La corruzione e le ‘segnalazioni’, il 55% dei giovani trova lavoro grazie ai parenti

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Secondo indagini Istat solo quattro giovani su dieci si rivolgono ai centri pubblici per l’impiego per trovare lavoro.  Il 55% invece ricorre alla ‘mediazione’ di parenti e amici, anche se grande indignazione mediatica ha destato la vicenda che ha coinvolto il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi.   Un canale istituzionalizzato, quello delle ‘segnalazioni’ dovuto alla scarsità dei canali di informazione e dalle inefficienze del sistema pubblico di intermediazione”. Come per l’insieme delle persone in cerca di occupazione, anche per i giovani la scelta di affidarsi alla rete informale, non istituzionale, “si riduce all’aumentare del livello di istruzione perché diventano praticabili altri canali di ingresso”.
Tra la ‘segnalazione’ e il centro per l’impiego, ci sono la richiesta diretta al datore di lavoro e le inserzioni sulla stampa o l’utilizzo del web, praticati da circa un quarto dei giovani.  La quota di ingressi relativi all’area del lavoro autonomo si colloca intorno al 6%, con una marcata prevalenza della componente maschile che acquista però canale d’ingresso relativamente significativo solo nel Mezzogiorno. La collocazione tramite parentele è diventato un canale ufficiale,se sommassimo ciò che viene intermediato da strutture pubbliche, agenzie, privati, scuole e università arriveremmo ad un numero significativamente più basso rispetto a quello che si otterrebbe con relazione bilaterali, al di fuori della strumentazione istituzionale”, la segnalazione di parenti e amici, appunto, spiegava ancora la scorsa settimana Poletti.  Ciò nonostante, i centri pubblici per l’impiego “difendono il loro ruolo, sicuramente più moderno ora rispetto ad un passato non troppo lontano quando venivano considerati “l’anagrafe della disoccupazione”
Alfredo Magnifico

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