UIL: DALLA LORENZIN AL MOLISE LA SANITA’ PUBBLICA CHE SCOMPARE

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Quando, qualche giorno fa, quando il Ministro Beatrice Lorenzin ha presentato ai sindacati l’ultima versione del decreto sulle prestazioni inappropriate, la UIL ha subito commentato: “Assolutamente irricevibile, e non perché l’intervento sull’appropriatezza prescrittiva sia di per sé un crimine, ma una sforbiciata così consistente di esami e di prestazioni essenziali costringerà ampie platee di cittadini a non curarsi o a ricorrere alla sanità privata, aumentando le disparità e l’ingiustizia sociale.”Le prestazioni interessate ai tagli, cioè quelle che i cittadini dovranno pagarsi di tasca propria se vogliono fruirne, salgono da 180 a 208 e riguardano tra l’altro odontoiatria, radiologia, prestazioni di laboratorio e saranno soggette a condizioni di erogabilità e indicazioni di appropriatezza prescrittiva molto articolate e complesse che, a parere dei medici, andrebbero a minare la loro stessa libertà di curare in scienza e coscienza (tanto più perché vengono multati coloro che non si dovessero attenere).

“È scioccante che il primo provvedimento che attua le disposizioni sulla sanità contenute nel cosiddetto dl Enti locali non preveda che tagli, sbagliati e insostenibili in un settore il cui finanziamento è ormai prossimo a scendere sotto i livelli di guardia”. Questo il commento di Tecla Boccardo, leader della UIL molisana. “Invece di cercare soluzioni che non ricadano pericolosamente sulla possibilità di accesso alle prestazioni, specialmente per le fasce più deboli, l’unica preoccupazione del Governo e delle Regioni sembra essere quella di lavarsi le mani dalla responsabilità delle scelte effettuate.”

Riprende l’avvilente scaricabarile che ha caratterizzato questa vicenda fin dall’inizio, riflettendosi nei provvedimenti che dovrebbero dare attuazione al taglio dei due miliardi e rotti di euro. Sembra quasi un girotondo, secondo la UIL: “Il governo ha tagliato i trasferimenti alle regioni, le regioni hanno tagliato le risorse della sanità e ridurranno i trasferimenti alle Asl, le Asl taglieranno le retribuzioni di risultato dei medici, i medici, forse, ridurranno le prescrizioni, a danno della deontologia e dell’autonomia professionale (col rischio di essere chiamati in giudizio da pazienti che si riterranno danneggiati da questa eventuale scelta), i cittadini dovranno pagarsi di tasca propria ulteriori prestazioni e chi non ne ha la possibilità economica dovrà rinunciarvi. Ancora una volta, invece di procedere ad una vera riforma strutturale del sistema che elimini gli sprechi, sono penalizzati gli operatori della sanità e i cittadini utenti.

In questa brutta vicenda dove operatori e cittadini potrebbero pagare un duro prezzo, in termini di salute e di “valute”, qualcuno forse ci guadagna – continua la Boccardo – potrebbe essere il privato e in particolare il privato non accreditato, con buona pace della sanità pubblica a cui resta l’assistenza e l’emergenza/urgenza e tutta quella attività sanitaria che non produce reddito e guadagni.

E la sanità pubblica in Molise? La nostra regione è da otto anni in piano di rientro e, quindi, si va avanti con i tagli continui al personale e del personale, riduzione dei servizi e scomparsa dell’indotto. Nonostante questa “cura”, mentre nelle altre regioni i bilanci si chiudono in pareggio, qui il debito aumenta e si collezionano piani operativi inadeguati, puntualmente bocciati dal tavolo tecnico.

Da noi – chiosa Boccardo – delle tematiche macro e di un serio ragionamento di riorganizzazione del sistema sanitario e socio sanitario, pare non esserci nessuno che se ne voglia occupare, né i burocrati che perdono le cause in tribunale, né il Consiglio che si lecca le ferite, né il Presidente che da mesi è impegnato a impastare le beghe del suo partito e reimpastare la giunta regionale.”

 

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