Il caso/ Trapianto di midollo osseo, in Molise non si può

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L’argomento è delicato e merita trattazione accorta, perché incide sulla sensibilità di chi soffre. Il sistema sanitario regionale sconta una serie di contraddizioni; tra queste, nel caso specifico, la positiva integrazione di una struttura pubblica (il Cardarelli) con una privata d’eccellenza (il centro della Cattolica), che però non sempre trova riscontro nella possibilità di esprimere tutte le sue potenzialità. Stiamo parlando del trapianto del midollo osseo (brevemente TMO) che non è solo un’operazione, ma una procedura medica che porta ad interventi ad alta complessità e che, di conseguenza, necessita di personale sanitario, medico ed infermieristico, qualificato e specializzato nella gestione di tale attività; intervento delicato, che può essere soggetto ad alti rischi di complicanze severe. Per questo motivo vi è una procedura complessa, che impone, tra le altre cose, che il trapianto venga effettuato solo all’interno di ambienti idonei, quali le “camere sterili” presenti esclusivamente all’interno dei reparti di ematologia dei presidi ospedalieri. Il TMO è una procedura salvavita in numerose patologie tumorali del sangue o solide (dalle leucemie al tumore della mammella); ma negli ultimi anni si sta utilizzando anche per trattare patologie non tumorali estremamente gravi (esempio sclerosi multipla). Per poter effettuare questo tipo di trapianto è indispensabile la collaborazione tra il centro trasfusionale, che raccoglie, processa e congela staminali ematopoietiche del donatore e il reparto di ematologia con camere sterili dove le cellule vengono trapiantate nel ricevente. Per trattare adeguatamente l’argomento è opportuno prima analizzare qualche dato. In Molise sino al 2004 non è mai stato effettuato un TMO, mentre dal 2004, anno in cui è iniziata l’attività clinica del reparto di oncoematologia della Cattolica, al 2016 sono stati effettuati 140 interventi. Tutti i trapianti sono stati effettuati presso il reparto di ematologia della Cattolica.

In questi anni si è potuto realizzare tale attività trapiantologioca solo grazie alla collaborazione tra il centro trasfusionale dell’ospedale Cardarelli di Campobasso (che è l’unica struttura tra le due a disporre, per accordi precisi, di un centro trasfusionale) e il reparto di ematologia della Cattolica. Questo il complesso passaggio di ruoli e funzioni: le cellule sono raccolte utilizzando macchinari e personale medico e tecnico dipendente dal Centro trasfusionale del Cardarelli e successivamente tali cellule sono processate e congelate presso i locali del centro trasfusionale del Cardarelli, mentre al momento del trapianto sono scongelate e trapiantate presso il reparto di ematologia della Cattolica dove il paziente si trovava ricoverato. Tutto questo percorso ha rappresentato, quindi, un valido ed efficiente esempio di integrazione funzionale pubblico e privato, che ha consentito di effettuare procedure salvavita altrimenti non effettuabili in Molise. Ora la brutta notizia: dall’estate del 2014 non è stato più possibile proseguire in tale collaborazione tra Carderelli e Cattolica e il numero di trapianti effettuati si è progressivamente ridotto sino ad arrivare a zero nel 2017 e nel 2018. Tutto diventa ancor più grave se si considera che attualmente il Molise è l’unica regione in Italia in cui non è possibile effettuare un trapianto di midollo. E’ una fatto di una gravità assoluta, una vera e propria macchia sulla nostra regione. Ma per quale motivo si è arrivati a tale stato di cose? Sembra che in seguito ad un controllo sui requisiti indispensabili per svolgere l’attività, il centro trasfusionale del Cardarelli non sia risultato a norma per una serie di motivazioni; si è proceduto ad interventi strutturali che hanno interessato solo una parte del problema, ma tale adeguamento strutturale non ha interessato quella parte del centro trasfusionale che si occupa di raccolta, processazione e congelamento delle cellule staminali che, di conseguenza, non è stato più possibile raccogliere per effettuare un TMO. Alla fine una spesa tutto sommato irrisoria, calcolata in alcune decine di migliaia di euro, non è stata sostenuta e per così poco sono venuti meno requisiti ritenuti essenziali per attivare le procedute del trapianto. La gravità della situazione, ma anche della decisione di non provvedere all’adeguamento nella parte contestata, porta conseguenze che non possono essere sottaciute. I pazienti molisani ora sono costretti ad effettuare un trapianto in altre regioni; i costi di degenza sono alti e vanno a carico della Regione Molise (costo stimato non inferiore ai 40.000 euro e fino ad 80.000), i disagi sono enormi per i pazienti, costretti a rimanere fuori casa per settimane o mesi, i disagi sono tanti anche per i familiari dei pazienti. Immaginate il tormento di chi dovrà assistere un congiunto o un partente per tanto tempo fuori dalla propria città o regione; tutto si amplifica, dai problemi alla sofferenza.

Questa la ricostruzione dei fatti in base alle notizie disponibili; chiediamo adesso a chi di dovere a verificare e porre mano alla situazione che, se confermata, non sarebbe giustificata e giustificabile in una società civile in cui l’efficienza del sistema sanitario dovrebbe essere la priorità assoluta. Parliamo di situazioni caratterizzate già da grande sofferenza e che devono assolutamente essere risolte, più di tante altre adesso nell’agenda politica dei nostri amministratori.

Stefano Manocchio

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