L’approfondimento/Sanità. I conti della Cattolica di Campobasso

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cattolicaingressoAnalizziamo il bilancio del 2012 – Il personale pesa meno del 50% del fatturato – 45 licenziamenti equivalgono a 2 milioni di risparmi ma la Cattolica spende 4 milioni in appalti di global service, 1,7 per spese telefoniche e di centralino, 800mila euro in consulenze – Non si potrebbe lavorare su queste altre voci?

“Il risultato negativo scaturisce sostanzialmente da varie concause, ma soprattutto dalla riduzione dei posti letto e dalla inadeguatezza dei Drg che, non garantendo la copertura dei costi sostenuti dalla Fondazione per le prestazioni erogate, comporta il conseguimento di un valore della produzione non adeguato al mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario. Tutto ciò nonostante la riduzione dei costi operata nel corso dell’esercizio e continuata nei primi mesi del 2012, soprattutto per quanto riguarda gli acquisti e le spese per il personale”.

Così si esprime il collegio dei revisori dei conti della Fondazione di Ricerca e Cura Giovanni Paolo II (ex Cattolica) di Campobasso, nella relazione annessa al bilancio 2012 dell’Ente approvato nel giugno scorso. In pratica i revisori (Massimo Porfiri, Angelo Menditto e Francesco Perrotta) sposano in pieno la tesi portata avanti dalla dirigenza dell’ente e dal suo uomo forte, l’aquilano Antonio Cicchetti: la Regione Molise (praticamente l’unico committente della Cattolica) ha ridotto gli acquisti (i posti letto) e i prezzi sono bassi (Drg è il sistema di prezzatura in uso nel sistema sanitario pubblico). Ma è proprio così? E se sì, perché? Dobbiamo allora addentrarci nei conti, nei meandri del bilancio della Fondazione, per cercare di fornire qualche risposta. Partiamo dal fatturato della Fondazione. Nel 2012 la stessa ha prodotto ricavi per una somma di poco superiore ai 45 milioni di euro (45.502 per la precisione). Di questi 43,051 milioni di euro sono trasferimenti della Regione Molise. 1,3 milioni di euro invece sono i ricavi ambulatoriali, ossia, pensiamo noi, quelli pagati direttamente dagli utenti dei servizi sanitari. A questi vanno aggiunti altri 500.000 euro di commesse da privati. L’attività di ricerca della Cattolica genera pochissimo fatturato, appena 96.000 euro, mentre il resto è tutto frutto di attività di assistenza e cura. Passiamo adesso ai costi. Quello più rilevante ovviamente è quello del personale, che nel 2012 ha comportato uscite complessive di circa 22 milioni. E proprio su di essi, con il licenziamento di ben 45 infermieri, si è accanita la scure della proprietà. Ma seppur rilevante, il costo del personale ha un’incidenza sui costi non eccessiva, non arrivando nemmeno al 50% del fatturato complessivo.
Ed è quindi evidente come gli spazi di manovra possono ben riguardare altre voci del conto economico, quegli altri 23 milioni di euro che non riguardano la forza lavoro. Cosa troviamo in questi 23 milioni di euro? 12,3 milioni di euro sono costi per l’acquisto di materie prime. Si tratta di materiale sanitario, medicinali, prodotti galenici, materiale radiografico, prodotti chimici, materiale trasfusionale e fotografico. Altri 12,6 milioni di euro riguardano invece i costi per servizi. Qui troviamo per 4,4 milioni di euro costi per servizi appaltati di global service. 2,2 milioni di euro sono i costi per energia elettrica e acqua, mentre 1,7 milioni di euro sono i costi per assicurazioni, spese telefoniche e di centralino, nonché per spese postali.  800.000 euro invece sono le consulenze legali e tecniche. E’ questo, in estrema sintesi il quadro del bilancio 2012 della Fondazione. In successivi approfondimenti scenderemo ancora di più in dettaglio. Ma già oggi si può fare qualche ragionamento e porre qualche interrogativo. Due su tutti. Il primo riguardo il taglio dei 45 infermieri. Si tratta di un risparmio teorico di circa 2 milioni di euro, con tutte le ripercussioni sui servizi erogati, le polemiche  e soprattutto il fatto che si colpiscono 45 famiglie e i loro redditi. La Fondazione, tra l’altro, si ispira fortemente ai principi del cattolicesimo, anzi ne fa una sua ragione addirittura di vita, tanto che la clausola è iscritta nello statuto della Fondazione stessa. Orbene, licenziare 45 lavoratori forse dovrebbe essere l’ultima ratio cui si dovrebbe ispirare una struttura plasmata sui principi cristiani. Ma non è solo un discorso di solidarietà o di supporto ecumenico. Tra 4,4 milioni di euro di appalto per il global service, 1,7 milioni di euro di spese telefoniche e postali e 800.000 euro di consulenze, probabilmente si possono ottenere lì quei risparmi che i 45 infermieri dovrebbero garantire. E così facendo il lavoro e il reddito di 45 famiglie verrebbe tutelato, la missione solidaristica della Cattolica preservata e i pazienti, anziché centralini e consulenze troverebbero invece 47 operatori sanitari ad assisterli ed aiutarli. Punto secondo: la Fondazione ha ricavi praticamente derivanti in toto da fondi pubblici e della Regione Molise. Nella sostanza gestisce milioni di euro del contribuente italiano. Non sarebbe più giusto che le procedure di spesa seguissero le normative di aggiudicazione degli appalti pubblici? Non potrebbe la Regione vincolare, in sede convenzionale, la Fondazione (ma anche tutti gli altri privati della sanità) al rispetto di procedure trasparenti e concorsuali per l’aggiudicazione di appalti e forniture? Magari anche così si otterrebbero importanti risparmi di spesa e gli stessi amministratori della Fondazione Giovanni Paolo II (tra cui c’è anche un membro nominato dalla Regione Molise) darebbero un segnale importante e apprezzato di trasparenza e parsimoniosa gestione del danaro pubblico.

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