Riusciranno i politici molisani a ritrovare la loro identità?

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Prendendo lo spunto  da un  film di Alberto Sordi il cui titolo era “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare…” (non continuiamo perché se riportassimo integralmente il titolo del film rischieremo di sottrarre spazio ai contenuti di questo intervento), vorremo porvi una domanda: riusciranno i  politici molisani a ritrovare la loro identità? Una domanda che ci sorge spontanea visto i contenuti della convention che si è svolta all’hotel Rinascimento, dove si sono confrontati l’on. Antonio Di Pietro, il governatore della Regione Paolo Di Laura Frattura, la segreteria regionale del PD Micaela Fanelli e il consigliere regionale Vincenzo Cotugno. Incontro in cui lo scalpitare della maggioranza ha scosso la platea costituita per la maggior parte da aficionado del partito del gigliato Matteo Renzi. Incontro che ha messo sul tavolo i numerosi problemi che riguardano il Molise che, da quello che si legge dalle cronache riportare dai giornali locali, ha schierato, come del resto sempre accade in questi casi, su due fronti opposti i cosiddetti colpevolisti e innocentisti. Tornando alla domanda utilizzata quale titolo, se fatta a chi di politica non s’ interessa, avrebbe una sola risposta “altro che chiacchiere è meglio che vanno a lavorare”. Invece, se la facessimo a chi si considera un attento osservatore delle azioni o non azioni, a seconda come la si legge, che questi signori mettono in atto, avrebbe quale risposta un lungo sproloquio che sicuramente annoierebbe chiunque, anche il più resistente. Il quesito, dicevamo, riusciranno “i politici molisani a ritrovare l’identità”, badate bene, abbiamo usato “ritrovare”; qualora l’avessero mai avuta, potrebbe essere il  banco di prova su cui confrontarsi veramente e a non autocelebrarsi. Un confronto che evidenzia quello che sono gli intendimenti veri, non quelli di facciata, di chi si professa il paladino delle sorti della ventesima regione dello stivale, senza dover andare a pietire alle mense altrui. Tuttavia, se si scava attentamente nella memoria la storia è piena di personaggi che, con i loro atteggiamenti e le loro azioni hanno dato l’avvio a discussioni e interpretazioni che tutt’ora continuano. Tra questi vorremo citarne due: Diogene che, per trovare la propria identità, girava per le strade di Atene in una botte mantenendo in mano una  lucerna attirando la curiosità di chi lo incontrava e Socrate che pronunciò la famosa frase “conosci te stesso”. Frase che è immortalata finanche sulle magliette di centinaia di teen-ager che forse, non ne conoscono il vero significato, in quanto il periodo della “Democrazia” e delle “Polis” è lontano dal loro modo di vedere le cose e di conseguenza di vivere la realtà odierna. Esempi che, se si ripetessero, permetterebbero un confronto serio e serrato su quello che è il ruolo di chi si butta a capofitto in quest’ agone. Un luogo in cui gli scrupoli sono aberrati, il compromesso è il vangelo, ma soprattutto, in cui pur di tornare in auge si è pronti a tradire i propri ideali. Un modo che Carlo Verdone definirebbe “un sacco bello”, tanto per rimanere sul filo conduttore di quest’ articolo. “Un sacco bello” perché una volta per tutte si metterebbe a confronto la realtà e la finzione, costringendo in questo modo a gettare via la maschera di ipocrisia che molti indossano pur di arrivare alla meta stabilita. Una maschera che, come c’ insegna Pirandello, non mostra un solo volto bensì, nessuno e non centomila. Non giudicateci utopisti perché non lo siamo, anche perché se si valutano attentamente gli argomenti di cui si è parlato, finalmente, si potrebbe avere il polso della situazione. Una situazione costantemente scossa dalle contraddizioni che non permettono assolutamente di capire a fondo il significato di fare politica in una realtà a dimensione d’uomo e questo, per il Molise e i molisani, è senza alcuna ombra di dubbio inaccettabile.

 Massimo Dalla Torre

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