“Opere Sannite Backwards”, presentata l’ultima opera di Michele Santelia

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Michele Santelia è il molisano che ritrascrive, integralmente al contrario, opere letterarie internazionali, nella loro lingua originale, straniera o arcaica, digitando contemporaneamente su 4 tastiere bianche di computer senza vedere il videoterminale durante la digitazione. Recentemente ha presentato l’ ultima Opera, ritrascritta al Contrario che rappresenta il 74° volume e si intitola “Opere Sannite Backwards”. “E’ un’Opera un po’ particolare, sotto certi punti di vista ancora più inedita delle precedenti, poiché per me rappresenta molto, in quanto l’ho dedicata alla nostra cara Regione, al Molise e alle sue genti”

Quali i motivi di tale dedica così speciale?
” Come si sa oggi il Molise non è più quell’oasi di pace e di tranquillità, di benessere sociale ed economico come era una volta, poiché da tempo è diventato una sorta di terra di nessuno, dove tutti vengono da altri siti per trarre profitti iniqui che non hanno mai avvantaggiato la nostra cultura, i nostri lavoratori, i giovani e gli anziani; le mie riflessioni sono inoltre dettate da eventi ingiustificabili che sono di dominio pubblico, tipo le impietose pale eoliche che ogni tanto si vorrebbe posizionare nei pressi di Altilia, a Sepino, o sulle nostre coste, le vie di comunicazione, comprese quelle ferroviarie, impietosamente dissestate, l’Università che non ha più la sua sede a Isernia – pazzesco, vergognoso, inimmaginabile nei miei sogni più astrusi -, la crisi edilizia – un tempo colonna portante della nostra economia – e tutto il suo indotto che sta costringendo i molisani, come è successo negli anni ’60 ad emigrare in altre regioni o paesi, la completa dissoluzione delle poche industrie che sorreggevano l’economia regionale, anche dal punto di vista occupazionale, la fuga all’estero dei nostri giovani, soprattutto quelli laureati, le menti eccelse che qui non hanno alcuna prospettiva di inserimento, le campagne, oramai abbandonate e ridotte a “siti preistorici”, la Sanità che snocciola debiti da tutte le parti; e qui – badate – mi fermo, per non annoiarvi più di tanto o per dirvi cose che già sono alla portata di tutti.
Siamo poco più di 300 mila abitanti, potremmo essere il fiore all’occhiello dell’Italia, eppure abbiamo più problemi delle altre ben più grandi regioni italiane, noi che numericamente siamo più o meno quanto un quartierone di Roma.
Più passano i giorni e più la nostra cara terra corre il rischio di essere smembrata, dilaniata, distrutta fino a perdere la sua identità, la sua fisionomia, oltre che fisica, anche culturale e sociale. E non a caso, esempio emblematico di questa dissoluzione, l’amaro accadimento di qualche giorno fa: la Freccia Rossa delle ferrovie dello Stato non ha fatto sosta nella stazione di Termoli: le Ferrovie già hanno iniziato ad ignorarci e lo stanno facendo da tempo, vedasi la tratta ferroviaria Campobasso – Roma…! “
Eppure, nella dedica particolare ha definito il Molise: “la perla più preziosa incastonata nello scrigno Italia.”
Esattamente, invece le nostre istituzioni, anziché rivalutare il passato eroico della nostra amata regione, fatto di difensori strenui della libertà, quali erano i Sanniti, le sue bellezze naturali, come il mare, l’alta montagna, le pianure, le oasi naturali, i numerosi siti archeologici, l’aria pura di cui gode, le ottime e gustose pietanze che forse in altre regioni italiane ormai non è più possibile assaporare, la stanno portando al suo inevitabile declino, al suo fatale smembramento: haimè, forse non saremo più molisani, nel senso che qualcuno di noi sarà abruzzese, altri pugliesi, altri ancora campani e chi più ne ha, più ne metta.
Sono questi i motivi che mi hanno indotto a ritrascrivere al Contrario la mia ultima Opera, dal titolo molto emblematico, quindi per via della mia concezione principale che mi porta a scrivere in tale modo, che consiste in un voler riappropriarmi degli antichi valori della vita, dove non esistono più egoismi, violenze, drammi, profanazioni, mancanza di valori, amore per la propria terra.
Ho infatti ritrascritto al contrario la maggior parte delle più importanti Opere Sannite e, pensate, le ho poi fatte incidere su delle grandi lastre di pietra, proprio come usavano fare i nostri antichi progenitori, i nobili Sanniti; ma c’è di più, le ho ritrascritte al contrario usando l’antico idioma dell’alfabeto Osco, la lingua dei nostri Avi.
Ho raccolto tali fogli di pietra in un enorme volume che pesa ben 120 chili e 900 grammi che ritengo sia il libro più pesante del mondo. Intendo far entrare “Opere Sannite Backwards” nel Guinness World Records anche come il libro più pesante del mondo, oltre che per tutti i records relativi alla sua ritrascrizione al contrario.
Per la realizzazione di questa Opera, mi sono avvalso della collaborazione di amici a me tanto cari che ringrazio pubblicamente e di vero cuore in questa sede, ossia:
– La professoressa Cacciuttolo che ha tradotto la dedica per il Molise in Latino;
– La ditta Perrella Marmi di Ferrazzano che mi ha fornito le lastre di pietra e le ha incise, sotto la mia supervisione, dopo che ho ritrascritto l’opera al contrario;
– Il Signor Alessandro Gargano che ha realizzato in modo esemplare la copertina dell’Opera”
E questa è la dedica fatta alla cara Terra:
Dedico “Opere Sannite Backwards”
alla mia dolce, cara, amata terra, il Molise,
la perla più preziosa incastonata nello scrigno Italia.
La Dedico inoltre, con grande spirito di commozione
a tutte le genti molisane, passate, presenti e future,
nelle cui vene scorre
il sangue dei nostri antichi progenitori,
gli arditi e prodi Sanniti.

Ma perché un’Opera così inedita da dedicare al Molise?
“Come vi dicevo è un omaggio che ho voluto rendere alla mia grande, bella, generosa Terra e per questo sono andato indietro – metaforicamente parlando – di oltre 2.000 anni, in un’epoca storica che ha fatto grande la nostra Regione e i territori circostanti, seppure confinanti con la smisurata potenza della Repubblica di Roma. Di solito, l’immagine e la conoscenza del popolo Sannita vengono associate alle guerre sannite, in particolare, all’episodio delle Forche Caudine, quando i consoli e i centurioni romani, certi di essere sconfitti dai sanniti ed in trappola, furono costretti a passare, col capo chino, sotto il giogo delle Forche Caudine.
Non tutti però sanno che i Sanniti erano uomini fieri e liberi e che alla libertà anteponevano anche la morte certa; il loro centro era, per l’appunto, proprio il Molise.
Per lunghi secoli, il dominio dell’Italia meridionale fu ostacolato ai Romani proprio da questa grande civiltà; nessun’altra civiltà della storia seppe precludere più di quella Sannita l’espansionismo di Roma; nessun popolo fu così vicino a contendere ai romani il predominio sull’intero territorio italico.
Il centro di questa grande civiltà, stanziata su un territorio chiamato Sannio che comprendeva le attuali regioni della Campania, dell’Alta Puglia, del Basso Abruzzo, del Molise, e dell’alta Basilicata, pensate, era proprio il Molise; infatti delle quattro grandi tribù in cui erano divisi i Sanniti, i Pentri era la più importante ed imponente; essi occuparono un vasto territorio che corrisponde più o meno all’attuale provincia di Isernia. La capitale era l’antica Bovianum, ossia Boiano; altri importanti e fiorenti centri erano Aquilonia – Montaquila -, Montagano – Saepinum – Altilia – Venafrum – Venafro -.
I Sanniti avevano già un’organizzazione politica in cui le cariche venivano acquisite democraticamente tramite le elezioni, sebbene riservate ai ceti più abbienti e questo, per quei tempi, era una cosa straordinaria.
Tra l’altro è stato dimostrato, in seguito a recenti scoperte archeologiche che la civiltà Sannita fosse più avanzata di quanto si pensasse; infatti lo stato era organizzato in una forma repubblicano confederata tra i vari gruppi, ed esistevano figure di spicco come quella di questore e di magistrato.
Ovviamente, i romani stessi, forse più di noi nel terzo millennio, capirono la valenza di tale grande civiltà e oltre ad apprenderne i costumi e le antiche usanze e norme, non hanno mai voluto infierire ed assorbirla completamente, ben sapendo che non sarebbero riusciti nel loro intento, contro uomini disposti a morire, pur di non cadere sotto il giogo straniero.
I Sanniti parlavano la lingua osca, una lingua indoeuropea risalente al gruppo italico.
Ebbene, in segno di devozione e di omaggio per il nostro caro Molise, ho realizzato, “Opere Sannite Backwards”.
Ho realizzato tale opera digitando contemporaneamente su quattro tastiere bianche di computer, senza vedere il videoterminale durante la digitazione, la maggior parte delle opere Sannite, compresa la Tavola Osca o di Agnone; tra queste, le opere più importanti sono:
– La Tavola di Agnone o Tavola Osca
– la Tabula Bantina
– il Cippo Abellano
– L’Epigrafe di Punta Campanella
– L’Epigrafe di Molise
– Herculaneum
– L’Iscrizione di Pietrabbondante 1
– L’Iscrizione di Pietrabbondante 2
– Il Frammento di Travertino di Pietrabbondante
– L’Iscrizione Castel di Sangro
– L’Iscrizione da Campobasso
– Il Tegolone di Pietrabbondante
– Il Ciottolo di Sepino
– Le Iovile.
L’ho ritrascritta usando l’antico idioma dell’alfabeto Osco. Come vi dicevo ritengo Opere Sannite Backwards il libro più pesante del mondo. Pesa infatti 120 chili e 900 grammi ed è composta di 18 grandi lastre di pietra spesse ognuna 1,8 centimetri, grandi centimetri 30 X 42; come potete vedere, i lati di tali fogli di pietra sono stati scolpiti sapientemente a mano.
Alta cm. 40 è grande cm. 42 X 49.
Al centro della copertina campeggia, incastonata, un’altra lastra nella quale ho fatto incidere, in latino, la mia speciale dedica al Molise.
Inoltre, come ogni libro che si rispetti, è formata da un frontespizio interno e da un indice che raccoglie il nome delle 38 Opere ed Epigrafi sannite da me ritrascritte al contrario. Ovviamente le pagine di pietra sono numerate progressivamente e sfogliabili singolarmente; sono dotate anche di segnalibro.
E’ composta complessivamente da:
– 38 opere ed epigrafi sannite;
– 18 pagine di pietra;
– 1.343 parole;
– 8.491 caratteri;
– 280 paragrafi;
– 454 righi.
Ho iniziato a ritrascriverla al Contrario il 14 marzo 2015, l’ho terminata il 23 marzo 2015. A tutt’oggi, ho ritrascritto integralmente al Contrario digitando contemporaneamente su 4 tastiere bianche senza vedere il videoterminale durante la digitazione, 74 enormi volumi composti complessivamente da:
– 28.865 pagine;
– 3.871.993 parole;
– 21.800.395 caratteri;
– 277.360 paragrafi;
– 575.852 righi.

La Torre di Libri al Contrario più alta del mondo misura 5,69 metri di altezza e pesa kg. 676,40.  Sono queste le 38 Opere ed Epigrafi Sannite che ho ritrascritto al Contrario sul libro “Opere Sannite Backwards”:

– Tabula Bantina
– Cippo Abellano
Bracciale dal Chietino – Cippo di Cures – Stele di Loro Piceno
– Stele di Mogliano – Stele di Acquaviva – Stele di Belmonte – Stele di S. Nicola in Valmanente
– Stele di Fano – Elmo di Canosa di Puglia
– Statua di Capestrano – Cippo di Sant’Omero – L’Epigrafe di Vesiullaeo – Steli di Bellante – Cippi di Casteldieri – Lamina bronzea – L’Epigrafe dei Safinim – L’Epigrafe di Punta Campanella
– L’Epigrafe di Molise – Mensa di Altare – Herculaneum – Lastra bronzea di Gavio Osidio e Vibio Ottavio
– Regina delle epigrafi Osche – Iscrizione di Pietrabbondante 1
– Iscrizione di Pietrabbondante 2
– Blocco di Pietra della Vigna la Corte
– Frammento di Travertino di Pietrabbondante
– Iscrizione Castel di Sangro – Iscrizione da Campobasso
– Tegolone di Pietrabbondante – Ciottolo di Sepino – Le Iovile – Cippo di Castignano – Tabula Rapinensis – Steli di Penna Sant’Andrea
– Stele di Crecchio – Tavola di Agnone o Tavola Osca

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