Trasporti/ Metropolitana leggera, purché (non) se ne parli

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E’ stata al centro delle discussioni politiche regionali almeno per un paio d’anni; poi sulla metropolitana leggera è calato il ‘re’ degli ossimori, cioè il silenzio assordante. Fiore all’occhiello dell’amministrazione Frattura (ma in verità d’interesse quasi solo del presidente della Giunta regionale di allora, perché agli altri l’argomento non sembrava essere ugualmente gradito) è andata a finire nel dimenticatoio più o meno come buona parte di quella legislatura regionale.

Il ‘trenino’ che dovrebbe collegare (ancora di fatto non esiste, perciò ci permettiamo la formula dubitativa) Matrice con Bojano, attraverso Campobasso ed altre stazioni lungo il percorso, è stato giustificato con la necessità di favorire il trasporto di un pendolarismo breve; per la maggioranza questo era considerato anche intenso e troppo concentrato sui collegamenti su gomma, da cui appunto la scelta della linea ferrata per far defluire meglio anche il traffico stradale sulla malmessa Bifernina. Mi sono occupato del tema varie volte, l’ultima un paio di anni fa; e da allora qualcosa è cambiato, nel senso che sono stati intrapresi poderosi lavori stradali e di edilizia, da più parti considerati esagerati ed ingiustificati. Ma non basta. Questa tratta ferroviaria è diventata addirittura merce di scambio per giustificare la bocciatura dell’autostrada del Molise, che però avrebbe avuto portata numerica ben differente sia nei costi che nell’utenza servita. Si potrebbe discutere, solo avendo i dati alla mano, sull’effettiva portata del pendolarismo interessato all’opera, peraltro considerando che i numeri ‘ufficiali’ da più parti dall’inizio sono stati considerati meramente ipotetici, ma forse neanche questo è il problema rilevante, seppur importante. Resta in piedi il tema dei costi e dei tempi di realizzazione. I cantieri sono sati inaugurati, i cartelli apposti, i lavori iniziati e per molto tempo (anni) tutto è rimasto fermo, poi gli imponenti lavori sono iniziati e proseguiti e le opere murarie concretizzate.

Ora le stazioni sono più o meno in piedi e alcune sembrano anche esagerate, seppur considerate ‘hub’ di partenza o arrivo della tratta Matrice-Bojano; è il caso del primo comune, ora dotato di stazione con tanto di sottopasso (per andare dove sarebbe prima o poi giusto precisarlo) e dal costo di svariati milioni di euro. Campeggia con tanto di cartello, marciapiedi, pensiline: c’è tutto…tranne il treno. E che dire di Campobasso che a lavori finiti dovrebbe avere tre stazioni (quella centrale e quelle in zona San Giovanni e Porta Napoli) sulle quali si potrebbe salire addirittura per spostarsi da un quartiere all’altro in alternativa veloce rispetto agli autobus. Vogliamo accettare anche la presunta bontà dell’iniziativa (con uno sforzo estremo di fantasia), ma il punto è sempre quello: e il treno? Non ci risulta ne sia passato uno, seppur siano stati già spesi fondi pubblici per decine di milioni di euro. E ancora: la Giunta-Toma di tutto questo che ne pensa? Quale sarà la posizione politica ufficiale? Non si sa e forse non si saprà perché l’argomento sembra essere destinato alla riposizione in cantina. Di anni ne sono passati già alcuni, di soldi (pubblici) ne sono stati spesi tanti, anche troppi, ma la metropolitana leggera rischia di diventare emula della strada del Rivolo (costruita in trent’anni), della chiusura dell’anello di Tangenziale (mai iniziato), del palazzo della Regione nell’ex-Roxy e di quello nell’ex-Romagnoli, del ‘projet financing’ del Mercato coperto di Campobasso, del sovrappasso pedonale del Terminal di Campobasso (che ha avuto una gestazione alquanto lunga) o del sottopasso pedonale e veicolare mai più realizzato, dei plessi scolastici chiusi e non assegnati ad alcuno scopo, compreso l’abbattimento e ricostruzione…insomma di tutte le lentezze burocratiche materiali (non parliamo poi di quelle immateriali!) che una regione così piccola riesce a creare in numero così grande.

In conclusione dalle nostre parti si mette tanta carne a cuocere, ma poi si dimenticano i tempi stessi della cottura; il passaggio successivo, poi, è che l’argomento finisca nel dimenticatoio secondo il motto modificato “purché (non) se ne parli”. Ma in fondo nella politica molisana qualcosa di buono c’è: le intenzioni di fare prima che il dubbio le blocchi.

Stefano Manocchio

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