Esplosione Pandemia? occhio ai 3,3 milioni di occupati in nero

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Dai diversi centri ricerca vengono fuori dati allarmanti sulla situazione del mercato del lavoro  e viene fuori che sono 3, milioni 701 occupati irregolari in Italia; 220 mila possono essere ricondotti alle attività agricole, oltre un milione Colf, tate e badanti in nero, mentre in edilizia operano, oltre 400mila lavoratori irregolari, di cui circa 200 mila migranti non comunitari, oltre un milione nel commercio e nelle attività turistiche ristorative.

Un’Economia non osservata che genera una ricchezza di circa 300 miliardi di euro ,con un’evasione fiscale di oltre 50 miliardi.

Questo lavoro nero, sommerso, innanzitutto è pericoloso perché il più delle volte è movimentato da organizzazioni malavitose, ma soprattutto per la forte concorrenza sleale che esercita nei confronti dell’occupazione regolare, da un lato ci sono tante aziende che rispettano le regole e dall’altro chi non lo fa.

In tutti i segmenti della produzione i tassi di crescita del lavoro irregolare riflettono il degrado che può portare la diffusione di condizioni lavorative non protette.

Significativo è anche il gap salariale tra lavoratori regolari e irregolari, da analisi del Mef in agricoltura il salario orario regolare si aggira intorno a 10 euro, mentre quello corrisposto in media a un lavoratore dipendente irregolare è inferiore di poco meno di 4 euro.

Nel mondo delle tate, colf, badanti: il sommerso è la regola sull’onda di un tacito accordo tra datore di lavoro e lavoratore, alimentato dalla mancanza di norme chiare e incentivi per regolare le prestazioni fisse o part-time per la cura dei bambini, anziani, disabili o semplicemente della casa, l’incidenza del nero resta altissima, pari al 55% del lavoro totale.

Il nero è un fenomeno congenito a queste prestazioni private, poco e difficilmente controllabili, il sommerso resta alto, distorce il mercato, logora l’economia, spinto dall’interesse contrapposto ma univoco tra lavoratore e datore di lavoro, per contrastarlo e favorire l’emersione la prima arma da attivare è la deduzione del costo del lavoro, come accade nel resto d’Europa.

Se si deducesse il costo del lavoro, il datore non ricorrerebbe al nero perché godrebbe dei benefici legati al minor costo della prestazione e non si esporrebbe ai costi altissimi di una denuncia, occorrerebbe inserire nella prossima legge di Stabilità la deducibilità del lavoro domestico.

Una misura necessaria per un mercato che non conosce crisi: dati alla mano, sono oltre 2mln le famiglie che si avvalgono dei collaboratori domestici per una spesa complessiva di 19,3 miliardi, un valore che negli ultimi quindici anni è cresciuto del 22%. Secondo i dati Inps, in Italia nel 2014 i collaboratori domestici erano per il 46% di un’altra nazionalità europea, e il 31% provenienti da paesi terzi.

Occorre portare avanti una crociata che tenga conto dell’esercito dei lavoratori in nero, lavoratori “invisibili” li ha definiti il Parlamento europeo, perché non sono destinatari di un contratto regolarmente registrato e svolgono lavori informali, senza benefit di sicurezza sociale e senza assistenza sanitaria, parte di economia sommersa, ignota al fisco e alla previdenza.

Se questi lavoratori non vengono regolarizzati non si possono applicare i protocolli di sicurezza, e quindi neanche dotarli di dpi, mascherine, gel igienizzante, igienizzazione dei macchinari previsti. con il  rischio di avere lo scoppio di focolai di Covid19 nei cantieri ,nei campi e nelle famiglie.

La regolarizzazione dei migranti deve essere fatta, deve essere generalizzata, in agricoltura, ma in edilizia e per colf e badanti, nei ristoranti etc.

La regolarizzazione diventa uno strumento di tutela sanitaria, perchè il nero può diventare un focolaio, non solo per i lavoratori ma anche per i cittadini: la vecchietta che si fa rifare il bagno rischia di trovarsi davanti un lavoratore irregolare che non è stato formato sulle misure di sicurezza anti-Covid, non gli sono state date le mascherine, non sono stati sanificati gli strumenti, non sa che non deve utilizzare in maniera promiscua il martello e la sega.

C’è proprio un tema di sicurezza sanitaria al di là del fatto che uno sia d’accordo o no a livello etico e morale ,noi come Confintesa riteniamo che sia giusto farlo con criteri di giustizia sociale”

al di là del tema se è giusto o sbagliato, è utile farlo. Per la salute degli italiani serve regolarizzare gli immigrati nei cantieri, come nei campi e tra colf e badanti, al fine di fornirgli anche quegli strumenti di tutela e protezione, e anche permettergli di avere un medico di famiglia.

Oggi che maggiore è l’attenzione del governo sulle norme di sicurezza e di anti pandemia non può non agire contemporaneamente con vigilanza e del controllo per debellare il lavoro nero e l’evasione fiscale.

Alfredo Magnifico

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