Expo 2015: nostalgia di campagna vera e di cibo genuino e contadino

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Riceviamo e pubblichiamo

Milano, l’EXPO 2015 insieme a Tuttofood, fiera internazionale dell’alimentazione, un evento eccezionale, unico, da non perdere per chiunque, ma in modo particolare per chi ama o lavora per l’agroalimentare ed il cibo. Ne pregustavo da tempo il piacere ed anche l’emozione unica, ma non potevo prevedere che l’avrei vissuta con un’ angolazione particolare, del tutto personale. Tutta colpa del caro amico Giovanni, proprietario di un agriturismo, dove, prima di partire per Milano, ho gustato, con carissimi amici, tra le altre tipicità, fave e pecorino del Molise, in una di quelle deliziose esperienze sensoriali, con il sole, il venticello che ti accarezza, il profumo dell’erba fresca della primavera ed un paesaggio mozzafiato. Il giorno dopo nella Milano rassicurante di sempre, ordinata, scorrevole, laboriosa ed efficiente è difficile poter immaginare l’assurdità  dei black blok che, vandali in assetto da guerriglia, qualche giorno prima hanno devastato e fatto scempio di tutto, dalle vetrine alle auto, oltraggiando e causando danni enormi ad incolpevoli, diligenti, onesti e laboriosi lavoratori, che ogni giorno alzano la serranda dipingendosi un sorriso e dando tanta attenzione al cliente per garantirsi un ristoro al proprio lavoro. L’EXPO è presente già nel centro di Milano, con alcuni viali allestiti con pennoni di bandiere dei Paesi partecipanti ed alcune balle di fieno, citazioni della natura, dell’alimentazione. Peccato che il mio vissuto mi riporta alla mente prati verdi ed erba cullata dal vento, mentre le balle di fieno sono erba secca pressata, resa schematica nella forma, ma avvicinandomi mi regalano un po’ del profumo del fieno, che mi ricorda la campagna. Entro in una galleria nei pressi del Duomo e scopro una cosa mozzafiato. Un albero di olivo, che è stato sradicato con grande perizia, con le radici e le foglie intatte, tenuto sospeso in alto nel vuoto, secco e verniciato  color oro, con le radici pendenti che sembrano dita disperate che si protraggono alla ricerca di aiuto ( foto). La natura uccisa, violentata ed esposta all’ammirazione dell’uomo al centro di una metropoli. Uno spettacolo emozionante, sorprendente, ma che a me che conservo ancora vivida la sensazione dell’erba viva e del vento del Molise, con le fave e pecorino, sembra l’icona dell’oltraggio alla natura.

Il giorno dopo il tuffo nella kermes dell’agroalimentare di Tuttofood. Qui l’olfatto, il tatto, il gusto, la vista sono estasiati nel festival del cibo, di tutti i tipi, di tutte le provenienze, con i bravissimi artisti dell’agroalimentare che offrono all’attenzione del visitatore i propri prodotti. Alcuni, più generosi o con maggiori risorse economiche, ne offrono gustose degustazioni, altri invece raccontano solo la loro leccornia. Con un occhio più attento si percepisce, dietro i sorrisi accoglienti e gentili degli espositori, la tensione di cercare di far business, con un contratto di fornitura nuovo ed importante che ripaghi, oltre al ritorno di immagine, dei notevoli sforzi finanziari ed organizzativi per essere presenti lì. Ma per il visitatore comune perdersi nei vari corridoi della fiera, cullati dalle moltissime, eccelse tentazioni del palato, regalandosi, di tanto in tanto, di cedere all’invito alla degustazione, è una esperienza immensa ed appagante.

Il giorno seguente, con particolare emozione, mi aspetta il vivere un pezzo di storia nuova per l’Italia, ovvero la visita all’EXPO2015. Ansioso per la curiosità, registro il primo insegnamento salutistico per l’alimentazione: l’attività fisica. Infatti, ci sono centinaia e centinaia di metri a piedi dalla metropolitana all’ingresso, più lunghi pensando alle altre migliaia da percorrere all’interno dell’EXPO, ma finalmente arriva l’ingresso e, dopo l’accurato controllo dell’antiterrorismo, finalmente dentro. Il primo padiglione è quello “zero”, che introduce alla visita. Rievoca, con un linguaggio emotivo ed immediato e con effetti mediatici molto particolari, quanto l’uomo ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra fino a oggi, le trasformazioni del paesaggio naturale, la cultura ed i rituali del consumo, che sono il punto di partenza per qualsiasi progetto futuro. L’esperienza in questo padiglione, evidenzia tutte le contraddizioni sulla distribuzione del cibo ed il rapporto dell’uomo con la terra e la natura, lascia la percezione che è proprio necessario un approccio nuovo, diverso, più naturale, generoso e rispettoso verso il cibo e la sua produzione.

Il resto dell’EXPO è un carosello, fatto con i più moderni e più sofisticati mezzi mediatici di oggi: ogni Paese un padiglione con un suo spot, veloce, condensato, stupefacente, straordinario, artefatto. Gli effetti speciali si superano, coinvolgendoci con visioni tridimensionali, suoni avvolgenti, vibrazioni del terreno che rendono più realistici gli eventi raccontati, con vento, profumi, tutti artificiali. Il cibo, virtualmente presente ovunque nelle rappresentazioni, quasi sempre è occasione per promuovere  la magnificenza del Paese che lo propone. Un viaggio virtuale in un mondo mediatico che lascia stupiti, sorpresi, molte volte anche confusi. Il cibo, quello vero? Unicamente nei ristoranti preposti, venduto come in una qualunque tavola calda di una grande multinazionale. Solo nell’area della italiana Coldiretti ci sono i coltivatori reali che offrono il cibo vero.

Arrivo alla fine del mio tour con tantissime e confuse esperienze mediatiche e virtuali vissute, fortemente emozionato e scosso, ma, colpa dell’amico Giovanni e delle sue fave e pecorino del Molise, con tanta voglia e nostalgia di campagna vera e di cibo genuino e contadino. Intanto, continuo ad avere negli occhi l’immagine dell’ulivo sradicato con le foglie ancora attaccate e le radici integre che penzolano, pitturato color oro, tenuto sospeso nell’aria in una galleria nei pressi del Duomo di Milano. Il simbolo di una natura violentata e manipolata per sorprendere ed impressionare il visitatore.
Giuseppe Colantuoni

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