LARINascita: il piano di riorganizzazione sanitario è fallace e necessita radicali correzioni

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sanità3Merita Dopo aver preso atto del provvedimento dirigenziale dell’Asrem n. 1455 del 23 dicembre 2013, attraverso il quale si è provveduto a rendere attuativa la riorganizzazione aziendale della macro area ospedaliera e della macro area territoriale molisana in coerenza con il Piano Operativo 2013/2015, ci si può facilmente accorgere, come già sottolineato da più parti, che di fatto è stata sancita la chiusura dell’ospedale Vietri di Larino oltre che del nosocomio venafrano.

Infatti, a seguito del provvedimento dell’Asrem il nosocomio frentano oltre ad ospitare la sede amministrativa per le attività distrettuali sarà considerato come poliambulatorio specialistico dotato di servizi di supporto, con piccola chirurgia ambulatoriale. Sarà inoltre destinatario di posti letto per la riabilitazione extra ospedaliera e cure intermedie, camera iperbarica oltre a diventare sede di RSA e dell’Hospice Regionale. La struttura sarà dotata di un punto di primo soccorso a gestione diretta del personale del 118 con possibilità di osservazione breve.
Sarebbe molto riduttivo oltre che emblema di campanilismo ottuso considerare il tema sanità regionale soltanto dal punto di vista del futuro dell’ospedale frentano, sicuramente il più penalizzato dalla riorganizzazione predisposta, ma pure estendendo l’osservazione all’intero piano di riorganizzazione sanitario approntato e quindi all’offerta di assistenza sanitaria che verrà erogata ci si rende conto che il “dinamismo” col quale è stato definito dal Presidente della Regione Frattura è davvero difficile da scorgere tanto che l’”apertura ad eventuali modifiche” dello strumento amministrativo dovrà forse estendersi a “radicali correzioni” se si vorrà invertire realmente la rotta in chiave di razionalità, efficienza economica e efficacia di un servizio sanitario capace di garantire assistenza di qualità.   
Appare necessario preliminarmente ristabilire l’equilibrio dell’offerta sanitaria regionale innanzitutto relazionandola con l’esigenza di assistenza e ridistribuendola nell’intera Regione nell’ottica di una efficiente riorganizzazione sanitaria. E’ impensabile che ci sia ancora un forte sbilanciamento dell’offerta sanitaria verso una zona della Regione, specie se si considerano le strutture private, e una insufficiente copertura assistenziale per la parte di territorio maggiormente popoloso vale a dire con maggiore esigenza di sanità.
Pur condividendo il principio della complementarietà delle strutture pubbliche ospedaliere presenti sul territorio e la scelta di tre centri di riferimento quali Campobasso, Isernia e Termoli, prima ancora di vagliare che tipo di offerta sanitaria di qualità saranno capaci di erogare queste strutture in termini di discipline specialistiche e cura di acuzie ed urgenze, non è chiaro come si possa realizzare l’integrazione delle altre strutture della Regione, Larino e Venafro ad esempio, se esse, in base all’atto dirigenziale, vengono talmente ridotte all’osso che parlare di “poliambulatori”, luogo di prima assistenza e cura di malattie di diverse specialità mediche, è eufemistico. Anche la complementarietà quindi andrebbe rivista distribuendo le specialità dell’offerta sanitaria regionale sul territorio pur garantendo a tutti i presidi ospedalieri i livelli essenziali di assistenza. Eccellenze ripartite sul territorio ed efficienti così da permettere di offrire assistenza anche ai cittadini extraregionali e consentire di invertire la rotta dei rimborsi delle prestazioni sanitarie erogate da altre regioni. Nello specifico, il Basso Molise non può certamente essere affidato alle cure di un solo presidio sanitario per giunta nelle condizioni del San Timoteo di Termoli già sovraccarico rispetto alle prestazioni che è capace di offrire. Lo denunciano i medici e gli operatori sanitari. Sarebbe opportuno che il Vietri e il San Timoteo vengano sì visti come integrativi ma anche che i reparti distribuiti tra le due strutture siano capaci di garantire ad entrambe la capacità e l’efficienza per poter erogare servizi assistenziali essenziali e almeno una specialità dell’offerta sanitaria regionale pur nella consapevolezza che alcune attività mediche specialistiche come oculistica e chirurgia vengono già praticate tanto da risultare “trainanti” e nonostante ciò si tende ad eliminarle.
Ancora, nella riorganizzazione sanitaria approntata si è usata volutamente una certa parsimonia nel ridurre il carico in termini economici prodotto dalle tante strutture sanitarie private che gravano sul fondo regionale. E’ evidente la sovrapposizione dell’offerta sanitaria privata su quella pubblica che risulta solo controproducente per le casse della Regione, eppure non è stato posto un freno a tale condizione anzi, pur di rimanere inalterati gli equilibri politici, – se solo si considera che uno dei maggiori partner privati nel campo sanitario fa riferimento al gruppo del deputato europeo Patriciello, punto di riferimento di Rialzati Molise, movimento a sostegno del centrosinistra di Frattura – si è quasi cercato di implementare la disponibilità in favore delle strutture private che invece dovrebbero essere pensate come centri specialistici d’eccellenza e tali dovrebbero essere considerati e finanziati all’interno del riconoscimento economico ad essi destinato. Stesso discorso dovrebbe valere per la mole degli accreditamenti elargiti ai laboratori e altri centri sanitari privati pure essi gravanti sulla spesa sanitaria pubblica.
Come è ovvio, rappresentando la sanità il maggiore settore economico della Regione Molise, la politica la fa da sovrano ed infatti si registrano interventi provenienti dal centrosinistra e dal centrodestra tra i più vari e bizzarri. Siamo solo all’inizio della riorganizzazione sanitaria targata Frattura e già si levano gli strali di chi quando è stato chiamato a gestire la sanità regionale ha contribuito a ridurla ad un colabrodo e le fughe repentine dei soliti professionisti della politica che non essendo neppure pienamente consapevoli del contenuto dei vari atti preferiscono prendere le distanze da determinate scelte molto delicate e rischiose specie in termini elettoralistici. Si sa, quando si tocca la sanità, l’elettore si sente leso!
Riguardo il territorio frentano, non si può fare a meno di notare invece come già nell’incontro di settembre, tenutosi nell’aula consiliare, il Presidente Frattura era stato chiaro su quali erano le intenzioni per la riorganizzazione sanitaria regionale e quale futuro sarebbe spettato al Vietri di Larino, eppure non sono mancati gli incontri e gli interventi pubblici pronti a rimarcare la necessità di riconsiderare le decisioni assunte attraverso l’atto dirigenziale di dicembre.
A settembre, sia l’amministrazione comunale che il Comitato civico frentano, nel ringraziare il Presidente Frattura, forse per la clemenza usata?, si dicevano fiduciosi che l’ospedale Vietri era salvo, che sarebbe stato comunque salvaguardato, come promesso, e che avrebbero loro vigilato affinché ad esso venisse riconosciuta la dignità degli altri nosocomi regionali. Ad oggi, al netto di baci, abbracci e strette di mano confidenziali, a seguito delle recenti decisioni dell’Asrem, rimane soltanto un’avversità di facciata che lungi dall’informare la cittadinanza sul reale stato di definitivo dimensionamento del Vietri è tesa solo a coprire le decisioni di chi governa. Tutta altra è infatti la reazione che si sta avendo oggi rispetto alle tante e diverse manifestazioni di protesta che si organizzavano all’epoca delle decisioni del governo di centrodestra e di Iorio, eppure l’esito non è diverso.
L’amministrazione comunale frentana invece, pur essendo ora nuova e di centrosinistra, non ha cambiato i metodi. Sulla sanità, silenzio assordante vigeva con Giardino e silenzio connivente appare regnare nell’amministrazione Notarangelo. Sicuramente per loro sarà necessario creare quel tavolo di confronto e trattativa col Presidente della Regione in cui far riconoscere l’importanza della presenza del Vietri e dove soprattutto far valere quel peso politico che non hanno affatto. Tutto già sentito, già visto e nessun cambiamento, solo il preludio di un prevedibile esito infausto.
Sarebbe opportuno allora, ora più che mai, che a Larino si iniziasse ad attuare quella programmazione di un futuro concreto e diverso, svincolato dai servizi pubblici che fino ad oggi hanno garantito alla cittadina larinese di avere un’economia reale, sempre se si hanno le idee, le capacità e la possibilità.   
Movimento LARINascita
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