GIOVANI SENZA LAVORO, SOLO LA GRECIA PEGGIO DELL’ITALIA. L’ISTAT: “PAESE SEMPRE PIÙ VECCHIO”

L’Italia invecchia, i suoi giovani sono immobili e la popolazione si impoverisce. Non sono molto incoraggianti gli ultimi dati diffusi dall’Istat nel rapporto ‘NoiI talia’. NEET, PEGGIO SOLO LA GRECIA Sono due milioni e mezzo i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavoro, i cosiddetti Neet. Dati del 2013 alla mano, si tratta del 26% degli under30, più di 1 su 4. In Ue peggio fa solo la Grecia (28,9%). Ne abbiamo il triplo della Germania (8,7%) e quasi il doppio della Francia (13,8%). 

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE RECORD Giovani sempre più vulnerabili sul fronte del lavoro: nel 2013 infatti il tasso di disoccupazione giovanile in Italia ha raggiunto il livello più elevato dal 1977 ad oggi, pari al 40%, in aumento di 4,7 punti rispetto al 2012 e di 16,5 punti rispetto al 2004. È il report Istat «Noi Italia 2015» a certificare cosi’ la «condizione sempre più preoccupante» degli under 25 in Italia. LA POPOLAZIONE INVECCHIA Al primo gennaio 2014 ci sono 154,1 anziani ogni 100 giovani. La Liguria si conferma la regione più anziana, mentre la Campania è la regione più giovane. In Europa solo la Germania presenta un indice di vecchiaia più accentuato (158,4). È quanto emerge dal rapporto dell’Istat «Noi Italia» 2015 diffuso oggi. L’invecchiamento della popolazione e i mutamenti socio-demografici hanno ampliato l’incidenza delle famiglie unipersonali nell’ultimo decennio: sono ormai il 31,2% del totale contro il 24,9% nel 2001. Nel 2013 la vita media delle donne è di 84,6 anni, quella degli uomini di 79,8 anni, tra le più lunghe dell’Unione europea. E al 1 gennaio 2014 l’indice di dipendenza raggiunge il 54,6%. Questo indicatore, dato dal rapporto tra la popolazione residente in età non attiva sulla popolazione in età lavorativa, fornisce una misura del grado di dipendenza economico-sociale tra le generazioni dentro e fuori il mercato del lavoro. Il rapporto Istat mostra pure che diminuiscono le celebrazioni di matrimoni (3,2 ogni mille abitanti) e che lo scioglimento per via legale delle unioni è in tendenziale crescita: tra il 2000 e il 2012 le separazioni sono aumentate del 22,7% e i divorzi del 36,6%. CRISI, MA L’IMPRENDITORIA È VIVACE L’Italia ha il tasso di imprenditorialità più elevato tra i Paesi dell’Unione europea. Lo rileva l’Istat nel rapporto Noi Italia, spiegando come addirittura doppiamo la media Ue. Nella penisola, infatti, il rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori in azienda sfiora il 30%. I dati risalgono al 2012 ma da sempre, ormai è tradizione, siamo un Paese a imprenditorialità diffusa, che si riflette, ad esempio, anche sulle dimensioni medie d’impresa (3,9 addetti), tra le più basse del continente. UNA FAMIGLIA SU 4 IN DIFFICOLTÀ «Il 23,4% delle famiglie vive in una situazione di disagio economico, per un totale di 14,6 milioni di individui». Così l’Istat nel rapporto ‘Noi Italia’, sulla situazione nel 2013. L’anno prima comunque la percentuale era ancora più alta (24,9%). Tornando al dato più recente, circa la metà, il 12,4% dei nuclei, si trova in grave difficoltà. Le statistiche si basano sull’indicatore di deprivazione, che scatta quando si presentano almeno tre sintomi (dopo i quattro si parla di seria deprivazione) su un set di nove. La lista del fattori di rischio va dal non poter sostenere spese impreviste, ad accumulare arretrati nei pagamenti (mutui, affitti, bollette).
Ecco che nel 2013 il 23,4% delle famiglie residenti in Italia presenta almeno tre delle difficoltà considerate (il 12,4% nel caso di quattro o più) con differenze marcate tra i diversi indicatori: il 2,6% dichiara di non potersi permettere l’acquisto di una lavatrice, un televisore a colori, un telefono o un’automobile, mentre sono il 50,4% quelle che non possono permettersi una settimana di vacanza lontani da casa. Circa il 19% dice di non riuscire a riscaldare adeguatamente l’abitazione e il 14,5% di non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni. Infine, il 12% è rimasto in arretrato con almeno un pagamento e il 40,5% non riuscirebbe ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro. Il panorama territoriale mette in evidenza il forte svantaggio dell’Italia meridionale e insulare, con valori più che doppi rispetto alla media nazionale. Nel Mezzogiorno, le famiglie deprivate sono il 40,8% di quelle residenti, contro il 15,4% del Nord-ovest, il 13,1% del Nord-est e il 17,3% del Centro. Le situazioni più gravi si registrano in Sicilia (50,2), Puglia (43), Calabria e Campania (38,8). I valori più bassi invece si ritrovano nella provincia autonoma di Trento (10,6), nel Veneto (12,1), in Piemonte (12,2), in Toscana (12,5) e in Emilia-Romagna (14,1). SALUTE, ITALIA TRA I PRIMI IN EUROPA Italiani popolo di santi, poeti, navigatori e salutisti propensi a fare attività fisica. Almeno secondo il rapporto ‘Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo’, pubblicato dall’Istat, in cui si fa un confronto tra la Penisola e le altre nazioni dell’Ue a 28. In Italia – si riporta nel documento – il 10,3% della popolazione adulta (18 anni e più) è obesa, percentuale che appare la più bassa. I fumatori e i consumatori di alcol a rischio rappresentano nel 2013 rispettivamente il 20,9% e il 13,4% della popolazione di 14 anni e più, in calo rispetto agli anni precedenti. Inoltre, secondo l’Istat i dati di lungo periodo evidenziano un aumento della propensione alla pratica sportiva (dal 26,8% del 1997 al 31,6% del 2014). Tra il 2013 e il 2014, in particolare, cresce la quota di chi pratica sport in modo continuativo (dal 21,5% al 23%) e diminuisce la quota di coloro che praticano sport in modo saltuario (dal 9,1 all’8,6%).
L’Italia è agli ultimi posti in Europa per spesa sanitaria pubblica e numero di posti letto, ma ha comunque una mortalità infantile e per malattie cardicircolatorie tra le più basse nel continente, mentre per i tumori è a metà classifica. CROLLANO I PREZZI DELLE CASE Nel 2013 i prezzi delle case in Italia hanno subito un forte calo, scendendo del 5,7%, tra le più ampie tra i paesi dell’Unione europea. Flessioni dei prezzi maggiori si registrano solo nei Paesi Bassi, Spagna e Croazia. Così l’Istat nel rapporto ‘Noi Italia’. SOLO IL LUSSEMBURGO PIÙ MOTORIZZATO DI NOI Il tasso di motorizzazione è pari a 608 autovetture ogni mille abitanti, in lieve diminuzione rispetto al 2012. Nel confronto europeo l’Italia è di gran lunga uno dei paesi più motorizzati, preceduta solo dal Lussemburgo. ALLARME INQUINAMENTO «Nel 2014 il 34,4% delle famiglie italiane segnala problemi relativi all’inquinamento dell’aria nella zona di residenza e il 18,4% lamenta la presenza di odori sgradevoli». Così l’Istat nel rapporto ‘Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo’ nella parte dedicata all’ambiente. «Nel 2013 – prosegue il report dell’Istituto – sono stati raccolti 491,3 kg di rifiuti urbani per abitante, circa 12,5 kg in meno rispetto all’anno precedente»; le maggiori quantità vengono raccolte nel centro Italia. Sempre nel 2013 viene smaltito in discarica il 36,9% dei rifiuti raccolti nel Paese, con un trend in diminuzione (meno 2% rispetto al 2012). A raccolta differenziata – continua l’Istat – viene avviato il 42,3% dei rifiuti urbani, con un incremento del 2,3% rispetto al 2012; ci sono «forti differenze» territoriali: il primato è del nord-est del Paese con il 58,8%. Nel 2013 ogni abitante ha un pezzetto di verde urbano pari a 32,2 metri quadrati (con un aumento dello 0,7% rispetto al 2012); in tutto nel 2013 il verde urbano rappresenta il 2,7% del territorio dei comuni capoluogo, pari a 577 milioni di metri quadrati. Infine, quasi il 16% della superficie comunale è inclusa in aree naturali protette. AUMENTANO I LAUREATI Aumentano ma non abbastanza i laureati in Italia. Ad avere un titolo di studio universitario è il 22,4% dei 30-34enni, una quota aumentata di 6,8 punti percentuali tra il 2004 e il 2013 ma ancora molto distante dall’obiettivo del 40% fissato dalla Commissione europea nella Strategia Europa 2020. Lo mette in evidenza il rapporto dell’Istat «Noi Italia» 2015 diffuso oggi. L’incidenza della spesa in istruzione e formazione sul Pil è nel Belpaese al 4,2% nel 2012, valore vicino a quelli di Germania e Spagna ma inferiore a quello dell’Ue28 (5,3%). Nel 2013 il 42,2% della popolazione tra 25 e 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media come titolo di studio più elevato, valore molto distante dalla media Ue28 (24,8%). I dati più recenti sul livello delle competenze (indagine Pisa) confermano i segnali di miglioramento già evidenziati tra il 2006 e il 2009, pur con una performance inferiore alla media Ocse e a quella dei paesi Ue che partecipano all’indagine. E anche se il fenomeno dell’abbandono scolastico è in progressivo calo, l’Italia rimane anche in questo campo ancora lontana dagli obiettivi europei (10%): nel 2013, il 17% dei 18-24enni ha interrotto precocemente gli studi (20,2 dei ragazzi e 13,7% delle ragazze). RESTA IL ‘DIGITAL DIVIDE’ CON L’UE Il 57,3% della popolazione italiana di sei anni e più ha usato Internet nel 2014 e il 36,9% si è connessa quotidianamente. Lo dice l’Istat nel suo rapporto ‘Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo’, in cui viene sottolineato che la posizione nazionale è decisamente sotto la media Ue a 28, 72% nel 2013. Sono le nuove generazioni a fruire di più della rete: quasi la totalità dei 15-24enni si connette al web e più della metà lo fa tutti i giorni. Poco più di sei famiglie su dieci si connettono a Internet tramite la banda larga: a livello territoriale il Mezzogiorno, in particolare la Basilicata (51,8%), si trovano in posizione svantaggiata. Nel confronto europeo, la quota di famiglie italiane è inferiore alla media dei 28 paesi (76%), su valori non dissimili a quelli spagnoli (69%). I tassi più elevati si riscontrano nei paesi del Nord Europa (88% in Finlandia), quello più basso in Bulgaria (54%). Da Leggo.it

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