Il reddito di emergenza è un flop?

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Il reddito di emergenza, se si guardano le stime iniziali, confrontati con i dati INPS al 30 giugno 2020 potrebbe risultare una piccola-grande delusione.

Il reddito di emergenza introdotto dal decreto Rilancio per aiutare le famiglie in difficoltà escluse dalle indennità del decreto Cura Italia durante l’emergenza COVID-19, va dai 400 euro fino a un massimo di 840 euro a seconda della composizione del nucleo familiare, spetta l’importo massimo al nucleo familiare in cui sia presente una persona con disabilità.

Al 30 giugno sono stati 455mila coloro che hanno presentato la domanda per ottenere il reddito di emergenza, dato molto al di sotto delle stime del governo, a quella data, i dati diffusi da INPS riportano che sono state poco più di 200mila le famiglie che hanno ottenuto il reddito di emergenza, quindi, solo il 46% delle stesse sono state accettate, mentre le famiglie che si sono viste negare il reddito di emergenza sono il 49% (223mila), c’è poi un 5% (23mila) che ancora attende una risposta dall’Istituto.

Le domande sono ancora poche, forse non è un caso che con il decreto n.52/2020 del 16 giugno, a quasi un mese dall’inizio del periodo previsto per inviare la domanda, si sia deciso di prolungarne la scadenza al 31 luglio, le approvate sono, in percentuale, meno di quelle respinte dall’INPS.

Il governo aveva stimato una platea di beneficiari del reddito di emergenza pari a 867.600 famiglie corrispondenti a 2.016.000 individui. Le elaborazioni dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio sono molto simili in termini di nuclei familiari che si attestano 851mila.

La ministra del lavoro Nunzia Catalfo ha annunciato con entusiasmo su Twitter e Facebook i numeri del reddito di emergenza ed ha infatti scritto:

“Al 30/06 INPS ha erogato il reddito di emergenza a 209mila nuclei familiari. Ciò significa che 500mila persone hanno ricevuto un sostegno concreto con la misura che abbiamo introdotto col decreto Rilancio. Ora avanti con la riforma degli ammortizzatori sociali.

Per capire quindi quali saranno i numeri finali e definitivi della misura toccherà aspettare i prossimi il 1 agosto anche se è difficile immaginare che possano migliorare di molto.Il fatto che moltissime domande siano state respinte ci può far pensare che i requisiti sono forse troppo stringenti e poco chiari dal momento che è necessario anche presentare l’ISEE.

Diverse Associazione e numerosi tecnici avevano proposto di eliminare la presentazione dell’ISEE tra i requisiti per ottenere il reddito di emergenza dal momento che i più deboli, anche a causa di una scarsa informazione in merito, al di fuori della rete del welfare pubblico avrebbero potuto esserne privi. La proposta era quella, oltre dell’alleggerimento dei requisiti in tal senso, anche di una corretta campagna di informazione.

La compresenza di Rem e reddito di cittadinanza molto probabilmente ha determinato l’insuccesso del primo; se guardiamo ai dati del 7 luglio del reddito di cittadinanza sembra che anche su questo punto non si stessero sbagliando, oltre 2 milioni di nuclei hanno presentato una domanda di reddito o pensione di cittadinanza all’INPS: 1,4 milioni (68%) sono state accolte, 135 mila (7%) sono in lavorazione e 510 mila (25%) sono state respinte o cancellate. Da aprile 2019 ad oggi, 148 mila nuclei sono decaduti dal diritto.

Il Rdc è una misura strutturale mentre il reddito di emergenza provvisoria (il periodo considerato per il primo è molto più alto) le due misure non possono essere paragonate, ma la perplessità dei soggetti; associazioni e tecnici trovano conferma.

Per capire se il reddito di emergenza si dimostrerà un flop, come sembra, per trarre le conclusioni, toccherà aspettare la fine del mese corrente.

Alfredo Magnifico

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