Emergenza Covid/Cgil, Cisl E Uil: “Pretendiamo risposte da chi gestisce la sanità. Non abbiamo più tempo per rimpalli di responsabilità”

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Riceviamo e pubblichiamo

I dati degli ultimi giorni evidenziano una crescita esponenziale dei contagi da covid-19 con il conseguente aumento di pressione sul lavoro degli operatori sanitari, che a breve saranno inondati dall’ulteriore sovraccarico dovuto alla stagione influenzale. Evenienza che rischia di far collassare le strutture ospedaliere, al punto di non poter più garantire la continuità assistenziale a discapito di altre patologie, anche molto gravi, che chiaramente non si fermano perché siamo in emergenza COVID. A questo si aggiunge la conclamata carenza strutturale della medicina territoriale, ridotta ai minimi termini e quella atavica di medici, infermieri, tecnici e operatori sanitari, che si sta manifestando maggiormente a causa dei numerosi contagi. A tal proposito: chi dovrà essere sostituito, come lo sarà e da chi? Non vorremmo che questa ulteriore grana spingesse verso l’accorpamento o la sospensione di tutte le prestazioni ospedaliere ordinarie.

Non c’è più tempo da perdere!

Chiediamo un cambio di strategia vero e tangibile. Basta con gli show televisivi e le promesse. In otto mesi di pandemia non si è proceduto a un’adeguata riorganizzazione del sistema sanitario nel suo complesso con gravi conseguenze per la tenuta del sistema, in queste ore sempre più evidente. “Curare i malati a casa” è stata l’imperativo del Governatore Toma, con la promessa di non vedere mai più la gente sovraffollare i pronto soccorso, sono state istituite a mala pena le unità speciali USCA, ma il sistema sanitario ancora troppo disomogeneo e senza un vero potenziamento della rete territoriale e ospedaliera è vicino al collasso: troppi infetti al pronto soccorso, troppi ricoverati nei reparti di malattie infettive, non solo al Cardarelli, ma anche, inopportunamente, in altre strutture ospedaliere non Covid.

A nostro parere, lo ribadiamo, urge un centro Covid dedicato e riusciremo a reggere a questa seconda ondata solo si potenzierà velocemente e se funzionerà la medicina territoriale e saremo in grado di tenere e curare a casa le persone ma ciò non deve significare lasciarle nel dimenticatoio. E allora, servono investimenti subito per: prevenzione, assunzioni straordinarie di personale, strumentazioni, implementazione delle strutture territoriali, assistenza domiciliare e di strutture di prossimità, centri d’assistenza di positivi asintomatici, strutturazione adeguata della rete ospedaliera, attraverso il potenziamento della terapia intensiva e sub intensiva, nonché per il trasporto di malati Covid e non Covid.

Urge profilare e attenzionare la fascia di popolazione non autosufficiente e riorganizzare totalmente il sistema delle strutture residenziali per anziani, troppo spesso isolate dal contesto e dotate di personale insufficiente, con il risultato di diventare focolai di diffusione. Quello che si è verificato durante la prima ondata dell’emergenza, difatti, si sta già ripresentando. Non possiamo aspettare di arrivare al collasso prima di agire con interventi concreti: la politica ha già perso tempo in questi mesi e il personale dei pronto soccorso e della terapia intensiva è già ridotto all’osso e provato da un virus che non si è mai fermato.

CGIL CISL e UIL disapprovano il comportamento del Presidente della Regione e dei Commissari alla sanità che continuano nella scelta di non volersi confrontare, magari impegnati in questo classico rimpallo di responsabilità dovuto a presunti “perimetri di competenza” ma che sanno tanto di scaricabarile. Allora, per facilitare il tutto, poniamo delle domande a entrambi, sperando in una risposta e non in uno scarico l’un l’altro.

Cosa si sta facendo, nel concreto, per evitare il collasso del sistema ospedaliero?

Si sta davvero facendo tutto il possibile per deviare la rotta che ci porterà al collasso del sistema sanitario o si spera che arrivi un vaccino o delle cure efficaci come soluzione al problema?

Come si sta pensando di evitare che medici, infermieri, operatori socio sanitari ripiombino in ritmi insostenibili, con carichi di lavoro disumani e ad altissimo pericolo di contagio?

Come si garantiranno ai Molisani i servizi sanitari essenziali?

Quali sono le azioni in programma rivolte alle persone più fragili, distanti dai presìdi sanitari? Oltre alle misure di confinamento che hanno blindato le RSA e RA cosa è stato fatto per proteggerli?

Non vorremmo che questa silenziosa e taciturna attesa, celi la trepidante attesa che il Governo nazionale metta in campo ulteriori limitazioni, auspicando che in questo modo si risolvano questi e altri problemi.

Il Presidente ha detto che è tutto sotto controllo (pur se i cluster non lo sembrano) e che i dati sono aggiornati e monitorati. Noi non siamo esperti di numeri come lui, ma riteniamo che quei dati vadano letti, interpretati, meglio utilizzati per prevenire e parametrarli alla realtà, relativamente alle conseguenze che possono portare. Alle condizioni attuali, senza essere contabili, immaginando un andamento costante di contagi e di conseguenti ricoveri, non si ha troppo spazio per la fantasia e siamo obbligati a chiedere risposte a queste domande.

Abbiamo poco, pochissimo tempo per affrontare le questioni e tentare un intervento. Tra giorni, se non ore, sarà già troppo tardi e le responsabilità saranno di chi non ha voluto ascoltare!

STAVOLTA, GLI APPLAUSI NON BASTERANNO!

Paolo De Socio Giovanni Notaro Tecla Boccardo

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