Magnifico: un’economia al servizio dell’uomo per uscire dalla crisi

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Non credo ci sia chi si è illuso, anche nella normalità, della possibilità, nel presente e per il futuro, che l’economia potesse avere sviluppi lineari e progressivi senza inciampare in una qualche variabile, ma in epoca di globalizzazione e di Covid, di fronte a scenari inediti e complicati, con la pandemia in atto, si devono fare i conti, e farli fino in fondo, con la dura realtà e che fa sbattere contro il muro della fine di molte illusioni.

Si parla di cambiamento epocale, di stravolgimento globale, da cui si genera inquietudine e senso di precarietà, non mancano, fortunatamente, risorse umane, con conoscenza e buona volontà per costruire un futuro aperto alla speranza.

Come correggere la libertà economica senza arrivare a un eccesso di norme?  Quale può essere il futuro dell’Europa? Come ricostruire il Paese dopo l’emergenza coronavirus?

Le sfide della globalizzazione ripropongono la questione di solidarietà, reciprocità, fratellanza e umanità.

L’integrazione economica, favorita dalla rapida e ampia diffusione della tecnologia, accelera il passaggio da una concezione di spazi delimitatati da confini nazionali, comunicanti tra di loro, ad una concezione di spazi globalizzati, in cui i mercati operano senza barriere territoriali.

Imprese, tecnologie innovative e nuove reti di comunicazione si rivelano i principali attori delle relazioni economiche, tali processi modificano la sovranità degli Stati nazionali.

La contraddizione fra globalità di mercato e frammentazione normativa e delle istituzioni, si fa sempre più visibile; occorrono nuove regole, e fissazione di paletti. Il problema è trovare il giusto equilibrio tra libertà e regole, libertà da recepire in chiave più idealistica che utilitaristica, per coniugare libertà e solidarietà, efficienza di mercato ed equità.

Il mercato come luogo di scelte,fermo restando i principi di libera iniziativa e rispetto del diritto di proprietà, diventa accettabile solo se inquadrato in un solido contesto giuridico e valoriale, i suoi fallimenti concorrenza imperfetta, informazione imperfetta, esternalità, beni pubblici esistono e rinviano alla necessità dell’intervento pubblico per mitigarne le conseguenze negative.

Una economia al servizio dell’uomo va pensata e costruita, non può essere il risultato del “lassa fa”, non si può riporre la speranza in un mero costruttivismo basato su aride e burocratiche decisioni centralizzate, esiste anche il fallimento dello Stato.

Superare la dicotomia Stato-mercato significa sottolineare ruolo e potenzialità offerte dalle organizzazioni della società civile , infatti un terzo settore che sappia supplire, pur con limiti e punti di debolezza, alle deficienze del mercato e alla logica statuale, può rivelarsi cruciale in una società che demograficamente invecchia e deve fare i conti con la crisi fiscale e le sfide migratorie.

La responsabilità etica esige che non si punti solo sull’efficienza, la “Caritas in veritate” ci ricorda che: l’economia ha bisogno di un’etica amica della persona, l’impresa non può essere solo impresa.

 Le istituzioni finanziarie, l’intensità e il ruolo propulsivo del sistema bancario dipendono dalla capacità di stabilire un legame profondo tra finanza ed economia reale, tra credito e sviluppo.

La ricerca del bene comune passa attraverso la responsabilizzazione professionale ed etica degli operatori economici.

I meccanismi di mercato hanno il contratto legato al principio di equivalenza del valore dei beni scambiati, come regola dei rapporti e dello scambio di beni e servizi.

In assenza di norme, atte a far sì che i prezzi possano riflettere effettivamente il valore degli strumenti scambiati, prevalgono gli eccessi che generano instabilità, le decisioni sono attente solo ai risultati a breve.

La sfida della globalizzazione rende solidarietà, reciprocità e responsabilità più cogente a livello di pensiero e di comportamenti, ricerca delle risorse, finanziamenti, consumo e investimenti hanno sempre più evidenti implicazioni morali , l’agire economico non può perseguire come unico principio il puro profitto, né può essere espresso in termini puramente economici, senza tener conto del benessere di chi partecipa alla sua realizzazione o al ruolo del capitale sociale.

Occorrono modelli organizzativi d’impresa che coinvolgano le persone, sappiano valorizzare le risorse umane, promuovano la condivisione degli obiettivi, collaborazione e confronto costruttivo possono aprire la strada a strutture meno verticistiche e più flessibili e offrire nuovi strumenti operativi per gestire i cambiamenti richiesti dalle mutate condizioni esterne all’impresa.

La tensione etica dovrebbe diventare parte integrante della professionalità di manager, imprenditori, politici, il modo di intendere l’impresa non deve oscurare le responsabilità dei diversi portatori di interessi, occorre fare i conti con una nozione ampia delle parti interessate in grado di cogliere non solo i lavoratori tradizionali come fornitori, consumatori, ma anche realtà e dimensioni come ambiente naturale, attenzione per territorio e società nel suo complesso.

La nuova sfida di impresa e imprenditorialità è quella di spendersi per obiettivi e risultati che siano sostenibili nel tempo e non contemplino solo performance finanziaria; ma partecipazione, adesione, agire finalizzato, fanno parte dell’essenza dell’attività lavorativa.

L’impatto economico e sociale di tale visione può aprire le porte a comportamenti non basati su logiche antagonistiche ma garantire il prosieguo in Europa del lungo stato di pace nato all’indomani del secondo conflitto mondiale e giunto fino ai giorni nostri.

La solidarietà, come senso di responsabilità, non può essere delegata ad una competizione tra Stati per attrarre risorse e capitali, l’economia si può riappropriare del modo di ‘fare società’, superare il binomio mercato-Stato e orientarsi verso forme concrete di democrazia economica e modalità operative finalizzate alla creazione di socialità, per questo non si può vivere di soli diritti.

Una adeguata formazione, ai vari livelli, dei futuri operatori può generare nuovo lavoro e liberare forze creative, il fiorire di imprenditorialità e di politica con una collaborazione forte tra i vari governi, una gestione del cambiamento tecnologico farà sì che non si appiattisca la cultura e si favorisca la sostenibilità di lungo periodo, dimensioni necessarie per la realizzazione di un sistema produttivo che migliori la qualità della vita e la ricchezza dei popoli nel tempo.

Alfredo Magnifico

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