Il film della settimana/ “Si vive una volta sola” di Carlo Verdone (Ita)


Pietro Colagiovanni *


Dopo alcune esitazioni legate al periodo pandemico l’ultima produzione di Carlo Verdone è finalmente uscita da qualche giorno sul canale cinema di Amazon. Il film è una classica commedia all’italiana, uno spaccato ironico di un pezzo di alta borghesia alle prese con sconfitte esistenziali, voglia di sdrammatizzare, rapporti interpersonali difficili, spesso sinceri, a volte crudeli.

La trama è semplice, forse anche fragile. Un’equipe medica, capeggiata dal noto chirurgo Umberto Gastaldi (Carlo Verdone) affiancato da Corrado Pezzella (Max Tortora) e Lucia Santilli (Anna Foglietta) alterna l’attività medica a scherzi goliardici, anche di cattivo gusto, che hanno sempre e solo una vittima, l’anestesista, anch’esso amico, Amedeo Lasalandra (interpretato da un eccellente Rocco Papaleo).

Umberto scopre però che Amedeo è gravemente malato, una malattia senza scampo di cui non è ancora a conoscenza. Umberto e gli amici decidono quindi di partire con Amedeo per una settimana di vacanza in Salento, dove gli comunicheranno quanto hanno scoperto. Da lì parte una serie di avventure e disavventure del quartetto con un finale di cui non facciamo lo spoiler. Verdone oltre che un grande attore, un grande comico è stato ed è anche un grande regista. Le pennellate e i biotipi indimenticabili di “Bianco, rosso e Verdone” o “Viaggi di nozze”, la malinconica coralità de “Compagni di scuola” sono momenti cult nella storia del cinema italiano.

“Si vive una volta sola” non è a questo livello, ma mantiene una sua gradevolezza di fondo nonostante la sceneggiatura sfilacciata ed anche prevedibile. Il film è tenuto insieme dai quattro attori, caratteristi micidiali e infallibili che coprono tutte le numerose defaillance dell’opera. Della sceneggiatura già si è detto, la fotografia è affaticata dall’inserimento continuo di commercials, il ritmo è basso, le battute alcune anche geniali sono però piuttosto rare. Manca anche una cornice per così dire ideologica al film.

Verdone non solo fa ridere ma fa anche pensare e qui questa dimensione, di critica dei costumi e della società, è solo accennata (specie nel difficile rapporto che Umberto ha con la figlia).

Alla fine si ha la sensazione di aver visto una specie di Amici Miei depotenziato e non pienamente riuscito. Nonostante questo resta un film di Verdone, che non è poco, interpretato da Verdone e altri tre bravissimi attori, è neanche questo è poco. Quindi è un film godibile e piacevole, nulla di più ma neanche nulla di meno.

Voto 3/5
*imprenditore, giornalista, fondatore e amministratore del gruppo Terminus
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