Dal 1° ottobre, Iva al 22%. Attenzione alla variazione di fatture e scontrini

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iva 22 per centoDomani scatta l’aumento di un punto percentuale dell’iva che passa dal 21 al 22%. Una nuova stangata per i consumi che subiranno così un ulteriore stop. In termini pratici, con la variazione dell’aliquota, tutti i commercianti dovranno adeguare i propri listini modificando la tassa. Ciò comporterà anche l’aggiornamento dei registri di cassa che dovranno battere gli scontrini con la nuova percentuale. Attenzione, dunque, ai vari registri, preventivi, fatture e documenti fiscali che dovranno essere presentati al proprio commercialista con l’iva al 22% e non più al 21%. Per i professionisti basterà semplicemente applicare l’aliquota al 22% nel momento in cui sottoscriveranno dei contratti per prestazioni o servizi resi.

Dal punto di vista del consumatore, si tratterà solo di sborsare più soldi per l’acquisto di beni con la probabile conseguenza che si propenderà maggiormente al risparmio evitando spese superflue. Giornata nera, dunque, per commercianti e artigiani che dovranno affrontare una nuova crisi delle vendite. Secondo la Cgia di Mestre, infatti, a farne le spese di questo aumento saranno soprattutto queste categorie. “Questo ritocco  – afferma il segretario Cgia, Bortolussi – deprimerà ancor più i consumi delle famiglie che anche per l’anno in corso sono destinati a subire una contrazione del 3% circa”. Per rilevare l’impatto del variazione l’Associazione ha realizzato delle simulazioni che riguardano tre tipologie famigliari (single, lavoratore dipendente con moglie e un figlio a carico, lavoratore dipendente con moglie e 2 figli a carico). Per ciascun nucleo sono stati presi in esame sette fasce retributive e si sono tenute in considerazione le detrazioni e gli assegni familiari per i figli a carico, le aliquote Irpef e le addizionali regionali e comunali medie nazionali. A seguito dell’aumento dell’aliquota Iva al 22%, si è ipotizzata una propensione al risparmio nulla per la prima fascia di reddito, pari al 2,05% per il reddito annuo da 20.000 euro, del 4,1% per quella da 25.000 euro e dell’ 8,2% per le rimanenti fasce di reddito.
C.M.

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