Momentive, il Codacons replica alla Filctem CGIL:La salute dei cittadini e dei lavoratori è un diritto non un optional

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“Stupisce l’atteggiamento genuflesso della Filctem CGIL ancora una volta compiacente rispetto a temi sensibili, quali la localizzazione di industrie chimiche altamente inquinanti nel nostro territorio. La ricaduta occupazionale non va confusa con il diritto alla salute ed il rispetto di tutte quelle procedure a presidio di irrinunciabili e non negoziabili diritti costituzionali dei cittadini.

Le considerazioni espresse da ciò che resta di una delle principali rappresentanze sindacali, dopo i noti successi delle gestioni delle crisi GAM, ITR, Zuccherificio ecc., lascia basiti e denota una scelta di svendita alle multinazionali del nostro territorio non più accettabile, anche per gli effetti e per le inevitabili ricadute sul tessuto produttivo ed occupazionale, rappresentato non già dalle 20 unità non più assunte (molte delle quali, di sicuro altamente esperte e probabilmente provenienti da fuori regioni), ma anche e soprattutto dalle inevitabili e non calcolabili ripercussioni negative che tali localizzazioni provocano sulla qualità dell’agricoltura (e dei numerosi occupati che da generazioni ne gestiscono le innumerevoli e connesse attività) e sulla ricettività turistica (i cui interessi sembrano essere stati totalmente dimenticati dalla nostra cara CGIL).

Siamo in presenza non soltanto di una miopia normativa ed istituzionale frutto di abile disinformazione (visto che le azioni del Codacons rivendicavano il rispetto delle procedure di monitoraggio e valutazioni ambientali che nel caso delle autorizzazione della Momentive sono state, a nostro avviso, inspiegabilmente omesse e come tali censurate dinanzi ad organi giurisdizionali), quanto di una sintomatica sintonia con il Presidente di Assindustria.

Che cos’è, un invito al silenzio quello della Filctem CGIL? Un monito a tacere per non disturbare i padroni? Un timore di perdere il brand o la royalty di un diritto di critica forse troppo timidamente gestito ed esercitato in questi anni di sistematici fallimenti dei principali capitani di industria molisani?

E’ democrazia, questa? O un discutibile attacco al sacrosanto diritto di critica e alla doverosa attività di controllo sul rispetto della normativa sulla tutela dell’ambiente e della salute di cittadini e lavoratori? Se è tutto in regola, perché l’azienda rinuncia?

E, soprattutto, si è documentata il rappresentante della CGIL prima di prendere posizione oppure si è limitata a fare da portavoce degli imprenditori privati?

Allora stiamo ai fatti.

Il Codacons ha promosso un ricorso al Tar avverso i provvedimenti di autorizzazione, segnalando plurimi profili di violazione di legge e di carenza di istruttoria sia in materia ambientale che epidemiologica (vedasi la mancanza dei dati del cd. Registro dei tumori e l’assenza di quelle procedure di istruttoria e di valutazione ambientale che la vigente normativa impone) che evidentemente erano fondati, se solo pochi giorni dopo, il Comune di Termoli, che aveva rilasciato le autorizzazioni edilizie -forse con troppa fretta e troppa disinvoltura – ha immediatamente fatto marcia indietro, annullando tutto in autotutela e riscontrando addirittura vizi di nullità degli atti.

Pretendere che siano rispettate le regole in materia di industrie inquinanti a difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini è un dovere, non un optional che può essere barattato secondo le convenienze. Dovrebbe saperlo bene perfino la CGIL”.

Per il Codacons Molise

Avv. Giuseppe Ruta

Avv. Massimo Romano

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