Nei Fondamenti delle Città dell’olio le carte per il Rinascimento dell’extra vergine

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Continuano i festeggiamenti dei venti anni dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio (ANCO) che si concluderanno, nella prossima metà di dicembre, a Larino, la città che l’ha vista nascere.  Con i nuovi vertici dell’Anco del Molise, Antonio Sorbo, sindaco di Venafro, e Assunta D’Ermes, vicesindaco di Larino, l’applauso, per questa ricorrenza, di Poggio Sannita, il piccolo centro della provincia di Isernia che ha dato subito la sua adesione, quando, all’inizio del 1994, ho parlato agli amministratori ed ai dirigenti molisani di questa mia idea. Soprattutto della voglia di far nascere, dopo aver avuto il pieno assenso dell’Enoteca Italiana di Siena (nel 1987 culla delle Città del Vino) e dell’allora presidente Riccardo Margheriti, a Larino e nel Molise, la mia terra, le Città dell’Olio da affiancare a quelle del Vino.
Sentivo lo stesso entusiasmo di quando avevo accolto e fatta mia l’idea di Elio Archimede di associare i territori del vino e di rendere i sindaci, ancor prima dei produttori, responsabili di una coltivazione, la vite, che, con il suo vino, era tanta parte di quel patrimonio storico-culturale, paesaggistico – ambientale e così ricco di tradizioni. Tanto da trasformare il vino in un testimone importante, e, nella gran parte dei casi, il più importante di questo o quel territorio che del vino era l’artefice primo della qualità.
L’olivo, con il suo olio, aveva le stesse ragioni della vite con il suo vino, anzi qualcuna in più, soprattutto quelle legate alla cucina e alla tavola, alla salute del consumatore nel momento in cui non aveva l’alcol da giustificare. Ero, oltretutto, dopo i cinque anni che mi avevano visto dirigere l’Associazione delle Città del Vino, non solo convinto della validità dell’idea, ma, visto che coinvolgevo l’olivo e la mia terra, ancor più entusiasta. L’Associazione, con Carlo Valentini nei primi anni e, poi, nelle mani sapienti di Enrico Lupi, grande presidente sempre attivo, è una realtà che ha dato molto alla cultura dell’olio e, con essa, all’immagine nuova che vive e che, ancor più nel futuro, vivrà per i caratteri che esso esprime. Caratteri – ci tengo a sottolinearlo – che sono in piena sintonia con le esigenze del consumatore, in particolare quello che vuole dalla tavola una risposta, certo, al piacere e al gusto, ma, anche, al benessere fisico che l’olio è in grado di dare.
Un consumatore, grazie anche alle mirate iniziative delle Città dell’Olio, sempre più preparato ed esigente, con l’olio, per secoli panacea contro ogni male, che ha tutto per recitare una nuova parte, quella della prevenzione, con le sue proprietà e peculiarità, in particolare la sua fama di potente antiossidante essenziale per godere la salute. Una fama da consolidare al pari del rito dell’olio a tavola e in cucina con il coinvolgimento soprattutto dei ristoratori, da rendere i primi e i più importanti comunicatori dell’olio extravergine di oliva, quello della qualità legata al territorio.
Oggi l’Anco, forte di oltre trecentocinquanta soci e della sua “Carta dei Fondamenti”, che ha saputo anticipare i tempi e, come tale, di grande attualità, ha uno straordinario ruolo da giocare in questa fase di “Rinascimento” dell’olio, cioè del passaggio da un consumatore che non ha mai conosciuto l’olio, quello extravergine di oliva, o lo conosce solo per sentito dire, e un consumatore che dell’olio sa e vuole sapere tutto per le ragioni che prima sottolineavo. Oltretutto, a vent’anni è quasi d’obbligo un cambiamento, che, nel caso specifico delle Città dell’Olio, riguarda relativamente l’immagine, ma soprattutto la voglia di raggiungere nuovi traguardi e cogliere nuovi straordinari successi. I valori riportati nella “Carta dei Fondamenti” dell’Associazione, espressi in dieci punti nel documento che ha dato vita alle Città dell’Olio e che, come poco prima scrivevo, sono tutti di grande attualità, ha saputo anticipare i tempi al punto da poter programmare, oggi, i prossimi vent’anni.
Penso, in primo luogo, al valore del territorio quale contenitore di un ricco patrimonio di biodiversità e origine della qualità dell’olio, espressione di ambiente e paesaggio, come pure di storia e di cultura o, anche, quelli strettamente legati alle tradizioni. Un valore espresso nei fondamenti: 1. La città dell’olio esprime l’origine dell’olio e come tale la qualità; 2. E’ il luogo dell’ospitalità con consolidate tradizioni legate alla memoria storica del proprio territorio; 3. Tutela e promuove l’ambiente e il paesaggio olivicolo o, anche, 4. Diffonde la storia e la cultura espresse dell’olivo e dall’olio.
Penso, anche, all’impegno a eleggere l’olio, e non solo l’olio, testimone di questo territorio, come nei fondamenti: 5. Attiva, con la collaborazione dei produttori locali, il riconoscimento della denominazione di origine per una valorizzazione dell’immagine dei caratteri dell’olio dop sui mercati del mondo e per garantire il consumatore, e fondamento 7. Elabora, insieme con le altre città a d. o. e le istituzioni aderenti, norme capaci di tutelare e valorizzare le aree ad alta vocazione olivicola e gli ambienti storici dell’olio.
Nel fondamento 6 c’è l’attenzione alla biodiversità olivicola italiana, ricca di oltre 500 varietà autoctone, quando dice “Incentiva lo studio, la ricerca e la sperimentazione per una valorizzazione delle varietà locali ed i caratteri degli oli”. Per poi chiudere con un’attenzione speciale alla comunicazione di un mondo particolare, qual è quello dell’olivo e dell’olio, il fondamento 8. Programma la diffusione dell’olivo e la produzione dell’olio in stretto rapporto alle dinamiche del mercato; 9. Promuove seminari, incontri, dibattiti sui risultati relativi alla ricerca ed alla sperimentazione in campo olivicolo, con particolare attenzione alla qualità ed al suo stretto rapporto con la buona salute; punto 10. Partecipa alle iniziative per una informazione ed educazione del consumatore ad una corretta alimentazione.
Un insieme di impegni portati avanti con successo dall’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio con le sue articolazioni regionali, grazie a chi ha avuto, Antonini, ed ha, Lupi, la primaria responsabilità ed a quanti, collaborando con loro, hanno permesso di arrivare a vivere e festeggiare il suo ventesimo compleanno, e, credere che c’è per l’olivo e per l’olio un futuro ancora tutto da scoprire. E ciò è possibile con la continuità di tutti quelli che ci credono e s’impegnano a realizzare questo sogno.

( Pasquale Di Lena : Teatro Naturale- pubblicato il 29 agosto 2014 in Strettamente Tecnico > L’arca olearia)

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