Carico Fiscale in Italia: nel 2013 la pressione è salita al 44,3% e nell’anno in corso si resterà ben sopra il 44%

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Carico fiscaleIntanto gli”occupanti i palazzi”si attribuiscono, da soli, stipendi che non sono neanche nominabili per quanto indecenti e con la solita faccia tosta dicono che ci saranno sgravi

I numeri non si possono “manipolare” e rivelano, con nostro sommo dispiacere, che nel 2013 la pressione fiscale è salita al 44,3%, e nel corso dell’anno appena iniziato resterà ben oltre il 44%. L’evoluzione del carico fiscale in Italia, emerge in uno scenario in cui, invece,per riavviare il processo di crescita, occorrerebbero più coraggio e più incisività nei tagli alla spesa pubblica e, soprattutto, politiche fiscali dal lato dell’offerta, a cominciare da una incisiva riduzione degli oneri fiscali che gravano sui fattori produttivi, primo fra tutti il lavoro. Siamo sempre più convinti che “la riduzione del carico fiscale” deve rimanere l’obiettivo prioritario e irrinunciabile di tutta l’azione di Governo nei prossimi mesi.

Solo chi non conosce gli “elementi basilari dell’economia” non è in grado di comprendere che, oramai, non è più il tempo di “rimodulare” o di “spostare”, ma che occorre semplicemente “ridurre in modo certo”, progressivo e sostenibile la pressione fiscale è l’esigenza fondamentale di lavoratori, imprese, pensionati. Chi vive le PMI in particolare, ma tutto il mondo produttivo in generale ed anche quello delle famiglie ha bene presente che solo in questo modo si possono rilanciare le forze produttive vitali che, comunque, sono ancora presenti nel nostro bel Paese. Nell’anno 2013 il “prelievo” operato, sotto forma di imposte e contributi previdenziali, è aumentato di oltre un miliardo e mezzo di euro rispetto all’anno precedente, facendo in modo che la pressione fiscale salisse al 44,3%. Abbiamo, in più occasioni, sentito parlare di “riduzione delle tasse”, invece, più correttamente, si dovrebbe parlare di incremento assoluto delle “tasse” nonché di incremento del carico fiscale .Sempre nel 2013 si è registrato – secondo i dati in nostro possesso – il record assoluto della pressione fiscale e, di conseguenza, non c’è stato affatto l’avvio di un percorso di riduzione della pressione fiscale. Quello che è ancora più grave – sempre secondo il nostro modo di vedere – purtroppo, è che anche nel 2014 la riduzione della pressione fiscale è soltanto e il livello si manterrà sopra il 44,2%. Sta di fatto che, anche in questo 2014,appena iniziato, dopo i tanti proclami di “ripresa economica”, di aiuto alla piccola impresa ed al piccolo commercio ci ritroviamo ad assistere alle solite tragedie che hanno contraddistinto il 2013. Pochi giorni dopo le feste natalizie e di fine anno siamo ripiombati nello sconforto più totale, dai telegiornali abbiamo appreso notizie che in un Paese civile non si dovrebbero apprendere,cioè di piccoli imprenditori e piccoli commercianti che si sono suicidati sotto il peso di debiti accumulati “per pagare tasse divenute insopportabili”. Allo stesso tempo, dagli stessi midia abbiamo appreso(e continuiamo ad apprendere anche a livello locale..)che nei palazzi che contano, faccendieri e “disonesti” si spartiscono soldi e poteri, si fanno rimborsare cure, viaggi di piacere, vizi ed hobby. Gli stessi “occupanti i palazzi”si attribuiscono, da soli, stipendi che non sono neanche nominabili per quanto indecenti e con la solita faccia tosta dicono che ci saranno sgravi, aiuti e che l’impresa italiana deve fare sacrifici e tenere duro. Intanto non curanti della drammatica situazione che stiamo vivendo, programmano altre tasse, aumentano nuove aliquote e stabiliscono al rialzo ovvio nuovi parametri di calcolo. Come nel caso della nuova TARES la tassa sullo smaltimento dei rifiuti. Un servizio che fra l’altro, tra sistemi di raccolta differenziata sempre meno efficienti, tagli al personale delle aziende addette alla pulizia, rimozione dei cassonetti per l’immondizia dai centri abitati, scarsa pulizia di strade e parchi è divenuto un vero e proprio disservizio che lascia molto spesso le piccole aziende, le piccole attività commerciali alle prese con quantità di cartoni, vetri, rifiuti organici e altro da smaltire costrette ad accantonarle, a pressarle nei piccoli contenitori strapieni, a spezzettare carte e cartoni per fargli prendere meno spazio possibile, a lavare e disinfettare contenitori, troppo a lungo lasciati senza la necessaria manutenzione da parte delle aziende preposte. In poche parole a compiere un lavoro per il quale pagano ad altri un costo elevato. In questo scenario si è inserita l’ennesima miopia di un governo, che pensa solo ad incassare più soldi possibili, tant’è che, per l’appunto, ha pensato di introdurre la TARES; un tributo che in molti casi ha raddoppiato le tariffe già elevate del servizio di raccolta rifiuti, un altro balzello che si va ad introdurre nella già fragile situazione economica di molte piccole attività già allo stremo delle forze, vessate da una pressione fiscale che ha raggiunto livelli insostenibili. Una tassa che aumenta poi senza motivazioni perché il servizio di smaltimento rifiuti del nostro Paese è tra i peggiori d’Europa e non dovrebbe avere tariffe tra le più alte d’Europa. Come dire, nonostante la pressione fiscale tra le più alte d’Europa, anche le nostre scuole, le nostre strade, i nostri ospedali, le nostre strutture sportive sono tra le peggiori d’Europa niente di nuovo sotto il sole della nostra bella Italia. Di tutto questo, oramai, non ci meravigliamo più perché abbiamo preso coscienza che i soldi servono, molti, tanti e ancora di più di tanti ….perché in questa nazione si paga la peggior classe dirigente d’Europa …e la si paga in maniera sempre più cara.
Luigi Zappone

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