione.

Questo settore è stato ampiamente preceduto da tutto lo “sconquasso” del mondo del lavoro, basti pensare agli alberghi dove lentamente, ma neanche tanto, i lavoratori una volta regolamentati da un unico contratto che era quello del turismo oggi si vedono regolamentati da una pluralità di contratti, cooperative a lavanderia o pulimento, lo stesso dicasi degli ospedali dove infermieri Oss e ausiliari vedono applicati Contratti della sanità o di coop la differenza di diritti ed economica non è piccola. L’elenco potrebbe continuare per tutto il mondo del lavoro.

Il rischio è scivolare nei nuovi schiavi dell’era moderna, certi algoritmi regolatori possono tradursi in condizioni di lavoro inacettabili, ma non bisogna gettare il bambino con l’acqua sporca.

Le aziende di logistica sono state un bene prezioso in tempi di pandemia, hanno permesso di superare molti ostacoli, di vivere una vita normale, di usufruire di tanti prodotti, beni di consumo, indumenti, libri (Amazon tra l’altro nasce come distributrice di volumi via Internet), oggetti per il proprio benessere e per la propria salute, senza rischiare di contagiarci, rimanendo nelle nostre tiepide case, rischiare il contagio sono stati per noi i “driver”, le migliaia di lavoratori che ci consegnavano la merce e ci assicuravano un servizio importante per superare questi giorni difficili.

A differenza di molti comparti economici in ginocchio (turismo, ristorazione, palestre e entertainment (cinema, teatro, cultura) quello della logistica è stato “anticiclico” rispetto alla pandemia e per ovvie ragioni in crescita, questo significa nuovi posti di lavoro, reddito, riconversione di chi ha perso il posto, possibilità di una vita migliore per tante famiglie.

Amazon è non è l’unico paradigma dell’economia (e dei diritti) al tempo della globalizzazione, comprese le  differenze patrimoniali che si creano tra manager e resto della forza lavoro.

Non è facile trattare con un gruppo che ha sede dall’altra parte dell’Oceano, una legislazione giuslavoristica totalmente differente dalla nostra e  non avendo interessi legati ad un territorio in particolare può permettersi di spostare i suoi interessi ovunque nel caso di ostacoli particolarmente sgraditi ai suoi progetti industriali.

L’Europa con la direttiva Bolkestein ha preceduto la distruzione dei diritti conquistati, bastava andare a vedere i gruppi internazionali che assumevano nei paesi europei la manodopera a basso costo per farli lavorare in villaggi turistici in Italia.

E’ auspicabile una ripresa di iniziativa politica-sindacale che tenga conto da una parte dei diritti e delle prerogative dei lavoratori e dall’altra la sostenibilità delle aziende, anche questo un valore da preservare e proteggere, perché si traduce in benessere per il territorio. Non vorrei che tutto questo clamore si traduca come lo fu per me nel secolo scorso, la “conquista di una pisciatina”.

Alfredo Magnifico

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