La riflessione/ ‘Boom’ del turismo in Molise: e adesso che si fa?

Un post virale su Lercio.it recita così: Shock a Campobasso: “Qui arriva gente che non è di Campobasso”. Da campobassano verace e ‘appassionato’ della città trovo tuttavia che se non l’avesse pubblicato il più famoso magazine di fake dichiarate, sarebbe ironicamente indovinato e quasi non paradossale, addirittura credibile. Che i campobassani in particolare ma i molisani in generale non siano proprio avvezzi per mentalità allo sviluppo turistico ed all’accoglienza di ‘stranieri’ in generale è risaputo; e i numeri ‘importanti’ dell’afflusso di ‘forestieri’ nella nostra regione questa estate, ma non solo, potrebbero determinare discorsi del genere e forse lo hanno anche fatto.

Abbiamo visto come nei due mesi ‘clou’ estivi tutta la costa molisana sia stata presa d’assalto, potendo finalmente parlare di turismo di massa e il capoluogo di regione invece fatto oggetto d’attenzione di quello, un po’ più elitario, storico-culturale, mentre anche il pianoro di Campitello si è trasformato da landa desolata in posto di relativa attrazione e abbiamo anche felicemente notato come attrattivo sia diventato già da anni l’Alto Molise. Non sappiamo ancora il bilancio di quelli che lo scorso anno erano diventati improvvisamente luoghi di grande interesse non solo regionale, cioè le tante cascate, da quella di Carpinone a Santa Maria del Molise, seguite a ruota dal ponte tibetano di Roccamandolfi. Insomma il Molise sembra essere diventato ombelico se non del mondo almeno d’Italia. Parallelamente sono circolarti numeri previsionali per gli anni a venire che a più di qualcuno avranno fatto pensare alla ’boutade’: un milione di turisti ed un miliardo in investimenti. Numeri che fino a tre o quattro anni fa si sarebbero rapportati ad un arco temporale vicino al secolo.

Il turismo come fonte primaria per la soluzione dei problemi economico-occupazionali regionali? Niente affatto!

Questi due anni pandemici unitamente al dolore immenso e devastante ed ai riscontri psicologici pesanti in migliaia di persone, hanno portato ad una voglia di vacanze quanto più casalinghe possibili e se è vero che questa estate si sono visti tanti ‘forestieri’ è anche vero che forse questi sono stati attratti anche dall’immagine del Molise regione poco contagiata, anche rispetto a quelle limitrofe. La zona verde duratura (parametri europei) avrà favorito ingenti spostamenti verso le nostre bellezze. Con ciò non voglio sminuire il lavoro delle istituzioni preposte al turismo, che sarà stato lodevole e compartecipe del successo turistico in regione, né dire che non è tutto oro quel che luccica: ma i bilanci e i facili entusiasmi andranno rapportati alla situazione che ci sarà fra tre o quattro anni, perché il turismo diventa economia piena solo se si consolida.

Ed è questo il problema, quello in prospettiva. Manca una formazione adeguata al turismo in larga parte della popolazione e degli esercenti commerciali molisani, anche nelle città naturalmente vocate ad accogliere stranieri da sempre; i soldi ci sono, sono stati spesi e lo saranno ancora di più in futuro. Le basi di partenza anche: i B&B (solo per fare un esempio) proliferano e i prodotti alimentari nostrani hanno avuto ampio successo in trasmissioni a largo impatto nazionale. Ma non basta.

La parola d’ordine è: formazione, programmazione e sostegno. Bisognerà memorizzarla e farla diventare imperativo categorico, soprattutto da parte delle strutture istituzionalmente dedicate al turismo, dall’assessorato regionale, alle aziende speciali, organismi di categoria e via discorrendo. Servirà ad impedire ai giovani di continuare ad emigrare; perché se di pari passo con i numeri del turismo continueremo a registrare il calo demografico e l’aumento del flusso migratorio, in regione rimarranno quelli che il turismo non hanno possibilità di praticarlo, né interesse a farlo: i pensionati.

Parafrasando un celebre film, il Molise è una regione per vecchi: e senza i giovani anche i numeri buoni del turismo non basteranno a garantirne il futuro.

Stefano Manocchio

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