Legge di Stabilità e Comunità Montane: discussione in Consiglio regionale

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Presieduto dal Presidente Salvatore Micone si è svoltoil 10 novembre 2020 il Consiglio regionale. Il Presidente della I Commissione Andrea Di Lucente ha illustrato, con una relazione riassuntiva, le risultanze dell’indagine conoscitiva svolta ai sensi dell’art. 20 della Legge di stabilità regionale, la n. 4 del 2019, compiuta dalla sua Commissione e conclusa nel dicembre dello stesso anno.
Ne è seguito un dibattito in cui sono intervenuti i Consiglieri Fanelli e Greco.
Il Consiglio ha quindi votato all’unanimità la presa d’atto delle risultanze dell’indagine condotta alla I Commissione.
Nello specifico Di Lucente ha spiegato che il mandato ricevuto dal Consiglio con la legge 4/2019 era quello svolgere un’indagine sullo stato dell’arte delle liquidazioni dei singoli enti e, eventualmente, proporre al consiglio un percorso da seguire per l’ultimazione della procedura.

“L’indagine conoscitiva – si è rilevato ancora nella relazione della Commissione- è partita dall’attuale quadro normativo entro il quale potersi muovere. Dopo la messa in liquidazione delle Comunità Montane il percorso individuato dalla legge regionale era quello dell’associazionismo tra comuni, affinché i servizi potessero essere gestiti per conto di più territori, ottimizzando le economie di scala ed evitando particolarismi che avrebbero danneggiato il servizio stesso. Al contempo, la sede individuata come ottimale affinché questo associazionismo possa prendere forma erano le Unioni dei Comuni, organismi che, di fatto, non sono mai decollati né sono riusciti a prendere il posto delle Comunità Montane.
Non sono riusciti a far transitare nelle proprie fila i dipendenti, non sono riusciti a farsi carico di servizi essenziali come la gestione delle strade, delle strutture e dei beni delle Comunità Montane. Di fatto, sono enti doppione senza un reale impulso all’attività. A fronte di questo mancato decollo, la liquidazione degli enti comunitari si è arrestata, sebbene la normativa abbia da subito fissato tempi stretti per la dismissione delle Comunità. A distanza di anni, il timore è che la gestione liquidatoria si protragga per tempi ancora lunghi”.
Per chiarire la situazione, nel corso dell’indagine conoscitiva, sono stati chiamati in audizione i Commissari degli Enti montani oltre ad alcuni tecnici, per spiegare nel dettaglio i motivi che ostano alla conclusione delle procedure. Nel frattempo sono stati acquisiti agli atti decreti commissari, affidamenti di servizi, incarichi firmati dai commissari, oltre che le periodiche relazioni che il Servizio Riforme Istituzionali, controllo enti locali e subregionali.
I Commissari alla luce delle audizioni e della documentazione acquisita, hanno quindi evidenziato come siano emersi alcuni nodi da dover dirimere prima di procedere alla conclusione della procedura di liquidazione.
Il primo aspetto è legato ai dipendenti. Attualmente – è stato specificato- sono in capo alle Comunità Montane circa 46 dipendenti per i quali si apriranno due strade: transitare presso altri enti territoriali, oppure vedersi collocare in mobilità, ai sensi degli articoli 33, 34 e 34bis del D.Lgs 165/2001. Al termine dei 24 mesi di mobilità, coloro che non avranno trovato un ente territoriale nel quale lavorare, vedranno cessato il proprio contratto di lavoro. Si tratta comunque di un’eventualità che il Consiglio dovrà assolutamente affrontare prima di procedere con ulteriori decisioni.
Altro nodo che è emerso nel corso dell’indagine – si è sottolineato- è l’impossibilità di dismettere in blocco il patrimonio dei singoli enti comunitari. All’interno trovano posto centri commerciali mai entrati in funzione, piscine frutto del consorzio di diversi comuni, boschi, strade interpoderali. Attualmente le gestioni commissariali, o almeno la maggior parte di loro, garantiscono l’ordinaria manutenzione di beni che, però, continuano a deperire e a perdere di valore. Le aste esperite sono andate deserte contribuendo ad impantanare le liquidazioni.
L’ultimo nodo da sciogliere –si è aggiunto nella relazione- resta quello dello svolgimento in forma associata delle funzioni dei singoli comuni.
La legge regionale esiste – è stato ricordato- non ha mai portato al decollo di questi nuovi organismi che dovrebbero prendere il posto delle Comunità Montane, ereditandone compiti, patrimonio e dipendenti. Alcune Unioni sono state liquidate prima ancora di partire. Serve, quindi, una revisione normativa alla luce di quanto avvenuto nel corso degli anni e a partire dall’esperienza molisana. Senza la possibilità di garantire associazionismo tra i Comuni, non si potrà chiudere definitivamente la liquidazione degli enti montani.
A margine di questa analisi (e comunque non secondario come problema)- hanno scritto poi i Commissari- resta la peculiarità della Comunità Montana “Molise Centrale”, ente che si occupa della discarica di Montagano, sito presso il quale conferiscono mediamente 50 comuni della provincia di Campobasso. Garantire la prosecuzione di tale servizio resta prioritario per l’intera area del Molise Centrale.

Alla luce di quanto premesso, la I Commissione ha dunque individuato una serie di punti sui quali avviare la riflessione in Consiglio:
l’avvio delle procedure per la realizzazione dell’Ufficio stralcio al quale delegare la prosecuzione dell’attività liquidatoria con l’individuazione di un commissario unico, con l’eccezione della Comunità Montana “Molise Centrale”;
la previsione di un percorso di liquidazione personalizzato per la Comunità Montana “Molise Centrale”;

· la redazione di un Piano unico delle liquidazioni all’interno del quale definire i percorsi da seguire per l’alienazione dei beni, per la loro gestione qualora all’interno siano presenti uffici regionali, per il passaggio di funzioni, per i rapporti con i Comuni (in particolare per le quote associative);

· nel pieno rispetto delle prerogative dei Comuni, enti dotati di propria autonomia, l’avvio di un’interlocuzione con gli stessi per arrivare al processo di mobilità e al successivo transito ad altro ente dei dipendenti;
la previsione di una ricognizione semestrale dell’attività dell’Ufficio Stralcio;

· per quanto riguarda le competenze dell’Assemblea regionale, l’avvio della revisione della legge regionale 27 gennaio 2016, n. 1 (Disciplina dell’esercizio associato delle funzioni e dei servizi comunali) affinché venga dato nuovo slancio alla possibilità da parte dei Comuni di provvedere alla gestione associata, ereditando una parte delle competenze ancora in capo alle Comunità Montane.

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