Di Clemente: la morsa usuraia del debito pubblico e la realtà molisana

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L’incontro pubblico a Isernia del 28 novembre organizzato dal compagno Borriello, sul saggio “Il Giubileo del debito” curato da Antonio De Lellis, contribuisce meritoriamente a smentire le falsità diffuse dal potere centrale e locale, secondo cui il debito pubblico sarebbe esploso per eccesso di concessioni sociali alle masse (sanità, pensioni, istruzione, case popolari, trasporti, diritti civili e sociali ecc.) . Anche il PCL, insieme a movimenti, associazioni e comitati popolari sostiene da sempre la campagna di contrasto a tale menzogna, utilizzata da anni per imporre tagli a servizi e diritti essenziali.
Il debito pubblico è frutto di una grande rapina sociale operata proprio dagli stessi che oggi ci impongono sacrifici: una minoranza parassitaria di capitalisti e banchieri, incluso il “Vaticano Spa”: prima con la detassazione dei capitalisti (anni 80 e 90); poi con l’elargizione di gigantesche risorse pubbliche alle banche e grandi imprese (2007-2009); infine col pagamento di tassi e “commissioni” sempre più elevati alle banche sui titoli di Stato. Se poi aggiungiamo il fiume di miliardi di evasione fiscale, le grandi ruberie e le privatizzazioni si completa il quadro.
Questa grande rapina sociale è stata sospinta dalla esigenza di far fronte alla caduta del saggio di profitto ed alla connessa crisi di sovrapproduzione (non si riesce a vendere anche per l’impoverimento di massa che il capitalismo stesso crea), conseguenze naturali di questo folle sistema ben spiegate da Marx. Ed anche la bolla finanziaria è derivata da questa impossibilità di investire in produzione reale.
Di qui il perverso circuito: con il frutto di questa grande operazione predatoria, banchieri e magnati hanno acquistato i titoli del debito pubblico da essi stessi causato, percependo pure miliardi di interessi annui che causano altro debito poi scaricato di nuovo sulle masse ! Come dire: ti rubo risorse, poi te ti presto denaro, e ti chiedo pure interessi usurai.
Nel bilancio italiano degli ultimi trent’anni, i sacrifici immani imposti alle masse (anche molisane), hanno generato un avanzo primario (entrate superiori alle spese): da ultimo per circa 35-40 miliardi l’anno. Ma dove finiscono questi sacrifici sociali immani? Proprio nei circa 80-90 miliardi di interessi annui in favore di banchieri e magnati; e, dato che non bastano, si contrae altro debito annuo per i restanti 40-50 miliardi ! Ed è così ogni anno, sicché circa l’80% del debito pubblico è ormai dato da questi interessi usurai ed anatocistici ! E’ chiaro che così non se ne esce: nonostante gli odiosi sacrifici sociali il debito continua a crescere.
Dissentiamo però dalle conclusioni degli autori del saggio suddetto, pur se mosse dalle più nobili intenzioni: contro ogni illusione “riformista”, non si tratta di “rinegoziare” il debito con gli strozzini (“Audit”, riforma della BCE ecc.). Né si tratta di lira o euro. Questo debito usuraio, essendo frutto di una grande rapina sociale, non è dovuto, e dunque va cancellato, come la vittima dell’usura deve fare con l’usuraio.
Si tratta di costruire una battaglia di massa che rompa le attuali regole, per cancellare il debito pubblico verso i banchieri e la grande finanza, con contestuale nazionalizzazione delle banche senza indennizzo verso i grandi azionisti, per unificarle in un’unica banca pubblica sotto controllo sociale. Solo questa misura, può liberare ingenti le risorse per le protezioni sociali e per un grande piano del lavoro; può liberare milioni di famiglie dal cappio di mutui usurai, consentire un credito agevolato verso imprese artigiane e di piccolo commercio, sottraendole alle vessazioni del grande capitale. Oltre che combattere realmente la grande evasione rendendo tutto socialmente tracciabile.
La battaglia immediata e quotidiana contro il debito usurario va cioè legata alla prospettiva di rovesciare la dittatura di una minoranza parassitaria di industriali e banchieri, che opprime la maggioranza della società, perché le classi lavoratrici e povere prendano coscienza e potere, se si vuole costruire una società più libera e più giusta.
Stiamo cercando di portare questa piattaforma tra i lavoratori e nei movimenti sociali, anche perché una campagna per l’annullamento del debito pubblico, se non si pone apertamente in questa prospettiva anticapitalistica, rischia di vanificare i suoi nobili scopi e le buone intenzioni.

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