La riflessione/ Molise e Covid, o si cambia mentalità o si affonda

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Non parteciperò al ‘tranello’ della disputa telematica tra buonisti e colpevolisti, tutti presi a vedere come la pensano gli altri per un fatto, certamente molto grave, ma che purtroppo è accaduto e per quello non più rimediabile; è il passato e sarà bene concentrarsi per vedere di evitare che il futuro sia peggiore, con altri contagi e notizie funeste. I dubbi sul ‘come’ sia potuto accadere e il ‘perché’ rimarranno nella mente, ma in questo momento non serviranno a risolvere il vero problema, quello del rischio di numeri ancora maggiori.

Bisogna essere sempre pronti ad andare avanti e ad agire, senza dimenticare l’obiettivo di partenza, che in questo caso è il bene di tutti ed essendo di questi degno. Ora non è il tempo di attribuire colpe, che sicuramente ci sono, ma di vedere cosa fare per impedire il ritorno alla ‘fase 1’; ma se per ripristinare una situazione di totale sicurezza dovessero essere necessarie delle chiusure limitate, che vengano pure disposte, perché il bene supremo, ricordiamolo sempre, è la salute.

Detto questo, è innegabile che il Molise adesso sia una regione completamente ‘ingessata’, anche economicamente; arriveranno ed in parte già arrivano cospicui finanziamenti per cercare di tamponare l’emergenza economica e tutti sappiamo che comunque non saranno sufficienti a colmare il danno subito da imprenditori, liberi professionisti e lavoratori; c’è da aggiungere che già prima dell’epidemia di Covid la nostra era una regione sostanzialmente povera, senza una struttura produttiva di rilievo e con condizioni occupazionali decisamente gravi. Scontiamo decenni di immobilismo, una politica assistenzialista diffusa, l’incapacità acclarata a creare una classe imprenditoriale coesa e solidale; insomma un quadro sconfortante su cui si è abbattuta una terribile disgrazia, che fa temere per la tenuta regionale futura.

E’ il momento della condivisione, dell’abbattimento degli steccati ideologici e politici, della rinuncia alle guerre di campanile che sono state sempre il maggiore freno allo sviluppo locale. La politica dovrà fare quello che non fa più da decenni e cioè dovrà abbandonare le logiche di bottega, i privilegi in favore di amici ed amici degli amici, i cerchi magici che non portano da nessuna parte ( e non danno più neanche vantaggi elettorali). In caso contrario anche i 58 milioni di euro in arrivo saranno 58 milioni mal spesi e peggio ancora gestiti. E’ il momento che ognuno si assuma le proprie responsabilità e chi le ha ‘di diritto’ in numero maggiore le utilizzi per il bene comune, quello vero.

Stefano Manocchio

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