Carmelo Parpiglia:”“Il Molise perde un vero uomo di campo e un simbolo del calcio rossoblù”

Ho incontrato Vincenzo Cosco per l’ultima volta in estate, quasi un anno fa. Eravamo a Cercemaggiore per un convegno sullo sport. Ci salutammo con grande cordialità e parlammo per qualche minuto.

Era sorridente ed entusiasta perché sul punto di firmare con la Torres, la squadra di Lega Pro che è stato costretto a lasciare pochi mesi più tardi, appena prima di Natale, a causa della malattia, e che oggi lo piange come tutto il mondo del calcio in special modo quello molisano.

Vincenzo Cosco è stato un simbolo dello sport regionale e un ottimo allenatore nei tornei nazionali. Persona affabile fuori dal campo e un ‘fiume in piena’ in panchina. Un vero ‘martello’ nel motivare i suoi giocatori, non per niente, nella gestione psicologica del prepartita, aveva come modello il portoghese Mourinho. Lo ricordo come un uomo perbene, pronto al dialogo e consapevole di rappresentare il calcio pulito della provincia, quella provincia che da Santa Croce di Magliano lo ha visto spostarsi ad altre latitudini, in costante ascesa, fino a Campobasso dove ha primeggiato come difensore dei lupi e poi come mister quando nell’ottobre del 2010, a campionato in corso, prese il testimone da Carannante. Ricordo ancora l’entusiasmo che il suo arrivo provocò nella tifoseria rossoblù che in lui vedeva una bandiera oltre che uno dei migliori tecnici sulla piazza in serie C. I fatti gli hanno sempre dato ragione perché era un grande professionista e un uomo in grado di farsi voler bene e rispettare al tempo stesso.

Con la sua prematura scomparsa lo sport italiano perde un ottimo interprete della sua disciplina più popolare, mentre il Molise perde un simbolo, un vero uomo di campo, di quelli che segnano il corso della storia sportiva di una regione piccola ma volitiva, proprio com’era lui. Cosco lascia un vuoto incolmabile, lo ricorderemo sempre con affetto.  Alla moglie del mister e ai figli va il mio pensiero più caro.

 

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