Demografia/Molise: pochi, poveri …e soli

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Le cifre d’interesse per trattare l’argomento sono le tre o quattro principali, ma fotografano chiaramente una situazione grave e con poche prospettive di soluzione nel breve periodo. Il report Istat sugli indicatori demografici 2021 e relativi ai dati 2020 dice cha la popolazione italiana diminuisce, mediamente di oltre il 6% con 384mila residenti in meno su base annua e che quella molisana diminuisce di una percentuale più che doppia. Il Molise scende sotto i 300mila abitanti e fa registrare il calo percentuale più alto d’Italia e con un indice di natalità molto basso. Come si dice dalle nostre parti: “Sul cotto l’acqua bollita!”.

La lista dei motivi negativi, oltre quello già citato della natalità bassa, che assommati purtroppo non ci fanno meravigliare dell’attribuzione della maglia nera nazionale, è lunga e potrebbe essere sintetizzata così: economia allo stremo, burocrazia imperante, disoccupazione alta e, di conseguenza, scarse possibilità per i giovani di trovare occupazione stabile in tempi ragionevoli, emigrazione intellettuale (quella che genera le idee che poi si trasformano in produzione, per intenderci). E potremmo andare avanti: infrastrutture da Medio Evo e scarsa attrattività da parte delle grosse aziende, scarsa capacità di programmazione da parte della classe politica, turismo solo locale…e si potrebbe continuare ancora.

L’indagine sociologica spetta appunto ai sociologi, ma appare evidente che la regione non abbia più i numeri per mantenersi: troppo piccola e troppo povera. Per risollevare le sorti regionali, certo non nel giro di qualche anno, ci vorrebbe un’azione sinergica di politica, istituzioni, imprenditoria e categorie economiche e commerciali; in sostanza quello che non è mai avvenuto finora. Bisognerà formare i giovani a diventare manager ed imprenditori, nella consapevolezza che il posto fisso impiegatizio sarà sempre più una chimera, ma ci vorranno idee innovative e queste dovranno avere sostegno sia pubblico che privato.

Nel mentre sarà bene pensare anche ad allargare i confini regionali. Sono stato quasi solitario assertore della macroregione adriatica (Marche-Abruzzo e Molise) da quando, lustri fa, la propose la Fondazione Agnelli e sono rimasto in ciò inascoltato e boicottato dall’inizio. Qualcosa adesso si vede, almeno come sponsorizzazione politica alla creazione fitta di rete economica con l’Abruzzo (che generalmente è il discorso che precede la proposta di aggregazione).

Forse adesso i tempi sono veramente maturi…e sono gli ultimi rimasti.

Stefano Manocchio

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