Non diamo tutta la colpa ai ragazzi, siamo noi ad aver perso un poco alla volta il senso di comunità

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Oggi si tende a colpevolizzare i giovani per comportamenti poco consapevoli sul piano sanitario, si punta il dito in particolare contro la cosiddetta movida.

È non ci sono dubbi sul fatto che in parecchi casi sia stata evidente l’irresponsabilità e la scarsa consapevolezza da parte di tanti ragazzi.

Ma vorrei far notare che non sono dei diciottenni ad avere voluto la riapertura delle discoteche (tra l’altro nemmeno partecipano alla divisione degli utili del loro business). Se erano davvero un pericolo, perché non tenerle subito chiuse? (care regioni dove eravate? Perché non avete fatto un’ordinanza?)

Non sono ragazzi coloro che si sono precipitati a riaprire i loro locali, senza preoccuparsi di far rispettare le regole di sicurezza (cari gestori, cari imprenditori non avete nulla da dire?).

Non sono solo dei diciottenni coloro che durante le vacanze hanno finto che il problema COVID non esistesse più (alcuni politici senza scrupoli, alcuni giornalisti e uomini di spettacolo hanno fatto a gara nel negare le evidenze scientifiche, oltre una pletora di negazionisti di tutti i tipi).

Ai ragazzi va certamente insegnato il senso di responsabilità verso se stessi, verso la vita e verso la comunità in cui si vive. Ma è sbagliato scaricare su di essi colpe che non sono solo loro.

È allora importante chiedersi se questa attitudine a colpevolizzare i giovani non sia un segnale di incapacità a pensare come comunità, come società responsabile e intelligente nel senso più profondo della parola.

Per procedere dobbiamo affermare con tutta la forza che abbiamo che, la corresponsabilità è l’unico strumento a disposizione che abbiamo per incidere al meglio nella nostra società, essa è l’unica leva a nostra disposizione in questo periodo di COVID.

Ognuno di noi è chiamato a contribuire per la propria parte: genitori, famiglie, educatori, insegnanti, politici, giornalisti, imprenditori, lavoratori, cittadini tutti.

Nessuno può lavarsi le mani dando la colpa ai ragazzi.

Esiste un’etica della responsabilità che guarda agli effetti delle azioni di ciascuno. Ciascuno è chiamato ad esercitare al livello che gli compete, e non deve trovarsi solo altrimenti saranno sempre i giovani a “pagarne il conto” e con loro il futuro di tutti.

Pierino Di Tella – Segretario Sci Club Capracotta

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