Movimento dei Cristiano Sociali: “Scuotere le coscienze e non arginare il fenomeno della violenza sulle donne”

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L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. Come Cristiano Sociali non possiamo dimenticare che questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.
Non possiamo non ricordare che in Italia c’è una vittima ogni due giorni; aumentano al Sud e raddoppiano al Centro, mentre il Nord detiene il record di uccisione di donne in famiglia. La violenza sulle donne non è solo un problema delle Donne. È la forma più odiosa di negazione del progresso, della libertà, della cittadinanza. I confini di questa violenza travalicano da sempre i confini delle nazioni e delle civiltà, manifestandosi con una trasversalità di tempi, luoghi e culture. Ciò che rende oggi il fenomeno particolarmente drammatico e la sua diffusione crescente è il ritardo, anche nelle società più avanzate, a cogliere la gravità di una vera e propria emergenza sociale e politica.
Violenza domestica, violenza sessuale, stupro, stalking, tratta, prostituzione forzata: sono tutti termini entrati a fare parte del linguaggio comune ma che spesso restano solo parole e non suscitano ancora un vero e proprio dibattito sulle cause profonde di ciò che avviene quotidianamente per le strade e all’interno delle nostre case. Molti non vogliono vedere le radici antiche, profondamente ancorate alla nostra educazione, che portano ancora oggi a giustificare questa violenza sulle donne.
Ora noi sappiamo che non sarà un appello, una nuova Carta dei diritti, non saranno uno spettacolo, un documentario, un’inchiesta o un libro a fermare la strage delle donne; neanche le migliori leggi — pur necessarie — basteranno.
Eppure parlarne, scrivere, raccontare le storie, trovarsi numerosi, donne e uomini, andare nei teatri o nelle strade con un pensiero comune anti-violenza: tutto questo è un passo importante per capire. E capirci qualcosa aiuta noi a superare quel senso di turbata estraneità che ci prende davanti ai fatti di cronaca e aiuta magari le vittime, almeno alcune tra loro, a scuotersi e salvarsi in tempo.

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