Poste: maltrattamento sul lavoro. La denuncia di Bruno De Mattia

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Isernia – la RSU/RLS Armando Bruno De Mattia ha inviato una nota al Responsabile del Recapito Area Manager, la quale recita:
” forse lei non sa, oppure fa finta di non sapere, oppure lei è complice di ciò che succede nel CSD di Agnone. Infatti, i lavoratori e lavoratrici quotidianamente subiscono ingiustizie durante il servizio lavorativo, angherie e pressioni di ogni genere, sia a livello collettivo sia individuale.
Nella realtà – continua la nota di Armando De Mattia – si riscontrano comportamenti che protratti nel tempo, producono in coloro che li subiscono, una sofferenza (fisica – psichica – morale). Non mettere in condizioni il dipendente di svolgere al meglio il proprio lavoro; sovraccaricare di lavoro; ridicolizzarlo; rimproverarlo alla presenza di colleghi o addirittura della clientela.
Un processo lento, graduale di emarginazione ed estremamente subdolo.
Dopo anni di attività sindacale penso di comprendere la “rabbia” che serpeggia tra i lavoratori. Tuttavia dopo aver insistito, forse per troppo tempo, con i lavoratori coinvolti, di restare calmi, penso che non sia più il momento di restare a guardare.
Che cosa succede quando alcuni lavoratori sono sotto tiro? Mi risulta – procede l’instancabile Armando – che alcuni colleghi sono tentati di abbandonare il posto di lavoro, addirittura alcuni di dimettersi.
Metteremo al corrente i lavoratori – prosegue la RSU/RLS – di informare della situazione il proprio medico di famiglia. I quali indirizzano i lavoratori presso visite specialistiche mirate presso l’ASL di competenza. Il maltrattamento sul lavoro, colpisce soprattutto la psiche, quindi il medico generico gli indirizzerà inevitabilmente verso psicologi, psichiatri, neurologi che costatano e certifichino la situazione di sofferenza del lavoratore. È importante storicizzare la situazione sanitaria nel corso del tempo. Questi certificati, successivamente saranno trasmessi al Medico Competente Aziendale affinché li inserisca nella cartella sanitaria e di rischio.
Una volta informato il Medico Competente Aziendale sarà sua cura attivarsi per la parte che la legge gli attribuisce. Il Medico Competente Aziendale e il datore di lavoro sono entrambi responsabili della tutela psicofisica del lavoratore. Una volta – finisce Armado Bruno De Mattia – informati, dovranno in qualche modo attivarsi a rimuovere la situazione, se non vorranno esporsi a derive di tipo penale”.

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