Il film della settimana/ “Familia sumergida” di Maria Alché (Arg)

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Pietro Colagiovanni *

E’il film (2018) di esordio di Maria Alchè, regista ma sinora soprattutto attrice ( ne “La piccola santa” del 2004 era la protagonista) argentina. L’opera è ambientata in una famiglia della piccola borghesia, con una madre di tre figli adolescenti e post adolescenti alle prese con un momento di crisi, se non di vera e propria estraniazione, dopo la morte di una sorella. Il marito è spesso lontano per motivi di lavoro e per la donna (interpretata da un’eccezionale Mercedes Moran) si apre come un vuoto esistenziale, un momento di flesso in una vita apparentemente “normale”.

L’arrivo di un amico della figlia, disponibile gentile e attento, aprirà nuovi mondi, nuove prospettive ma anche nuove inquietudini alla protagonista. Alchè tocca, con grande delicatezza ed equilibrio, il tema da sempre ritenuto scabroso dell’infedeltà femminile. Ma lo fa in un modo tale che rende questo tabù della sessualità occidentale una situazione assolutamente comprensibile, niente affatto pruriginosa delicata come lo possono essere i sentimenti umani, specie quelli amorosi. Il grande pregio di questo film, intelligente e garbato, è che non ha come obiettivo quello di giustificare una infedeltà, tra l’altro confinata in una parentesi esistenziale e senza conseguenze pratiche apprezzabili.

Non è il suo tema, né c’è nulla da giustificare. Non ci sono, come nelle Madame Bovary o negli amanti di Lady Chatterley, motivazioni che devono giustificare la scintilla che può scoccare tra due persone adulte che hanno altre relazioni, magari consolidate e stratificate come la protagonista. Il marito della donna è si lontano per lavoro, è si un tantino distratto ma alla fine la regista lo dipinge come una brava persona.

Maria Alchè descrive solo la dinamica di una storia d’amore, come ce ne sono migliaia ogni giorno e lo fa con un tocco gentile e sereno. Sembra semplicemente dirci che può succedere, che a volte succede e che, questa volta, è successo . Punto. E che sia donna, che sia uomo che sia un omossesuale non cambia assolutamente nulla. Per questo, per la bravura dietro la cinepresa, per l’interpretazione magistrale dell’intero cast (ed in particolare di Mercedes Moran) si può certamente concludere che è un bel film.

Voto 3,75/5

*imprenditore, comunicatore, fondatore del gruppo Terminus

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