Campobasso/ La terra “di sotto” svela una città misteriosa

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di Massimo Dalla Torre

Passata la prima ondata del Covid19, anche se siamo nella seconda, insidiosa più che
mai, per questo bisogna tenere alta la guardia, Campobasso sotterranea fa sì che le
nebbie del tempo e le vestigie di una comunità racchiusa nelle sei porte d’ingresso come
rappresentate dal gonfalone cittadino è nuovamente visitabile. Un tour che permette a
Campobasso, o Campi bassi, Campus Vassorum e in dialetto Campuasc’ di mostrare
materialmente cosa si cela sotto il manto stradale spessissimo malandato e impraticabile.
Testimonianze di un passato che affonda le radici nella storia e nel tempo. Un mondo che,
affascina, preserva e conserva testimonianze importanti come: pezzi di mura perimetrali di
antichi bastioni, torrette di scolta, carceri, camminamenti usati per rifugiarsi da eventuali
attacchi del nemico e chiese dove il silenzio e il misticismo non guastano, anzi favoriscono
la meditazione e l’interesse clerical-culturale. Un viaggio che riapre le porte chiuse di
“cantine” che nascondono veri e propri tesori geologici, archeologici e architettonici, come
l’antico accesso ad un convento benedettino del 1200 con un soffitto a volta a crociera
che, nella parte centrale, presenta una grata, che molto probabilmente dava la luce al
romitorio che affacciava su una strada sconosciuta o ancora da scavare, oppure
contrafforti che perimetrano il primo selciato della città il cui signore era Cola Monforte,
situato a molti metri sotto l’attuale calpestio, oppure scale e inizi di camminamenti militari
della Campobasso medioevale. Luoghi che, se potessero, in parte lo fanno gli studiosi e i
cultori della storia locale, raccontano il trascorso di una città tra l’altro facente parte del
regalo di nozze, unitamente all’intero Molise ad una ragazza di nobili casati che proveniva
dall’alta Italia. Oppure il cambio della toponomastica durante il secondo conflitto mondiale
con nomi di strade o piazze londinesi: Hyde Park, Skart Street, Piccadilly, ecc.… Storie
che, permette di rinvigorire la Campobassanità e le bellezze che molti ignorano. Una sorta
di dedalo che porta a rivivere amori, disagio, soprusi, povertà, laboriosità, violenza e
mistero. Cose che, sono il fil-rouge di un cammino che permette di riscoprire la città vera e
non quella posticcia, raffazzonata e arruffona. Aggettivi che, nonostante tutto, racconta la
storia che, tra il romanzato e l’affettivo, è senza alcun’ombra di dubbio anacronistica per i
tempi che corrono…o forse non lo è? A voi le conclusioni senza però non prima aver fatto
il viaggio della terra di sotto…

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