Perché si è trovato l’accordo tra Neuromed, Cattolica e la Regione Molise

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“Oportet ut scandala eveniant”, lo diceva Matteo nel Vangelo, lo diciamo noi per chiosare l’accordo raggiunto, dopo numerose tribolazioni, tra la Regione Molise e i privati della sanità molisana, Neuromed e Cattolica in primis. Come annunciato in anteprima dal nostro sito sulla questione si era registrata una lite, in qualche caso anche animosa, tra i due poli di eccellenza e l’amministrazione regionale. Addirittura sembra che la direttrice generale, Marinella D’Innocenzo avesse minacciato (qualcuno dice addirittura presentato con una formale pec) le proprie dimissioni. Neuromed e Cattolica avevano invece minacciato la chiusura, vista la totale insoddisfazione per i termini dell’accordo prospettati dal commissario Frattura. Poi, nella giornata di lunedì scoppia la pace. Si firma tutto, tutti d’accordo e si va avanti. Una cosa positiva, aggiungiamo noi visto che nello sconquasso generale della sanità molisana perdere e penalizzare due pezzi di eccellenza (ferme restando tutte le nostre perplessità sistemiche sul privato nella sanità italiana) non era proprio cosa. Quello che però sfuggiva e sfugge ai più è cosa ha portato alla pace dopo una discussione dai toni così dirompenti. Nel dare la notizia della lite invocavamo una maggiore ragionevolezza da tutte le parti in causa. E proprio questo, fortunatamente, è accaduto. Peraltro trovando soluzioni che possono aiutare davvero le comunità locali, e non solo sotto il mero profilo delle cure mediche. Una in particolare sembra la chiave di volta dell’accordo raggiunto con i privati. Cerchiamo di spiegarlo nel modo più chiaro possibile.Il sistema sanitario italiano è su base regionale. Ogni regione ha la disponibilità e la gestione della cassa della propria sanità. Succede però che cittadini residenti in una regione vadano a curarsi presso strutture ubicate in altre regioni. In questo caso la legge prevede un meccanismo di compensazione tra le due regioni coinvolte. In pratica la regione di residenza del cittadino deve rimborsare la regione in cui è ubicata la struttura sanitaria per la prestazione erogata. In questo caso si parla di mobilità passiva per la regione di residenza e di mobilità attiva per quella dove viene erogata la prestazione.

Ora, per completare il quadro, bisogna fornire due numeri, molto importanti: la Neuromed di Pozzilli ha un tasso di mobilità attiva dell’80% sul totale delle sue prestazioni, la Cattolica sfiora il 50%. In pratica alla Regione Molise Neuromed costa solo il 20% del suo importo complessivo, la Cattolica la metà. Ma attenzione. Probabilmente le persone che si recano a Pozzilli e a Campobasso per curarsi, spesso accompagnate dai propri familiari, effettuano spese sul territorio molisano, spese che vivificano le attività del posto e portano soldi anche nelle casse pubbliche (pensiamo solo alla compartecipazione al gettito Iva della Regione Molise). Ebbene la Regione secondo logica dovrebbe incentivare l’attrattività di questi poli sanitari, perché evidentemente sono un richiamo ed un’eccellenza per il territorio ed hanno un profondo impatto positivo sull’economia locale. Ma siccome il Molise forse esisterà pure ma è fatto al contrario di come va il mondo il nostro sistema sanitario aveva stabilito dei tetti alla mobilità attiva. Una perfetta idiozia, motivata dal fatto che le altre regioni non procedevano al pagamento. A prescidere che rimaniamo sempre nel perimetro dello stato italiano e che la Regione non doveva certo avere soldi da un lattoniere ubicato in Bangladesh la previsione di un tetto danneggiava soprattutto i due poli privati, che dovevano lavorare con il freno a mano tirato. E questo quando la Cattolica, superate le criticità delle passate gestioni, stava preventivando notevoli investimenti per essere sempre più un polo di eccellenza per l’intero centro sud italiano. Eebbene lo scazzo di questi giorni è servito per superare questa masochista e stupida previsione burocratica, creando prospettive importanti per centri, come Campobasso, che devono ancora trovare una propria strada di sviluppo economico. Ecco perchè citavamo all’inizio il Vangelo secondo Matteo: ben vengano queste liti se servono a rimuovere ostacoli assurdi e autolesionistici allo sviluppo del territorio, delle sue competenze e della sua economia (Pietro Colagiovanni)

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