I dipendenti del Savoia: la questione è solo politica.

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savo1Doveva essere una normale conferenza stampa, organizzata dai 5 dipendenti della Fondazione Teatro Savoia, invece si è trasformata in un piccolo sit-in a cui hanno preso parte artisti molisani, amici e cittadini sensibili alla paventata chiusura del Teatro cittadino più rappresentativo: Il Savoia.
Una vicenda, questa, che da settimane ha visto crescere sempre più l’attenzione nei suoi confronti, all’avvicinarsi del famigerato 31.12., giorno previsto per lo scioglimento della Fondazione, con la conseguente chiusura del Teatro ed il licenziamento dei 5 dipendenti in forze al Teatro.

Nelle ultime 24 ore, però, sembra essersi mosso qualcosa, infatti a seguito di un incontro tenutosi ieri sera tra Rosario De Matteis e Nico Ioffredi, pare che una ipotetica strada per una soluzione si stia trovando, che vede un “passaggio di consegne” tra Provincia e Regione sia della struttura che del personale.
Fino a qualche giorno fa le posizioni erano parecchio distanti in quanto la Provincia era disposta a cedere in comodato d’uso gratuito il Savoia, mantenendone la proprietà, mentre la Regione quella titolarità la reclamava, accollandosi da quel momento le spese di mutuo della struttura, ma non riconoscendo all’Ente provinciale quanto speso fin ora.
Insomma, posizioni tutte politiche e che non lasciavano sperare bene per il proseguo della trattativa.
Ieri, invece, forse a causa del clamore che la questione iniziava ad assumere la politica si è data una sveglia tant’è che in poche ore una soluzione, oggi al vaglio della Corte dei Conti per le valutazioni del caso, sembra esserci.
Una proroga della proroga comunque è già stata accordata e sembra offrire qualche settimana di respiro a dipendenti e struttura, sempre nell’ottica di una soluzione definitiva che tutti attendono.
Questo, per sommi capi, quanto affermato da Giancarlo di Leonardo, portavoce dei dipendenti, che ha anche diramato una nota che si allega.
La presenza dei 5 durante l’incontro con la stampa è stata confortata anche da alcuni personaggi noti al mondo locale dello spettacolo e della cultura. Tra loro Adelchi Battista, Pietro Mignogna, Giorgio Careccia e Stefano Sabelli.
Careccia ha voluto confermare che dietro ai 5 dipendenti esiste un mondo composto da artisti che in quel teatro hanno visto i loro inizi di carriera e che sono pronti a sposare la causa per salvare il Teatro in tutte le forme che dovrebbero risultare necessarie.
Sabelli, invece, che in quel teatro ci ha vissuto anni, ha accusato la politica in genere di essere stata poco lungimirante, facendo in modo che il Savoia non rientrasse nel circuito dei Teatri Stabili italiani, modalità questa che avrebbe scongiurato tali eventi negativi sin da subito, trovando risorse anche dai capitoli di Enti ministeriali.
A prescindere comunque, dalle singole idee e posizioni, la cosa che più si è percepita è quanto quella struttura e la sua sopravvivenza stia a cuore agli artisti ma anche ai semplici cittadini che si sono detti pronti a manifestare a favore del Savoia.
Adesso, come ha ben detto Giancarlo Di Lonardo, la parola passa ai politici, in quanto a loro spetta prendere le decisioni. La presenza tra il pubblico del senatore Ruta e di Antonio Battista, forse casuale forse no, lascia immaginare che da oggi anche la classe dirigente si porrà in maniera più pragmatica e decisa verso una questione che in termini sociali, oltre che culturali, ricopre grande importanza..
savo2La Lettera dei Dipendenti.
Carissimi Amici,
non ci sono parole per definire l’enorme vicinanza che abbiamo ricevuto in questi giorni, e la vostra presenza qui lo dimostra.
Tale iniziativa si è resa necessaria dopo i nostri innumerevoli appelli fatti sulla possibilità che il Teatro Savoia poteva essere chiuso; i nostri appelli sono caduti nel vuoto.
Il presidente De Matteis ha dichiarato: “Se le cose rimangono così, il Teatro Savoia è destinato a chiudere”; ed è per questo che noi siamo qui, per non far rimanere le cose così, non dobbiamo permettere che le cose rimangono così, chiediamo di mettere in campo tutte le iniziative possibili ed impossibili per non far rimanere le cose così.
Noi ci chiediamo come sia soltanto immaginabile chiudere un luogo che l’Italia ci invidia, questo Teatro è stato classificato tra i primi cinque teatri più belli e meglio conservati d’Italia per la sua dimensione (300-500 posti). E noi lo chiudiamo.
Facciamo un breve viaggio tra le conseguenze di tale chiusura:
La conseguenza immediata è il nostro licenziamento, altre 5 famiglie che cadono nel baratro della disoccupazione, ma questo non fa notizia, ci teniamo a precisare che noi siamo direttamente interessati come lavoratori, ma non bisogna sottovalutare l’indotto che il teatro porta con se, e non mi riferisco solo alle attività commerciali, ma parliamo anche delle ricadute che tale chiusura può comportare per tutto il centro; amici questa città non può vivere solo nei centri commerciali, e non andiamo oltre.
Ci vogliamo soffermare su un altro aspetto che ci sta a cuore, negli ultimi anni, nel Molise, e noi di questo siamo testimoni viventi, nonché sostenitori, sono emersi una quantità innumerevole di talenti artistici, che vanno dagli attori ai registi, dagli scenografi ai costumisti e quant’altro, che non ha eguali nella storia di questa regione, e allora perché e ci richiediamo perché bisogna tarpare le ali a questi ragazzi che chiedono solo di esprimere la loro arte.
In ultimo, ma fondamentale, la conseguenza cade su tutti noi, chiudere un servizio alla cittadinanza non è mai bello, ma privarli della fruizione culturale somiglia ad un delitto; abbiamo letto da qualche parte: “La civilizzazione di un popolo si misura dalla quantità di cultura che riesce a produrre”; quindi chiudendo un luogo nato e deputato a produrre cultura, ci stiamo automaticamente de-civilizzando, imbarbarendo; non ci sembra questa la missione assegnataci, anzi è il contrario.
La soluzione a tutto questo c’è, ed è una soluzione politica, e la politica deve affrontarla, ma non tenendo conto delle appartenenze ai partiti, la cultura non ha appartenenza, ma bensì col buonsenso, con il famigerato “comportamento del buon padre di famiglia”, come dice la legge.
Siamo più chiari: Noi non cerchiamo colpevoli, ma risolutori, cioè coloro che portano idee costruttivi e fattibili sulla soluzione alla questione Teatro Savoia.
Concludiamo:
noi ci siamo, siamo stati per 10 anni le braccia e le gambe di questo teatro e continueremo a farlo; il pubblico ne è la voce e più questo sarà numeroso e più questa voce si farà sentire forte, il 31 dicembre però si spegnerà il cervello, evitiamolo, così TUTTI insieme potremo continuare ad essere la cosa più importante per il nostro Teatro : il suo cuore pulsante.

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