Il Censis: dal 2008 perse 47 mila imprese manifatturiere. Otto milioni gli italiani “inutilizzati”

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Con la prima ondata di crisi, tra il 2008 e la fine del 2014 l’Italia ha perso più di 47 mila imprese manifatturiere, con una flessione vicina all’8%,nell’ultimo anno la riduzione nel comparto è stata dell’1,1%, con una fuoriuscita di oltre 5.700 imprese.  E’ quanto rivela il Censis nel suo 48esimo rapporto sulla situazione sociale del paese.  I comparti in maggiore sofferenza sono quelli dei prodotti in legno, dei mobili, della produzione di pc e di prodotti elettronici, il tessile, i prodotti farmaceutici, la produzione di macchinari, le apparecchiature elettriche e i prodotti in metallo. In questi comparti la flessione del numero di imprese, tra il 2008 e il terzo trimestre del 2014, è stata superiore al 10%. La riduzione del numero di imprese manifatturiere si è accompagnata a una drastica riduzione del valore aggiunto, in caduta libera del 17% tra il 2008 e il 2013.  L’Italia  ha rivelato performance eccellenti sui mercati esteri. A eccezione del 2009, il livello delle esportazioni ha continuato a crescere, ma soprattutto continua l’ascesa dei valori medi unitari all’export dei principali prodotti manifatturieri. Continuano a crescere le esportazioni di prodotti hi-tech, ovvero a elevato contenuto tecnologico: dalla farmaceutica alle Ict, dall’aerospazio alle apparecchiature elettroniche e di precisione, con una variazione di oltre il 6% tra il 2012 e il 2013, e del 35% rispetto al 2008. Ma crescono costantemente anche le esportazioni dei principali comparti a media tecnologia, che rappresentano ben il 36% del valore complessivo delle esportazioni italiane.Investimenti a picco, nel 2013 si è registrato il valore più basso degli investimenti, a prezzi costanti, degli ultimi tredici anni. Considerando la fase più acuta della crisi (dal 2008), la flessione delle spese produttive è stata superiore al 23%. Si sono ridotti di più di un quarto gli investimenti in hardware (-28,8%), costruzioni (-26,9%), mezzi di trasporto (-26,1%), ma anche le spese per macchinari e attrezzature hanno registrato una flessione del 22,9%. Se si considera l’ammontare degli investimenti realizzati nel 2007 come benchmark (369 miliardi di euro), spiega il Censis, si può dire che da allora fino al 2013 c’è stata una mancata spesa cumulata per investimenti superiore a 333 miliardi di euro. Al contrario dal 2008 a oggi il margine operativo lordo delle imprese si è mantenuto elevato e a tratti crescente, il patrimonio netto disponibile delle imprese, oltre a essere 5,8 volte l’ammontare degli investimenti fissi lordi, rileva un andamento crescente. Una discrasia che per il Censis, non ha precedenti. Le risorse liquide disponibili sono passate dai 238 miliardi di euro del 2008 ai 279 miliardi del 2013 (+17,3%).  Se il grande capitalismo familiare italiano appare quasi sotto assedio, resta, questo il parere del Censis, una carta vincente per il paese il microcapitalismo di territorio.
Ancora nel primo semestre del 2014 le esportazioni degli oltre 100 distretti industriali (che contribuiscono per più di un quarto del valore aggiunto manifatturiero del paese) sono cresciute del 4,2%, in termini tendenziali, a fronte di un incremento dell’1,2% dell’export manifatturiero complessivo. Nel 2014 il fatturato dei distretti è stimato in crescita del 2,2% e del 4,7% nel 2015.
L’Italia ha un capitale umano non utilizzato di 8 milioni di individui. Lo sottolinea il capitolo su “La società italiana al 2014” del 48esimo Rapporto Censis, in cui si punta il dito sull’incapacità di ottimizzare i nostri talenti. “Siamo un paese dal capitale inagito anche perché non riusciamo ancora a ottimizzare i nostri talenti”. Agli oltre 3 milioni di disoccupati si sommano quasi 1,8 milioni di inattivi perché scoraggiati. E ci sono 3 milioni di persone che, pur non cercando attivamente un impiego, sarebbero disponibili a lavorare. È un capitale umano non utilizzato di quasi 8 milioni di individui. Più penalizzati sono i giovani. I 15-34enni costituiscono il 50,9% dei disoccupati totali. E i Neet, cioè i 15-29enni che non sono impegnati in percorsi di istruzione o formazione, non hanno un impiego né lo cercano, sono in continua crescita: da 1.832.000 nel 2007 a 2.435.000 nel 2013″. “C’è poi il capitale umano sottoutilizzato”, prosegue il Rapporto, “composto dagli occupati part time involontari (2,5 milioni nel 2013, raddoppiati rispetto al 2007) e dagli occupati in Cassa integrazione, il cui numero di ore è passato nel periodo 2007-2013 da poco più di 184.000 a quasi 1,2 milioni, corrispondenti a 240.000 lavoratori sottoutilizzati. E c’è anche il capitale umano sottoinquadrato, cioè persone che ricoprono posizioni lavorative per le quali sarebbe sufficiente un titolo di studio inferiore a quello posseduto: sono più di 4 milioni di lavoratori, il 19,5% degli occupati. Il fenomeno dell’overeducation riguarda anche i laureati in scienze economiche e statistiche (il 57,3%) e persino un ingegnere su tre”.La contraffazione vale 6,5 mld. In Italia il mercato della produzione e vendita di merci contraffatte ha un valore di 6,535 miliardi di euro. “Se fossero stati venduti gli stessi prodotti sul mercato legale”, stimano i ricercatori dell’istituto, “si sarebbero avuti 17,7 miliardi di euro di valore di produzione aggiuntiva, con conseguenti 6,4 miliardi circa di valore aggiunto; acquisti di materie prime, semilavorati e servizi dall’estero per un valore delle importazioni pari a 5,6 miliardi di euro; la produzione degli stessi beni in canali ufficiali avrebbe richiesto circa 105 mila unità di lavoro a tempo pieno”.
Alfredo Magnifico

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