Il film della settimana/”En fumée” di Q.Papapietro (Fra)

di Pietro Colagiovanni*

“En Fumée” (2018) del regista, attore e muscista francese Quentin Papapietro è un film indipendente, a basso costo, prevalentemente ambientato nella Parigi dei giorni nostri. La narrazione, però, spiega poco di questo film surreale, assurdo, a volte perfino stampalato ma ricchissimo di spunti di riflessione, colto, impegnato e caleidoscopico. La trama narra di un amore deluso di un musicista e la sua ex fidanzata, amore lancinante che lo porta a comporre un’opera ispirata all’Orfeo ed Euridice.

Nel contempo altri due giovani parigini vivono la loro passione politica e culturale in una città che detestano ma di cui non possono fare a meno. Una delle scene cult del film è quando, stufi di Parigi, decidono di andare a vivere in provincia, a Limoges. Arrivati nella città famosa per le porcellane in soli due, splendidi fotogrammi, decidono che Limoges è troppo per loro e tornano nella metropoli.

Questa, in sostanza, la storia ma la storia è decisamente un pretesto per parlare di filosofia, per aggredire causticamente e brutalmente il politicamente corretto che imperversa nella Francia di Macron (e il film sembra quasi profetico rispetto al movimento dei gilet gialli). Il tutto accompagnato da una robusta colonna sonora, con un pianoforte scordato e un canto antico melodico e semplice, l’opera che il protagonista (Papapietro stesso) vuole comporre per il suo amore infranto. Il film vive di potentissimi spunti di riflessione e di provocazioni culturali, è densissimo e cerebrale.

Dietro l’apparente assurdità si cela l’insofferenza verso un mondo costruito e finto, fatto di apparenza e di correttezze obbligate (incredibile il dialogo con lo spacciatore di libri proibiti, tra quelli dello scrittore razzista Celine, durante un viaggio organizzato con Blabacar).

Correttezze e certezze che il film denuncia nella loro inconsistenza e soprattutto nella loro brutale finalità: gestire le masse per garantire i pochi manovratori. Ma questo lo si capisce dopo, il film è ben girato, con una fotografia molto bella, pieno di musiche varie e interessanti, di location suggestive. Insomma questo “En fumee”, apparentemente dimesso e scarno, dopo 77 minuti si rileva un piccolo gioiello di cinema impegnato e di riflessione.

Voto 4/5

*imprenditore, comunicatore, fondatore del gruppo Terminus

per commenti, recensioni o sollecitazioni e suggestioni cinematografiche potete contattarmi a colagiov@virgilio.it

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