Macroregione adriatica, Fanelli: promuoverò la discussione nel Consiglio regionale del Molise

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Una riforma di cui si discute da anni, che oggi si rafforza nella necessità di ridisegnare i confini fisici, sociali ed economici del post pandemia, attraverso un progetto di sviluppo che sappia fondere e fare leva sulla coesione, equità e crescita comune di popoli e territori. Con una grande ma non impossibile ambizione, che il percorso per giungere alle Macroregioni parta dall’ultima nata, il Molise.

A margine dell’incontro svoltosi a Termoli, desidero ringraziare gli importanti relatori che hanno arricchito il dibattito che, insieme ad Ali, l’Associazione delle Autonomie territoriali del cui direttivo nazionale faccio parte, abbiamo voluto riavviare sulle Macroregioni e su quella Adriatica in particolare.

Il Commissario straordinario alla Ricostruzione Giovanni Legnini, il Rettore Emerito dell’Università Pegaso Giovanni Di Giandomenico, il Sindaco di Pesaro Matteo Ricci, senza dimenticare il Presidente di Ali Molise Luigi Valente e il Segretario della gioventù federalista di Termoli Alfredo Marini.

Un parterre di spessore e visione, accomunato dalla certezza che a cinquant’anni dalla istituzione delle Regioni, sia giunta l’ora di riprendere il confronto mai cessato sulla riforma che culmini nelle macroregioni.

Per risolvere i problemi mai superati, messi ancor più in risalto dalla pandemia, per avere più forza nei confronti dello Stato centrale e in Europa, per l’inizio di una nuova stagione riformista che dovrà vederci partecipi e protagonisti di cambiamenti radicali e necessari e, soprattutto, fondati sul riequilibrio dei diritti tra centro e periferia, città ed aree interne, per garantire più uguaglianza e giustizia sociale in tutti i luoghi.

 E proprio dalla Cala Sveva di Termoli, sulle orme di Federico II di Svevia, nato a Jesi, fondatore dell’Aquila e reggitore della Contea Normanna che si estendeva sulla costa adriatica da Ancona a Loritello (l’attuale Rotello), riprendendo la proposta della Fondazione Agnelli ricordata dal professor Di Giandomenico, la “Marca Adriatica” può rappresentare un nuovo inizio riformista.

Un nuovo tentativo di ridisegnare il territorio nazionale, fondato sulla cooperazione rafforzata offerta dall’ottavo  comma  dell’articolo  117 della Costituzione, che offre alle Regioni la possibilità di associarsi liberamente, attraverso accordi (bilaterali o plurilaterali) ratificati dalle rispettive leggi regionali, senza necessità di riforme costituzionali, per svolgere insieme alcune funzioni.

Senza cancellare le proprie istituzioni, basandosi su meccanismi di gestione simili a quelli europei. Come ad esempio sulle infrastrutture strategiche a carattere multiregionale, o sulla prevenzione sismica e la protezione civile, partendo dal lavoro avviato da Giovanni Legnini sul terremoto, che potrebbe proseguire sulla scorta di un nuovo modello fondato proprio sulla cooperazione rafforzata.

 Un contributo di sistema che si innesta anche nel ragionamento sulla riforma costituzionale e sul prossimo referendum, perché è impossibile approdare al regionalismo differenziato a regioni invariate e perché prevalga la logica dell’efficienza e della riorganizzazione armonica.

Perché i diritti di cittadinanza prevalgano sull’odio, come ha ricordato Matteo Ricci nel suo ultimo libro, grazie ad un rinnovato riformismo che sappia assicurare il soddisfacimento dei bisogni come unico antidoto al voto antisistema. Solo così, le macroregioni, in primis quella Adriatica, sapranno ricostruire al proprio interno una rete istituzionale fondata sulla logica dei bisogni, dell’eguaglianza e della giustizia sociale, abbandonando quella fallimentare dei numeri e dei tagli che tanti, troppi danni ha generato dal 2008 ad oggi.

In occasione del cinquantesimo, celebriamo, dunque, le nozze d’oro delle regioni con una proposta di visione e non di divisione: la federazione delle regioni, nella federazione europea.

Chiedendo ad Ali di stilare e farsi promotrice a livello nazionale di un “Manifesto per un nuovo regionalismo” da inserire nel Piano Nazionale delle Riforme, mentre, da parte mia, promuoverò la discussione nel Consiglio regionale del Molise, partendo dalla discussione a Termoli, per avviare lo studio e la condivisione della costituzione della Macroregione Adriatica.

Se non ora, quando! E se da parte della regione più giovane e più piccola, da parte di chi? Questo il riformismo che fa bene alla democrazia, ai diritti, ai territori. Grazie davvero ad Ali e a chi ha collaborato per l’ottima riuscita del dibattito di ieri. Agli ospiti, al moderatore, ai collaboratori tutti e ai presenti, soprattutto i più giovani! Tutti insieme mettiamo a disposizione un contributo culturale capace di contribuire a combatte con capacità di proposta e visione, l’odio e la demagogia.

Micaela Fanelli

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