Sulla sanità il diritto dei molisani non è negoziabile

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“Sig. Ministro non violi l’art.32 della Costituzione e garantisca i Livelli Essenziali di Assistenza Sanitaria ai cittadini del Molise. Dal 29 luglio 2009 tutti gli Organi Regionali sono stati esautorati con un commissariamento che ha accentrato ogni potere al Tavolo Tecnico Nazionale coordinato dal Ministero della Salute. Un Commissario ad Acta nominato dal Governo ha redatto il Piano Sanitario Regionale 2013-2015 con uno sbilanciamento verso le strutture private convenzionate che si avvicina al 40% giungendo al doppio della media nazionale. Da 14 mesi l’attuale Presidente della Giunta nella veste di Commissario avanza proposte operative che vengono sistematicamente bocciate dal Tavolo Tecnico Ministeriale che pretende di gestire la sanità molisana con un impostazione ragionieristica e tagli lineari. Sarà la Corte Costituzionale a verificare se le leggi nazionali sui commissariamenti delle regioni in disavanzo sono da abrogare o meno per il contrasto con il disposto degli art. 117 e 120. Ciò che deve essere chiaro al Governo, al Ministro della Salute e al Tavolo Tecnico Nazionale, è che il Molise ed i Molisani sono indisponibili ad accettare supinamente il taglio dei servizi sanitari, l’eccesso di privatizzazione del sistema, l’aumento delle imposte e l’obbligo a curarsi lontano dal proprio territorio. Sulla sanità non c’è negoziazione che tenga perché il diritto dei nostri cittadini merita la stessa attenzione di quella dei residenti nelle aree più progredite e forti del Paese”.
Questo un pezzo dell’intervento tenuto questa mattina a Roma, al Ministero della Salute, il Vice-Presidente della Giunta, Michele Petraroia, quale relatore nazionale alla presentazione del Rapporto 2013 sulla sanità italiana predisposto dal Tribunale dei Diritti del Malato con l’Osservatorio Civico sul Federalismo in Sanità.
Il Molise deve unire le forze per contrastare un indirizzo sbagliato di natura meramente economicista che umilia i cittadini residenti nelle regioni sottoposte a commissariamento con imposizioni assurde che non garantiscono la tutela della salute, non assicurano i livelli essenziali di assistenza e determinano sperequazioni immotivate ed ingiuste.
Va alzato il tiro nei confronti del Governo per riaprire la vertenza e abrogare il Piano Basso per rilanciare un sistema sanitario pubblico di qualità, efficiente e funzionante.
Spetta agli Organi Costituzionali eletti dai cittadini la programmazione sanitaria dei propri territori e non a figure tecniche centrali che ragionano su carte e numeri con scarsa conoscenza dei bisogni e poca attenzione verso i diritti.

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