Frattura ha decretato il punto di non ritorno per la sanità del basso Molise

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E’ ormai noto il futuro della sanità molisana a seguito della riorganizzazione approntata dal Commissario ad acta per il rientro dal sanitario Frattura e dalla struttura dirigenziale, l’avv. Perazzoli e la dr.ssa D’Innocenzo. Dopo la riorganizzazione della rete ospedaliera che prevede innanzitutto l’integrazione tra le strutture del Cardarelli e della Cattolica, l’assistenza sanitaria ai cittadini molisani verrà erogata attraverso l’ospedale unico di Campobasso, Dea di I livello, che diventerà “concretamente Hub per le Reti tempo-dipendenti e per l’intera Rete ospedaliera”. Saranno “strutturalmente e funzionalmente” collegati ad esso i presidi Veneziale di Isernia e San Timoteo di Termoli, perché i posti letto per acuti saranno dislocati solo nei presidi pubblici di Campobasso, Isernia, Termoli ed Agnone. Gli ospedali di Larino e Venafro invece saranno trasformati in residenze per anziani e malati cronici, o “case della salute”. Come preannunciato da tempo, la struttura del Vietri, ospiterà solamente la camera iperbarica, che sarà trasferita dalla vecchia struttura di via Marra; il 118 dovrà far fronte alle urgenze; rimarrà un ambulatorio di oculistica che potrà effettuare interventi chirurgici non complessi e solo in day hospital e dopo la perdita del reparto di lungodegenza, verranno conservati solo i posti letto destinati alla RSA.
Il Piano Operativo promosso dal Governatore Frattura, seppure apparentemente ispirato ai principi della complementarietà e diffusione sul territorio dell’offerta sanitaria pubblica, secondo il movimento LARINascita, rischia di rivelarsi inadeguato a soddisfare le reali esigenze di tutta l’area del basso Molise che si ritroverà fortemente penalizzata, con un solo presidio di base a garantire le cure ospedaliere anche nei periodi estivi, quando il tasso di densità della popolazione raddoppia. Non sono state assolutamente salvaguardate o valorizzate le eccellenze che il sistema sanitario basso molisano pure aveva come ad esempio l’oculistica di Larino, a tutto discapito della qualità dell’offerta sanitaria erogata. Lo smantellamento delle eccellenze non genererà più introiti per il sistema sanitario regionale e l’abbassamento della qualità dell’offerta su tutto il territorio regionale rischia di provocare un forte flusso di mobilità passiva e un conseguente debito. Rimane del tutto evidente il favoritismo verso la sanità privata con oltre il 20% della spesa pubblica destinata ai centri di specializzazione, tutte dislocate in alto Molise, e alle decine di laboratori sanitari accreditati.
Per quanto riguarda Larino, le ultime decisioni in campo sanitario del Governatore Frattura cancellando l’ospedale Vietri, rappresentano il punto di non ritorno per questa parte di territorio. Il fallimento della politica che nell’arco degli ultimi 40 anni non è stata capace di cogliere le numerose opportunità che avrebbero consentito la permanenza del servizio sanitario sul territorio. Per Larino sono state troppe le occasioni perse. Dalla possibilità di destinare la struttura del Vietri a sede della Cattolica, alla mancata difesa della permanenza della riabilitazione della Maugeri, senza trascurare la perdita della collaborazione con il Bambin Gesù che pure avrebbe potuto rappresentare un’occasione.
Lascia il tempo che trova un’impalpabile opposizione di facciata scelta da Notarangelo che ha dovuto attendere l’occasione di un convegno pubblico per manifestare con spirito di rassegnazione un disappunto verso la riorganizzazione sanitaria che compromette principalmente Larino come pure Venafro.
La verità è che Larino oggi non ha più un peso politico in ambito regionale, paga la mancanza da troppo tempo di una rappresentanza all’interno della massima assise molisana e ha pagato fortemente l’assenza di coraggio da parte dell’amministrazione comunale che mai si è fatta opposta fermamente col popolo al seguito come precedentemente accaduto, attenendosi pedissequamente, grazie alla promiscuità di Palmieri, alle decisioni del Comitato Pro Vietri, il quale non è mai più investito le energie o forse non gli è stato ugualmente utile coinvolgere e sensibilizzare la popolazione ad opporsi alla riorganizzazione sanitaria nelle stesse maniere forti che altri luoghi del Molise hanno dimostrato di saper fare. Il tutto con la complicità dell’opposizione in consiglio comunale che, riguardo la tematica sanitaria, privilegiando la linea collaborazionista, per due anni e mezzo, ha sempre sostenuto la linea portata avanti dalla giunta Notarangelo salvo discostarsene ora, a babbo morto, e il silenzio connivente di tutti i soggetti del panorama politico e associazionistico locale che hanno preferito anche loro accodarsi alle iniziative del Comitato Pro Vietri e dell’amministrazione.
Rimangono ancora forti perplessità intorno alla futura destinazione della struttura del Vietri specie di quelle aree abbandonate dai reparti soppressi e non è dato conoscere quali siano le intenzioni della Regione e le idee dell’esecutivo larinese di riconversione di quell’enorme edificio. Per il Movimento LARINascita, sarebbe auspicabile che l’amministrazione comunale valuti la possibilità di aprire una nuova fase di confronto politico con i vertici regionali e dirigenziali in campo sanitario al fine di ottenere la possibilità di mettere a profitto la vasta struttura del Vietri, anche ricollocandovi all’interno le altre strutture sanitarie presenti sul territorio larinese, senza trascurare la possibilità per la Regione di offrire parte dei locali che in altro modo finirebbero in disuso (pur provocando un costo rilevante a carico delle casse pubbliche) in convenzione a partner privati accreditati dal servizio sanitario pubblico, che possano garantire un servizio di assistenza sanitaria ai cittadini a supporto di quello erogato dall’ospedale pubblico di Termoli così come avviene nell’area altomolisana.

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