Chi paga le tasse e chi no. I governi a parole sono impegnati nella stessa direzione, nei fatti, siamo ancora molto lontani

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La domanda che più ricorre in giro è “dove trovare le risorse per rilanciare l’economia colpita dalla pandemia?

La risposta la può dare una ricerca di Transparency International nella quale c’è una denuncia chiara: l’80% delle grandi banche europee sfrutta i paradisi fiscali per spostare profitti e pagare meno tasse, tutto questo nel momento in cui ci si interroga su debito, MES e finanze pubbliche in difficoltà. 

Su 39 gruppi bancari dell’Unione europea e inglesi, 31 sono presenti e svolgono continuamente operazioni in Paesi a tassazione bassa o nulla, 29 sembrano realizzare elevati profitti in Paesi in cui non hanno alcun dipendente.

HSBC in Arabia Saudita in cinque anni ha avuto  profitti per 1,59 miliardi di euro, dove non risulta avere alcun dipendente; 419 milioni per la Deutsche Bank a Malta, dove non ha dipendenti dal 2016.

Le banche spagnole dichiarano profitti all’estero diciotto volte superiori a quelli realizzati in Spagna. Fino a pochi anni fa queste informazioni sarebbero state impossibili da conoscere.

La ricerca di Transparency si basa sul “Country by Country Reporting” (Rendicontazione dati nazionali paese per paese), normativa approvata in Europa nel 2015 e che obbliga le multinazionali, al momento solo dei settori finanziario ed estrattivo, a pubblicare i dati su profitti, tasse pagate e dipendenti suddivisi in ogni giurisdizione in cui operano.

Diversi Paesi europei cercano di bloccare o limitare le informazioni che le imprese devono fornire in base a tale normativa, a dirla breve, malgrado i passi avanti, sembra che in materia fiscale si debba parlare di “Competizione” più che di “Unione” Europea, con ogni membro impegnato in una gara verso il fondo su tassazione e trasparenza pur di attrarre imprese e capitali.

Tutti i governi a parole sono impegnati nella stessa direzione, nei fatti, siamo ancora molto lontani da un serio contrasto all’evasione e all’elusione fiscale.

Un primo passo fondamentale sarebbe quello di obbligare le grandi banche e il settore finanziario, che si alimentano grazie ai nostri risparmi a dare il proprio contributo e pagare le tasse dovute nei Paesi in cui operano e realizzano profitti

Alfredo Magnifico

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