Il film della settimana/ “Il principe cerca figlio” di Craig Brewer (Usa)

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Pietro Colagiovanni *

E’ il sequel de “Il principe cerca moglie”, il celeberrimo film di John Landis con Eddie Murphy. Dopo 33 anni il principe Akeem (ovviamente interpretato da Eddy Murphy) si prepara a diventare re ma si pone il problema della sua successione. Ha solo figlie femmine e la legge di Zamunda prevede che l’erede al trono debba essere necessariamente maschio. Ad un certo punto si scopre che, nel corso della sua permanenza nel quartiere dei Queens di New York per cercare la moglie ideale (che troverà) il principe ebbe una breve e confusa storia con una donna dalla quale nacque un figlio mai conosciuto.

Da qui si dipana la trama con il re che trova il figlio e lo porta a Zamunda dove combina un matrimonio con la figlia del belligerante vicino, il generale Izzi (interpretato da Wesley Snipes). Il finale sarà un trionfo di buoni sentimenti con l’esito classico di una favola moderna come il film ambisce ad essere. La produzione di Amazon Prime Video non lesina mezzi per il sequel di un film amato sia dal grande pubblico sia dai cultori più esigenti di cinema.

“Il principe cerca moglie” infatti è un grande film comico, con un talento comico incredibile come Eddie Murphy affiancato da una spalla di grande spessore come Arsenio Hall. Nel “principe cerca figlio” ci sono tutti e due e Murphy si occupa pure della sceneggiatura. Ma non c’è il regista, John Landis, cioè il regista dei Blues Brothers.

Al suo posto c’è Craig Brewer, un regista e sceneggiatore americano già impegnato in un sequel, quello di Footloose, non particolarmente di successo.E questo fa la prima, importante, differenza. Premesso che i sequel sono sempre un rischio e spesso sono girati più per ragioni di cassetta che per velleità artistiche, questo film ci mette di suo altre criticità. La sceneggiatura in una favola non ha l’importanza che può avere in altri generi ma in questo caso ha l’esilità di un episodio dei cartoni animati di Tom e Jerry.

Murphy, come anche Hall, interpretano camuffati e divertiti anche altri personaggi (come anche nell’originale) ma nei ruoli principali sono imbalsamati, solenni, snaturati e quindi non funzionano. L’unico che funziona (e si esibisce anche nelle arti marziali, che sono il suo forte) è Wesley Snipes strepitoso nei panni del generale, stralunato e guerrafondaio, Izzi. La trama è tutta centrata sul politicamente corretto, specie per quel che riguarda il ruolo della donna e il rilievo della comunità afroamericana ma sembra più vissuta a livello di stereotipo che di partecipazione sentita.

Il film è ricco di musica interpretata da celebri star ma le loro perfomance sono più dei promo dei singoli artisti che non funzionali ad una narrativa filmica. Numerosi e anche ostentati sono, poi, gli inserimenti di commercials più o meno dissimulati in favore di questo o quella marca, soltitamente di lusso. Tenuto conto dell’impiego di mezzi (c’è anche un cameo con Morgan Freeman) la montagna ha partorito un topolino. L’industria di Hollywood può certamente fare di meglio di questa melensa, benchè scintillante, commedia melodrammatica.

Voto 2,5/5

*imprenditore, giornalista, fondatore e amministratore del gruppo Terminus

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