Campobasso/ Violazioni ed impunità, cui prodest?

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Lettera in redazione

Egregio direttore,
Sarà che uno ormai si è abituato alla civiltà e alla certezza della pena di altri lidi, ma certe violazioni e sciatterie non possono non andare strette al cittadino, a qualunque latitudine egli viva.
Non si sa più che cosa bisogna fare nel capoluogo per attraversare in santa pace. Bisogna dotarsi di cornetti alla napoletana? Indossare tute mimetiche? Mettere il triangolo di sicurezza? Dipingersi di giallo fosforescente?
Gli episodi di menefreghismo automobilistico verso il pedone che le potrei citare riempirebbero un tomo della Divina Commedia. L’ultimo è stato quello di una signora che, ligia al dovere, tentava di attraversare sulle strisce pedonali (o ciò che ne rimane) in via Cavour. Una giovane donna a bordo di un suv non ha dato il benché minimo cenno di rallentamento. La signora era già sulle strisce, ha intimato l’alt con la mano alla donna, ma questa, imperterrita, ha continuato la sua folle corsa, facendo uno slalom per evitarla. E se lo spazio per lo slalom non ci fosse stato?
Inutili tutti gli appelli agli enti preposti per installare semafori a chiamata pedonale e dissuasori di velocità ben più alti e dal più efficace potere deterrente, pur nel rispetto del codice della strada.
Via Manzoni versa nelle medesime penose condizioni, così come via San Giovanni, e la lista potrebbe continuare a lungo.
L’automobilista che viola le più banali norme di educazione stradale continua a farlo in modo odioso perché sa che in città impera una sola grande ideologia: quella dell’impunità.
In questo ologramma di città che è divenuta Campobasso, allergica a regole e sanzioni, tronfia nella propria ottusità ed alta concezione di sé, si stanno celebrando le esequie del buon senso. 
Ci si chiede, con rabbia e sconforto, quale guadagno porti un tale atteggiamento e a chi.
Con i miei più cordiali saluti
Mara Iapoce

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