Inchiesta petrolio, spunta dossier contro De Giorgi. “Tutte le spese folli della Marina”

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La denuncia. Le carte raccolte da un anonimo e inviate ai magistrati, a Palazzo Chigi e al ministero della Difesa ricostruiscono l’ascesa dell’ammiraglio di MARCO MENSURATI www.repubblica.it

Quella che rischia di essere la bordata finale per l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, già pericolante dopo l’iscrizione al registro degli indagati da parte della procura di Potenza, potrebbe arrivare da un documento anonimo. Una denuncia in piena regola, inviata da quello che sembra essere un ex collega di De Giorgi, tra gli altri, alla presidenza della Repubblica, alla presidenza del Consiglio, al ministro della Difesa. Si tratta di un documento dettagliato, arricchito da numerosi atti ufficiali e pezze d’appoggio originali. Trentacinque pagine ricche di episodi scabrosi, che raccontano, però in particolare due vicende che potrebbero accelerare l’uscita di scena del Capo di Stato Maggiore della Marina.

La prima è quella relativa a un episodio apparentemente grottesco. Una visita che nel giugno del 2013, De Giorgi fece ad una fregata presente nei cantieri di Fincantieri a Muggiano (La Spezia). In quei giorni si stavano completando le ultime fasi di allestimento della nave. “Non gradendo la ripartizione delle aree destinate al quadrato ufficiali ed equipaggio – scrive l’anonimo – e dei camerini destinati al comandante e all’eventuale Ammiraglio presente a bordo”, De Giorgi ordinò ai dirigenti del cantiere presenti di “attuare senza alcun indugio” alcune modifiche indicate a voce. In seguito, ricostruisce l’anonimo, De Giorgi “ufficializzò questa sua volontà specificando di avviare i lavori richiesti anche in assenza dei preventivi e dei necessari atti amministrativi”. Non si trattava di modifiche di poco conto.

E lo sapeva bene il direttore degli Armamenti Navali, l’ammiraglio Ernesto Nencioni, che cercò di allestire in tutta fretta una pratica amministrativa per coprire l’intemerata di De Giorgi. Nell’ambito di quella pratica, il 25 luglio 2013, Fincantieri avrebbe presentato un “punto di situazione” dove si “chiedeva il pagamento” di 12 milioni 986 mila euro per la modifica dei quadrati, e di 30 milioni di euro per i camerini. Di fronte alle perplessità di Nencioni, De Giorgi – ammiraglio noto per la sua passione per uno stile di vita upper class – confermò la “necessità di eseguire le modifiche strutturali da lui disposte”. Le difficoltà opposte da Nencioni – che chiedeva un documento scritto e firmato da De Giorgi – furono infine superate da una lettera dello stato maggiore della Marina che diceva di procedere. Per la gioia di Fincantieri. “Al termine della vicenda – conclude l’anonimo – Nencioni rassegnò le dimissioni e si ritirò a vita privata”.

Il secondo caso rivelato dal dossier descrive inoltre il più misterioso dei contratti varati con la Legge Navale: lo stanziamento straordinario di oltre cinque miliardi di euro per il rinnovo della flotta. Una questione determinante anche per l’indagine di Potenza. Secondo l’accusa dei pm lucani, De Giorgi avrebbe chiesto l’intervento di Gianluca Gemelli per far sbloccare dal ministro Federica Guidi questi stanziamenti. E in cambio – sempre secondo le contestazioni – avrebbe fatto nominare al vertice del porto di Augusta una figura gradita al compagno della ministra.

Nelle autorizzazioni della spesa militare ha a lungo giocato un ruolo chiave Valter Pastena, ex capo ufficio bilancio della Difesa e intimo di Gemelli, che oggi risulta indagato a Potenza: è stato intercettato mentre discute con De Giorgi di nomine e appalti, operandosi per mobilitare una rete di parlamentari Pd contrari alla riforma della Difesa voluta da Roberta Pinotti

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