Termoli/ Pescatori italiani sequestrati in Libia, mozione dei consiglieri Balice e Miele

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Piena solidarietà ai pescatori Italiani da tempo sequestrati e trattenuti in Libia.

Con una mozione dei consiglieri comunali Nicola Balice (primo firmatario) ed Enrico Miele, nel prossimo consiglio comunale sarà chiesto all’assise di “Sollecitare il Governo italiano affinchè si adoperi attivamente e celermente per ottenere la loro liberazione”.

Due pescherecci di Mazara del Vallo e i relativi equipaggi sono ostaggio della marina militare libica facente capo alla fazione del generale Haftar Khalifa Belquasim dal primo settembre scorso. Sono stati fermati in acque internazionali dove si trovavano per le consuete battute di pesca ma, sotto minaccia dei militari armati, sono stati costretti ad ormeggiare nel porto di Bengasi dove si trovano attualmente in attesa di novità. Una situazione paradossale per la quale, attualmente non si hanno ancora notizie certe.

Nelle acque internazionali tra Italia e Libia – si legge nella mozione a firma di Balice e Miele – si sono svolti altri accadimenti non chiari: altri due pescherecci battenti bandiera italiana sono riusciti a fuggire dalla cattura ad opera di imbarcazioni militari libiche, senza però nel frangente, evitare il sequestro del Primo Ufficiale e del Comandante della nave”.

La cosa che ha più destato perplessità è la proposta avanzata al Governo italiano da parte di Haftar, in cambio della liberazione dei nostri italiani è stata chiesta la scarcerazione di quattro cittadini libici già colpevoli del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di omicidio plurimo per la morte di una cinquantina di immigrati irregolari lasciati soffocare nella stiva delle proprie imbarcazioni durante il trasporto illegale verso le coste italiane.

Abbiamo – conclude la mozione congiunta di Balice e Miele – ritenuto opportuno sollecitare l’opinione pubblica e le amministrazioni locali a intervenire esprimendo una posizione di solidarietà ai pescatori italiani sequestrati in Libia e alle loro famiglie, anche al fine di sollecitare all’azione il Governo italiano, a tutela del prestigio e della sovranità nazionale”.

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