Jobs Act : Nuove disposizioni in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro

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 Oltre al testo sulle collaborazioni, il Consiglio dei Ministri ha esaminato anche il decreto sulla maternità. Anche questo testo dovrà passare per le Camere prima dell’approvazione definitiva. Nel decreto maternità sono state introdotte nuove interessanti disposizioni in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro- annuncia in una sua nota la Consigliera di Parità della Regione Molise Giuditta Lembo- che prevedono l’estensione  dell’arco di tempo in cui sarà possibile godere del congedo parentale: si passa dagli attuali 8 anni di vita del bambino ai 12. Quello parzialmente retribuito (30%) viene portato dai 3 anni di età del bambino a 6 anni, mentre quello non retribuito dai 6 anni di vita del bambino ai 12 anni. Lo stesso vale per i casi di adozione o di affidamento, per i quali la possibilità di fruire del congedo parentale decorre dall’ingresso del minore in famiglia.

Novità – prosegue la Consigliera- anche sul congedo obbligatorio di maternità. In caso di parto prematuro, i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto sono aggiunti al periodo di congedo di maternità post partum anche quando la somma dei due periodi superi il limite complessivo dei 5 mesi. In caso di ricovero del neonato, si prevede la possibilità di usufruire di una sospensione del congedo di maternità, a fronte di una certificazione medica che attesti il buono stato di salute della madre. In materia di congedi di paternità, viene estesa a tutte le categorie di lavoratori, e quindi non solo per i lavoratori dipendenti come attualmente previsto, la possibilità di usufruire del congedo da parte del padre nei casi in cui la madre sia impossibilitata a fruirne per motivi naturali o contingenti.

Sono inoltre state introdotte estensioni di tutele già previste per i genitori naturali ai casi di adozione e di affido. Ma la novità più inaspettata e accolta positivamente –afferma la Lembo- è l’introduzione del congedo per le donne vittime di violenza di genere ed inserite in percorsi di protezione debitamente certificati; per queste lavoratrici dipendenti di imprese private si prevede la possibilità di astenersi dal lavoro, per un massimo di tre mesi, per motivi legati a tali percorsi, garantendo l’intera retribuzione e la maturazione delle ferie e degli altri istituti connessi. Per analoghi motivi, sempre per un massimo di tre mesi anche le collaboratrici a progetto hanno diritto alla sospensione del rapporto contrattuale. Un’altra disposizione innovativa è in materia di telelavoro , la nuova norma prevede benefici per i datori di lavoro privato che vi facciano ricorso per venire incontro alle esigenze di cure parentali dei loro dipendenti.

In particolare, per il riconoscimento dei benefici si esclude dal computo dei limiti numerici previsti dalle leggi e dai contratti i telelavoratori che rientrino nella fattispecie individuata dal decreto. Inoltre –aggiunge la Consigliera Lembo- viene anche introdotto il diritto di trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale sia di tipo orizzontale che verticale, a richiesta della lavoratrice e non solo in questo caso, ma anche in caso di gravi patologie croniche, degenerative e ingravescenti, oltre a quelle oncologiche già previste nel settore pubblico e privato. Quando una persona si trova in questa situazione- precisa la Consigliera – non può essere posta dinanzi all’alternativa tra recarsi al lavoro o restare a casa; deve, invece, avere la possibilità di decidere di vivere il lavoro compatibilmente con le proprie condizioni, potendo quindi esercitare il diritto di ricorrere al part time. In materia di congedi di paternità, la possibilità di usufruire del congedo da parte del padre, viene estesa a tutte le categorie di lavoratori nei casi in cui la madre sia impossibilitata a fruirne per motivi naturali o contingenti. Si tratta di un  primo atto- commenta la Lembo- dopo il bonus bebè, l’assegno da 80 euro al mese (960 euro l’anno) per le mamma che hanno avuto bambini a partire dal 1° gennaio 2015 , che dà compimento ad un disegno complessivo intrapreso col piano nazionale della fertilità per avviare politiche attive a favore della natalità e della genitorialità e per arginare il grande dramma del crollo delle nascite in Italia. In conclusione , per agire più efficacemente sul fronte delle pari opportunità è prevista anche una semplificazione burocratica che riguarderà organismi, competenze, fondi e procedure, ferme restando le prerogative del Ministero del Lavoro e della Presidenza del Consiglio.

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