Esiste ancora la politica? Pochi ci credono

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di Massimo Dalla Torre
Quest’ oggi vorremo soffermarci su come l’attuale dibattito politico ha assunto i connotati
di regno dell’incongruenza e quant’altro appartiene a questa caratteristica, che somiglia
sempre di più a una “soap-opera”.

Una di quelle fiction che quotidianamente vanno in onda sulle televisioni di tutto il mondo. Una ”soap-opera” la cui partitura scritta a più manine è male interpretata. Una soap-opera in cui gli attori recitano, a soggetto, in maniera approssimativa e senza copione. Una soap-opera regno dei dilettanti allo sbaraglio, come li avrebbe definiti senza mezzi termini il compianto Corrado Mantoni, mattatore di tante trasmissioni televisive.

I quali, continuano ad esibirsi su di un palcoscenico spoglio, senza quinte e senza luci, perché se ci fosse, la luce metterebbe in mostra la pochezza e lo squallore dei contenuti. Dilettanti che, non potendo approdare “nei teatri” quelli seri, ingaggiano vere e proprie dispute pur di fare, “odience”.

Dilettanti che continuano imperterriti a dare voce a una recitazione stonata e senza senso, che, allo stato in cui siamo arrivati, fa rimpiangere il vecchio confronto politico di una volta. Un confronto in cui la politica quella con la “P” maiuscola dava lezioni, anche se alcune volte i confronti erano aspri. Un dibattito che permetteva di sviscerare i problemi seri, non quelli che ci sono proposti ora che, somigliano sempre più alle “ciarle di comari”. Problemi che, più delle volte accendevano tra le varie “anime” vere e proprie dispute che duravano anche giorni.

Dispute che, nonostante si rimanesse sulle proprie posizioni, vedevano la soluzione,
anche se questa spesso lasciava scontenti, almeno una parte dei contendenti; ecco il
perché dell’intervento dettato dalla necessità di stimolare lo spirito combattivo che
dovrebbe stimolare la partecipazione e non agevolare il nascondere come gli struzzi, la
testa sotto la sabbia. Uno spirito, che non sottaccia a lungo alle “azioni” o non azioni,
seconda come la si legge, che si mettono in atto quotidianamente e che spersonalizzano
la “POLITICA”. Uno spirito che, se sollecitato, possa far sentire la propria voce, la
presenza con una variante: seguire gli insegnamenti di quello che il “precedente” ci ha
lasciato, nonostante lo si rinneghi.

Un esistente che, se esaminato nella giusta ottica, permette di dire: cosa accade? Perché tanta connivenza? Perché tanto livore? Domande che, aspettano risposte e non vagheggiamenti mal celati da continui litigi più delle volte sterili. Vedete, nel confronto politico, specialmente quello attuale, predomina lo spirito dimrivalsa, ripicca, astio personale. Cose che danneggiano solo ed unicamente la collettività e non chi è dentro il “cosiddetto cerchio magico”, che di magico ha poco anzi nulla, se non l’illusione di poter essere “intoccabili”, il che equivale al vuoto assoluto. Una situazione in cui le demarcazioni, le linee di confine e gli avvisi di possibili sfratti devono essere banditi
altrimenti di Politico non rimarrà nulla, se non un vago ricordo affidato alle nebbie del
tempo.

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